Pubblicato il: 6 luglio 2017 alle 10:34 am

«Disabili in balia dei decreti attuativi» E' quanto denuncia First, neonata federazione per la tutela delle persone con disabilità, presente in 10 regioni. «Cosa non andava nella legge 104?»

di Marzio Di Mezza.

Roma, 6 Luglio 2017 – Si chiama First, come “primo” in inglese. Ma è l’acronimo di Federazione Italiana Rete Sostegno e Tutela dei diritti delle persone con disabilità. In realtà un primato la federazione, prosecuzione della Rete dei 65 Movimenti, ce l’ha. Ed è quello di aver messo insieme i mondi che ruotano intorno al tema della disabilità: la scuola, le associazioni, le famiglie. Perché come dice Giovanni Barin, uno dei tre vicepresidenti: «I disabili non possono più aspettare, bisogna agire e con urgenza».

Barin è di Lodi, è da lì che ha accolto la sfida della Rete dei 65 Movimenti, mentre condivideva con altri genitori, sempre come vicepresidente, le battaglie della Associazione Genitori tosti in tutti i posti onlus. «Ci siamo ritrovati condividendo l’idea di una battaglia alla riforma della precedente normativa sulla disabilità – spiega Barin -. Le iniziative sono state, sono e saranno principalmente quelle di informare. Non solo le famiglie, con le quali già ci sono stati vari incontri, ma anche la scuola, dove si ignora molto della situazione che si è creata».

Uno degli allarmi lanciati parlano di gravità e urgenza. «E’ così. La problematica è grave – ribadisce Barin – nel senso che le scuole stesse non sanno cosa succederà nell’immediato, in quanto questa riforma prevede una serie di decreti attuativi, per cui i gruppi di lavoro sull’handicap, che non sanno adesso come procedere, attendono di conoscere quali saranno nello specifico i loro compiti. E nel frattempo? Questo è solo uno degli aspetti più devastanti anche in virtù del fatto che prima della riforma l’organizzazione funzionava. La legge 104 funzionava. Al ministro dell’Istruzione, quando siamo stati ricevuti, per prima cosa abbiamo chiesto: cosa non andava nella 104? Sa cosa ci ha risposto il suo sottosegretario? Ditemi voi cosa va nella 104».

Le finalità

Barin spiega pure che: «La novità di First è quella di mettere insieme sia il mondo della scuola, con associazioni di insegnanti, sia il mondo della disabilità che quello intermedio, dell’assistenza, una zona molto critica per chi ci lavora, con assistenti che non sono dipendenti del ministero e che hanno grandi criticità dal punto di vista dei pagamenti e della stabilità lavorativa. Ecco, noi vogliamo portare avanti le voci di tutti e tenere insieme più esperienze».

Le finalità di First cono chiare: “Garantire la tutela effettiva e la promozione dei diritti delle persone con disabilità, per prevenire e rimuovere le condizioni di emarginazione, svantaggio, esclusione sociale, disuguaglianza e discriminazione”. Prende a riferimento, tra gli altri documenti, la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Un atto del 2006 ratificato in Italia con una legge 3 anni dopo. Tre anni per decretare validi e applicabili principi come “promuovere, proteggere e garantire il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fonda- mentali da parte delle persone con disabilità, e promuovere il rispetto per la loro intrinseca dignità”. Che sono sacrosanti e che però ancora oggi si fa fatica a vedere pienamente riconosciuti.

Insieme a Giovanni Barin, gli altri due vicepresidenti sono Margherita Franzese e Leonardo Alagna. Presidente è Maurizio Benincasa. Alagna, di Palermo, è riferimento per il sud Italia; Franzese, che vive a Roma ed è presidente della Associazione Illuminitalia nata tempo fa per la tutela della scuola statale, coagula gli attivisti dell’Italia centrale.

Nei limiti delle risorse disponibili…

«Questa Federazione rappresenta una novità a livello mondiale – esordisce Franzese -. E rappresenta il giusto proseguimento dei 40 anni di buone prassi tutte italiane su inclusione scolastica e poi rispetto al mondo del lavoro e così via. Negli ultimi 30 anni con il superamento delle classi differenziali e docenti di sostegno siamo stati un modello. Fino a quando, dal Ministro Gelmini in poi, il taglio della spesa si è fatto sentire in modo sempre più marcato sulla scuola e sull’istruzione. Allora è diventato centrale il concetto che bisogna puntare sugli individui ‘produttivi’ mentre per i disabili tutto è secondario rispetto alla frase “nei limiti delle disponibilità economiche”, reiterata nel decreto attuativo».

Il decreto a cui si fa riferimento è il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, recante “Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107. Il provvedimento costituisce uno degli otto decreti attuativi della delega per riforma del sistema di istruzione scolastica, la cosiddetta “Buona Scuola”.

È leggendo il testo che si possono comprendere appieno la rabbia e le preoccupazioni di First. Perché? Perché, per esempio, all’articolo 8 è scritto che “il Piano per l’inclusione è attuato nei limiti delle risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili”; all’articolo 13, che “sono garantite le necessarie attività formative per la piena realizzazione degli obiettivi di cui al presente decreto nell’ambito delle risorse finanziarie disponibili”. E, ancora, che dall’ attuazione dell’articolo 15, che istituisce l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica, “non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. E così via, in un mare di burocratese dove però è chiarissimo il concetto che il tutto si farà o non si farà nei limiti delle risorse disponibili.

I passi indietro

Per Margherita Franzese: «Sul tema della disabilità le politiche centrali fanno passi indietro». Le fa eco Giovanni Barin: «Noi abbiamo sempre detto che questa riforma non andava fatta. Il ministro pensava che fossimo andati lì come tutti gli altri a dire quali punti andavano migliorati, noi invece abbiamo ribadito che la riforma non andava proprio fatta. Si è persa l’occasione per fare piccoli interventi migliorativi della 104 del 92. La mia opinione è quella che si è cercato, a fonte del solito motivo di risparmio, di mirare a distruggere quella organizzazione che dal 92 a oggi si era creata, una rete di rapporti, buone prassi. Oggi tutti sono stati messi in difficoltà. Le belle parole con cui è stata venduta la riforma non tocca solo la disabilità ma tutto il mondo intorno e le persone con disabilità, tra cui individui che fanno realmente fatica a portare avanti la quotidianità, non possono aspettare».

I gruppi di lavoro

La federazione First nasce il 24 giugno scorso. Rappresenta 10 regioni dal nord al sud. Uno dei primi atti compiuti è stato quello di istituire i gruppi di lavoro, vero e proprio braccio operativo dell’organismo. I temi, individuati dalle macro sezioni, sono: Politiche scolastiche e inclusione; politiche educative e pedagogiche; cultura; sport e tempo libero; salute e psicologia; lavoro e occupazione; vita indipendente e inclusione; malattie rare; caregiver family; dopo di noi; politiche sociali; internazionale; servizi socio assistenziali e sanitari; università; assistenti autonomia e comunicazione; accessibilità e mobilità personale; Bes; disabilità gravi; comunicazione, mass media e accesso all’informazione; attuazione diritti della convenzione Onu e diritti legge 104 del 1992; raccolta dati, statistiche e pubblicazioni; legislativo e amministrativo; buone prassi e protocolli; informatico e applicazioni web.

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