Pubblicato il: 29 luglio 2017 alle 9:00 am

Spider-Man e la reinterpretazione delle origini La nuova versione cinematografica dell'arrampicamuri mostra un'atmosfera più contemporanea con diverse novità rispetto agli adattamenti precedenti

di William Ambrosio.

Roma, 29 Luglio 2017 – Dal 6 Luglio è uscito al cinema ‘Spider-Man: Homecoming’, l’ultima pellicola dedicata ad uno dei più famosi eroi di sempre e la prima ad essere ambientata nell’universo condiviso noto come ‘Marvel Cinematic Universe’, ben noto agli appassionati per le pellicole dedicate ad Iron Man, Captain America, Thor e molti altri supereroi targati Marvel Comics. Acclamato dalla critica e dal pubblico, Homecoming ha mostrato al pubblico una versione molto differente di Peter Parker e del suo mondo: un mondo in cui Parker vive in un appartamento piuttosto che in una casa di periferia, in cui zia May è più una sorella maggiore che un’anziana vecchietta, in cui Flash Thompson è un ragazzo ricco e snob piuttosto che un bullo sportivo, ed in cui in generale si respira un’atmosfera molto più contemporanea rispetto ad ogni altro adattamento dell’arrampicamuri.Molti fan di lunga data sono rimasti divisi verso questo approccio inedito, ma la maggior parte dei cambiamenti sono stati semplicemente il risultato di adattare gli anni liceali di Spider-Man ai giorni nostri, molto diversi dagli anni 60 delle originali storie di Stan Lee e Steve Ditko.

Tuttavia, non si tratta del primo tentativo di adattare Spider-Man per la modernità: il cartone animato ‘Spectacular Spider-Man’ di Greg Weisman aveva tentato un approccio simile, pur tenendosi molto più vicino alla tradizione in molti altri aspetti. Nel mondo dei fumetti, molte serie hanno tentato di raccontare dell’adolescenza di Peter Parker (tra i quali ‘Diventare un Arrampicamuri’, in originale ‘Learning to Crawl’, miniserie scritta dall’attuale autore di Amazing Spider-Man Dan Slott), ma tre in particolare sono degne d’attenzione per i loro approcci: ‘Spider-Man: Chapter One’, ‘Ultimate Spider-Man’, e più recentemente ‘Spidey’.

‘Spider-Man: Chapter One’, edita dal Dicembre 1998 all’Ottobre 1999, è stata scritta e disegnata da John Byrne, lo stesso autore che ha ridefinito le origini di Superman in ‘L’Uomo d’Acciaio’ con molto successo. Il suo tentativo di aggiornare Spider-Man non fu accolto con lo stesso calore, anche e soprattutto per come le storie stesse non fossero cambiate in maniera estrema, ripercorrendo gli stessi passi delle avventure originali senza aggiunte sostanziali (molto noto tra i fan è il tentativo di Byrne di giustificare le pettinature simili dell’Uomo Sabbia e di Norman Osborn rendendoli parenti). Altro problema che ha portato questa miniserie a non essere vista di buon occhio è stato il tentativo di rinforzare queste storie come il nuovo inizio canonico delle avventure di Spider-Man, iniziativa detestata dai puristi ed ignorata dagli altri autori della Marvel, facendo cadere il progetto nel dimenticatoio. Tuttavia, un simile approccio fu preso da altre serie negli anni successivi, tra cui Ultimate Spider-Man.

Al contrario della fredda ricezione di Chapter One, ‘Ultimate Spider-Man’ di Brian Michael Bendis è tuttora considerato da molti una delle definitive rivisitazioni di Spider-Man: ambientato in un universo alternativo (l’Universo Ultimate, sede di molte altre reinvenzioni come ‘Ultimate X-Men’, ‘Ultimates’ ed ‘Ultimate Fantastic Four’) e raccontando la storia di Peter dall’inizio fino alla sua fine, durante uno scontro tra supereroi per proteggere i suoi cari. Al contrario del religioso attaccamento di Byrne, Bendis non ha avuto alcun timore nel modificare molte idee originali di Lee e Ditko, iniziando a muovere zia May dall’essere una fragile anziana ad una donna di mezza età più che capace di usare computer ed assistere suo nipote, oltre a rendere Peter l’addetto alla pagina web del Daily Bugle piuttosto che lavorare come reporter e vendere foto di sé stesso come nella versione originale. Una serie che non ha paura di essere moderna senza dimenticare del tutto il suo passato, Ultimate Spider-Man ha finito per avere effetto anche sulla serie principale: Miles Morales, il secondo Spider-Man a seguito della morte di Peter Parker, è stato successivamente introdotto nella realtà classica della Marvel, e molti recenti adattamenti lo hanno reso un personaggio prominente, arrivendo persino ad una menzione indiretta in ‘Spider-Man: Homecoming’ da parte di suo zio Aaron Davis, interpretato da Donald Glover.

‘Spidey’ di Robbie Thompson è il tentativo più recente di riadattare le origini di Spider-Man, diventando discretamente popolare nel corso di soli dodici numeri prima di venire cancellato, ed è probabilmente il passo più vicino tra ‘Ultimate Spider-Man’ e ‘Spider-Man: Homecoming’: Peter ha compagni di scuola di diverse etnie, il tono è leggero e scanzonato, e per quanto la serie non sia mai stata ufficialmente considerata un universo alternativo non ha avuto alcun problema ad inserire elementi successivi all’epoca liceale di Peter, creando una miscela classica ma allo stesso tempo moderna.

Vista in quest’ottica, ‘Spider-Man: Homecoming’ non rappresenta altro che l’ultimo, inevitabile rinnovamento per un personaggio la cui origine come ragazzo alla prese con l’idea che da grandi poteri derivino grandi responsabilità è essenziale e sempre moderna.

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