Pubblicato il: 8 luglio 2017 alle 7:01 am

«L’europa sanzioni gli Stati che si sottraggono all’obbligo di relocation» Per il costituzionalista Andrea Patroni Griffi l'Italia deve riuscire a far cambiare la regola di Dublino sul primo ingresso

di Marzio Di Mezza.

Roma, 8 Luglio 2017 – «Le migrazioni sono un fenomeno complesso che è sempre esistito e che sempre esisterà» dice a neifatti.it il professore Andrea Patroni Griffi, docente di Diritto pubblico e costituzionale presso l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. E’ trascorso un mese esatto da quando Patroni Griffi ha presieduto la Summer School organizzata dall’associazione “Per l’Europa di Ventotene”, dalla quale è pure scaturito un documento in venti punti sulla gestione dei flussi migratori, il cui contenuto, per l’alta rilevanza delle proposte elaborate, merita di entrare nelle agende della politica globale.

Professore, l’Italia sembra sempre più sola di fronte alla questione migranti…

L’Italia è frontiera sud dell’Unione europea. Con la chiusura della rotta balcanica è l’unica vera via d’ingresso in Europa dal Mediterraneo. Una frontiera impossibile da sigillare e pericolosa da attraversare. I naufragi drammaticamente ci dimostrano questo, ma ciò non scoraggia chi fugge da guerre, morte o anche dalla miseria. Le migrazioni sono fenomeno che non può che essere governato a livello sovranazionale. Ci sono ancora reticenze sul tema dell’Unione europea, ma attenzione a distinguere le responsabilità dell’Europa da quelle degli Stati nazionali membri dell’Unione.

Le direttive europee stabiliscono che i richiedenti asilo devono avere accesso a procedure di asilo eque ed efficienti? Perché non tutti gli Stati la rispettano?

Per i richiedenti asilo il tema è di competenza concorrente europea pur restando ferma la regola di Dublino dello Stato di primo ingresso. L’Italia deve riuscire a far cambiare questa regola nel Dublino IV. L’Europa deve intanto sanzionare quegli Stati che si sottraggono all’obbligo di relocation, di ricollocamento negli Stati membri dell’Unione, secondo le quote stabilite, dei richiedenti asilo nello Stato di primo ingresso, ovvero in Italia. Il numero esiguo di richiedenti asilo e di minori stranieri non accompagnati ricollocati è una vergogna, oltre che la violazione di un preciso obbligo. Occorre rendere effettivo tale obbligo che deve trovare adeguate sanzioni a livello europeo in caso di inadempimento. 

Sono andate davanti alla Corte di giustizia Paesi come Slovacchia e Ungheria che negano la competenza europea. Sarà molto importante la sentenza della Corte che arriverà a fine anno. Il fatto poi che le maggiori resistenze provengano soprattutto da Stati come l’Ungheria, di recente ingresso, dovrebbe far riflettere sull’allargamento a est dell’Unione che ha indebolito lo spirito originario del processo di integrazione.

Ci sono Paesi che chiedono di distinguere bene tra migranti economici e rifugiati.

Il migrante economico allo stato attuale, dal punto di vista giuridico, non rientra nei temi in cui l’Europa ha competenza. E certo si rimane interdetti, sul piano politico, se il Presidente Macron, appena eletto, dopo che ha fatto dell’Europa la sua bandiera elettorale, tiene a sottolineare tale distinzione. Il fatto è che, per distinguere i migranti economici dai richiedenti forme di protezione, e per potere procedere anche alle espulsioni, prima occorre identificarli individualmente. Almeno, se non si vuole poi essere condannati dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. 

Segnalo poi che gli studiosi mettono in evidenza come non sia sempre così facile distinguere tra migranti economici e richiedenti tutela. Ci sono tante posizioni sfumate rispetto alle condizioni di chi migra, e soprattutto in una situazione in cui non ci sono reali canali di ingresso nel nostro continente, tutto questo diventa oltremodo complicato.

Qual è la sua posizione?

A livello internazionale il vero tema di una seria politica, che abbia una visione sulle migrazioni, è quello di far cessare le cause che generano questi flussi. Purtroppo la presidenza Trump non aiuta a essere ottimisti. Ad esempio, quante migrazioni ambientali saranno causate dalle posizioni americane sul clima?

A livello europeo, è molto importante che l’Europa riesca a esprimere una sola voce su tali argomenti. I naufragi dei migranti nel Mediterraneo vanno impediti dall’Europa se non vuole essa stessa fare naufragare il proprio progetto di integrazione. Lo stessa tema dei cosiddetti migranti economici dovrebbe entrare nell’agenda europea. Laddove ci sono canali legali di ingresso è più facile contrastare quelli irregolari.Rispetto all’attualità dei flussi di provenienza dalla Libia, si deve poi promuovere ogni sforzo europeo perché si realizzi una piena pacificazione e rispetto dei diritti umani in quel Paese, da cui provengono i migranti.

Le migrazioni sono un fenomeno complesso, che è sempre esistito e sempre esisterà, per essere governato richiede politici in grado di rifuggire logiche contingenti e di avere una visione che deve essere in primo luogo europea.

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