Pubblicato il: 20 luglio 2017 alle 7:30 am

Sui confini dell’Europa… Che resta In un libro il racconto di un viaggio sulle frontiere di Marco Truzzi e Ivano Di Maria

di Arcangela Saverino.

Palermo 20 Luglio 2017 – Uno scrittore, Marco Truzzi, e un fotografo, Ivano Di Maria, intraprendono un viaggio lungo i confini europei. “Sui confini. Europa, un viaggio sulle frontiere” (Exòrma, 2017) è il frutto di questo viaggio e del loro ambizioso progetto “Europe Around the bordes” che attraverso la fotografia e la narrazione racconta lo stato delle odierne frontiere dell’Europa, ancora in essere nonostante gli Accordi di Schengen.

L’idea nasce dalla volontà di documentare le frontiere dismesse d’Europa, ma finisce col narrare una realtà con cui, ormai quotidianamente, il nostro continente fa i conti. Frontiere che sono diventate rifugio per migliaia di migranti che scappano da guerra, bombardamenti e povertà. Alla convinzione di raccontare un pezzo di mondo che i viaggiatori pensavano non esistesse più fa eco la “scoperta” di tanti uomini e donne che migrano da un posto all’altro, vivono sui confini e, in qualche modo, stanno cambiano la storia del continente europeo.

L’itinerario parte nell’aprile del 2015 dall’Africa, esattamente da Melilla, una città portuale e spagnola a tutti gli effetti. Un po’ di Europa in Africa. Qui il checkpoint di Barrio Chino  segna il confine tra il Marocco e il continente europeo: una folla di persone ogni giorno si ammassa sul versante africano e tenta in ogni modo di varcare la frontiera per raggiungere la sicurezza e la salvezza che solo l’Europa sembra garantire.

Il viaggio prosegue al nord d’Italia, a Tarvisio e Gorizia. Raggiunge  Basilea, città d’incontro di tre diverse nazioni: qui si intersecano le frontiere di Svizzera, Francia  e Germania. E ancora,  Copenaghen che unisce Europa e Scandinavia; Ventimiglia, dove ci si accampa sugli scogli; Calais, dove si muore nel tentativo di attraversare la Manica e raggiungere il Regno Unito; Roszke, in Ungheria, dove un filo spinato tiene lontani i siriani; Idomeni, dove esiste il più grande campo profughi d’Europa.

Il percorso si conclude a Birkenau, con la visita del campo di concentramento di Auschwitz che rappresenta “l’utero” in cui è stata concepita l’idea di un’Europa unita e pacifica. Un luogo che più di tutti fa percepire l’elemento che caratterizza i confini: il filo spinato. Ciò viene ben espresso dall’autore: «Il filo spinato delle trincee, dei campi di concentramento, il filo spinato dei confini e quello dei muri. Il filo spinato delle ideologie e delle burocrazie. Il filo spinato degli egoismi».

Il racconto di Marco Truzzi spinge ad una profonda riflessione su ciò che resta di quell’idea di Europa nata nel 1989 dopo la caduta del muro di Berlino, quell’Europa che, a partire da quel preciso momento, ha tentato di presentarsi “una”, inclusiva e solidale, e di esorcizzare la degenerazione degli individualismi nazionalistici che nel secolo scorso hanno condotto  ai conflitti mondiali.

Ma l’Europa di oggi sembra attraversare una profonda trasformazione che, poco alla volta sembra allontanarla   da tali propositi. E’ un continente che oggi si ritrova a fare i conti con il ritorno di istanze nazionalistiche, protezionistiche e separatiste. In questa “nuova” Europa tornano a contrapporsi due diversi termini, apparentemente simili, ma che esprimono  due concetti diametralmente opposti: confine e frontiera. Il confine è sinonimo di chiusura: un elemento naturale, politico o sociale che separa, che isola. La frontiera, invece, rappresenta l’apertura, l’opportunità, la possibilità. La sospensione unilaterale di Schengen adottata dalla Francia a Ventimiglia, l’innalzamento di muri in Ungheria pattugliate costantemente dalle forze militari, i campi profughi di Idomeni e Calais rappresentano  un passo indietro rispetto al percorso intrapreso dall’Unione Europea negli ultimi trent’anni.

C’è da chiedersi: l’Europa unita ha fallito? E’ stata tutta un’illusione? Non è facile rispondere. Nell’ultima pagina di questo “illuminante” reportage, l’autore scrive «Forse il filo spinato che abbiamo visto in giro continuerà a scrivere altri capitoli della nostra storia. Ma è altrettanto vero che, prima o poi, dei ragazzi balleranno nuovamente sulle rovine di un muro caduto». E’ la speranza che, in questo contrapporsi di spinte unitarie e istanze separatiste, a prevalere siano le prime.

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