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Cacciato il sindaco di Licata, conosciuto come l’eroe dell’antiabusivismo edilizio

di Arcangela Saverino.

Licata (Agrigento), 12 Agosto 2017- Tra le tante piaghe che affliggono la Sicilia, quella dell’abusivismo edilizio rappresenta un tasto dolente per i politici e ne è un esempio la vicenda di pochi giorni fa del giovane sindaco di Licata (Ag), Angelo Cambiano, “eroe della lotta all’edificazione selvaggia e fuori legge”, sfiduciato dal consiglio comunale.

La mozione di sfiducia è stata sottoscritta da sedici consiglieri, ma 21 sono stati i voti a seguito dei quali è stato “epurato”. Il Don Chisciotte siciliano ha pagato in questo modo la sua guerra contro l’abusivismo edilizio, una vera e propria guerra contro i mulini a vento, dopo solo due anni e mezzo di mandato. E ha pagato soprattutto a livello personale visto che, a causa delle continue minacce ed intimidazioni, è stato costretto a vivere sotto scorta.

Tra gli sfiducianti anche i fedelissimi di Angelino Alfano, il ministro che, in occasione di un attentato contro il sindaco di Licata, ha dichiarato la fine del «tempo dei politici che coccolavano gli abusivi», ed ha assicurato la presenza forte e decisa dello Stato, pronto a fare rispettare le proprie regole.

«Mi accusano di non aver fatto arrivare al Comune risorse e finanziamenti, ma non è vero perché ho portato oltre 52 milioni di euro – ha dichiarato Cambiano – . Il vero motivo lo sanno tutti, qual è ma non hanno il coraggio di dirlo. Io me ne torno al mio mestiere di insegnante di matematica, ma la politica qui dovrà assumersi le sue responsabilità: quella di dire alla gente che un sindaco che fa niente di più che il suo dovere viene cacciato meno di due anni dopo l’inizio del suo mandato».

Per comprendere la vicenda, occorre fare un passo indietro di trent’anni. In materia di condono edilizio, il primo risale al 1985, ai tempi di Craxi, a cui hanno fatto seguito i due condoni dell’era berlusconiana del 1994 e 2003. In forza dell’art. 14 dello Statuto, la Sicilia gode di competenza esclusiva in materia di governo del territorio: le leggi statali non si applicano se non in quanto richiamate dalla legge regionale. L’ultimo condono edilizio (Legge 326/2003) è stato attuato il Sicilia dall’art. 24 della Legge regionale 15/2005.

In tali occasioni i numerosissimi abusivi siciliani hanno avviato le procedure del condono, necessarie a bloccare le demolizioni, ed hanno versato un piccolo acconto, nella speranza che la questione finisse del “dimenticatoio” della burocrazia siciliana.

Nel momento dell’insediamento, il sindaco di Licata ha dovuto procedere all’abbattimento di 216 immobili colpiti da ordinanze inappellabili di demolizione, tutte seconde case sul mare e costruite in disprezzo alla legge. Come si sa, in questi casi gli amministratori locali, spesso, pur di non andare contro ai malumori dei cittadini, arrancano come scusa quella di non avere i soldi per affrontare le spese di demolizione. Non di certo Cambiano che dal commissario di governo che lo ha preceduto ha ereditato un tesoretto di 300 mila euro da utilizzare per buttare giù gli edifici abusivi.

Tra l’altro, negli ultimi tempi, la procura della Repubblica di Agrigento aveva aperto un’inchiesta per scoprire i motivi per cui negli ultimi quindici anni nessuno degli amministratori precedenti avesse provveduto ad avviare le demolizioni, nonostante una sentenza della Cassazione avesse dichiarato abusivi circa 300 immobili.

Pertanto, ciò che in una società “normale” verrebbe definito un dovere, si è trasformato in “eroismo”.  Cambiano è diventato un coraggioso eroe dal momento che la politica, a cominciare dal governatore della Sicilia Rosario Crocetta, ha sempre fatto orecchie da mercante dichiarando di essere contraria alle ruspe, soprattutto  durante  la campagna elettorale. Non dimentichiamo, infatti, che il prossimo 5 novembre i siciliani saranno chiamati a rinnovare l’Assemblea Regionale ed a scegliere il nuovo Presidente. Chi sarebbe così folle da rischiare di perdere i migliaia di voti dei siciliani abusivi? Non di certo il candidato grillino alla Regione Giancarlo Cancellieri, che nelle ultime dichiarazioni ha fatto riferimento agli “abusivi per necessità”, una vecchia espressione che tutte le fazioni politiche utilizzano per porre un freno alle demolizioni. E nemmeno Alfano che, impegnato in questi giorni a tessere le fila delle alleanze politiche in vista della prossima competizione elettorale, ha cambiato idea sui politici che coccolano gli abusivi.

Dove non sono riusciti le minacce, le intimidazioni, i blocchi degli abusivi a bloccare la battaglia del sindaco agrigentino, ce l’ha fatta la politica.

Ciò che è certo è che nella vicenda di Licata lo Stato esce sconfitto. Ed esce sconfitta anche la politica siciliana, la stessa che fino ad un mese fa inneggiava alla legalità durante la commemorazione di un altro eroe, Paolo Borsellino. Ma la legalità è legalità e l’illegalità resta illegalità, sebbene spesso i politici confondano e tentino di cancellare quella netta linea di demarcazione che separa le due cose.

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