Pubblicato il: 14 agosto 2017 alle 8:49 am

Mancano medici, infermieri e posti letto. E in estate la situazione si aggrava Località turistiche senza dotazione per le emergenze. Gli ospedali devono fare i conti con i tagli e con il personale in ferie, mentre il caldo ha fatto aumentare del 10% le richieste ai pronto soccorso

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 14 Agosto 2017 – C’è chi prima di organizzarsi la vacanza estiva monitora la situazione ospedaliera della meta prescelta. Perché un malore, un piccolo incidente, si sa, può capitare. E come si fa se non esiste un pronto soccorso nelle vicinanze o se per raggiungere il primo presidio d’emergenza, di notte, bisogna percorrere chilometri e chilometri di stradine interne impervie e nemmeno illuminate? Se non si è direttamente coinvolti, interessati, può scappare un sorriso. Si può bollare l’atteggiamento, prudente come eccessivo. Forse, invece, il problema delle località turistiche non adeguatamente servite da strutture di emergenze sanitaria, esiste. Anche nel nostro Paese. Anche se siamo nel terzo millennio.

Maurizio Cappiello, medico ospedaliero e Consigliere Nazionale Anaao Assomed, ci aiuta a capire, focalizzando l’attenzione sulla Campania: «La stagione estiva coincide con un fisiologico aumento del flusso di turisti in molte località balneari della regione che vede triplicare gli accessi di pronto soccorso. Ciò – spiega il dirigente medico – accade spesso in “area disagiate” da un punto di vista della assistenza sanitaria, vedi ad esempio Capri, Procida, Castiglione di Ravello, stessa cosa per Ischia ma con una capacità ricettiva sicuramente superiore rispetto ad altri presidi, al netto però delle croniche criticità legate al personale. A mio avviso – puntualizza Cappiello -, rafforzare i presidi di queste aree soprattutto nel periodo estivo con Task Force di personale dedicato, potrebbe attenuare le difficoltà legate agli iperafflussi stagionali. Fondamentale è poi la telemedicina, tecnologia indispensabile soprattutto per le scelte dubbie per problematiche cardiologiche e radiologiche». Infine Cappiello suggerisce: «Dotare poi tutti i presidi indicati di una “tecnologia minima di sicurezza” per provvedere alla gestione delle più comuni emergenze soprattutto quelle tempo- dipendenti come: infarto, ictus e trauma».

In città. Ma se le piccole, seppur affollate, località turistiche italiane spesso non dispongono del minimo necessario per fronteggiare un’emergenza come un infarto o un trauma, i grandi centri soffrono un altro tipo di problema: la carenza di personale nelle strutture ospedaliere. Qualche giorno fa, nel corso di un programma radiofonico, Carlo Palermo, vice segretario nazionale dell’Anaao Assomed, ha dovuto precisare che non bisognerebbe nemmeno meravigliarsi delle difficoltà di accesso alle cure che incontrano anche d’estate i cittadini di varie regioni italiane. Perché? Ecco spiegato: «I tagli al personale, la riduzione dei posti letto, i finanziamenti sempre più esigui, hanno reso in modo sempre più evidente il sistema sanitario nazionale molto fragile. Anche situazioni ordinarie, come la semplice necessità di assicurare le ferie ai dipendenti, sono in grado di metterlo in crisi. È una storia già scritta e da noi raccontata da molti anni ha affermato Carlo Palermo -. E scandalizzarsi ora è ipocrita».

Il succo è che una sanità malata, in periodi critici come l’estate o come quelli in cui particolari patologie si acutizzano, non regge. E la malattia della sanità italiana la spiega proprio il vice segretario vicario della Anaao Assomed: «Stiamo assaggiando il frutto amaro maturato dopo anni di politiche sconsiderate che hanno prodotto un pesante de-finanziamento del SSN fino a portarlo ad un valore del 30-40% inferiore a quello degli altri Paesi vicini, come Germania e Francia. Il vero miracolo è che, nonostante tutto, si continui a mantenere una buona qualità delle cure, come testimoniato dai recenti dati OCSE, con riferimento a patologie a forte impatto sociale come infarto del miocardio, ictus cerebrale e malattie neoplastiche. C’è poco da stupirsi – insiste Palermo – degli episodi di caos in pronto soccorso descritti in questi giorni dalla stampa. In inverno a causa della epidemia influenzale, in estate per le ondate di calore che mettono in crisi una popolazione sempre più anziana, in un contesto organizzativo precario per le ferie. Eventi prevedibili, che non dovrebbero sfuggire ai decisori politici, si trasformano puntualmente in dramma. Le ferie del personale imposte da una normativa, europea e nazionale, non possono quindi essere viste come la causa del disservizio. A rendere fragile il sistema ci hanno pensato le scelte scellerate nel campo delle politiche sanitarie, sia a livello nazionale che regionale, fatte negli anni scorsi».

E se non fosse ancora chiara la gravità della situazione, Carlo Palermo snocciola numeri inequivocabili: «Dal 2009 ad oggi circa 50 mila operatori sanitari, usciti dal sistema per pensionamento, non sono stati sostituiti ed almeno 10 mila sono medici. A tutto questo si è associata una drammatica riduzione dei posti letto ospedalieri che ci ha portato al non invidiabile primato di essere tra gli ultimi in Europa in rapporto alla popolazione residente. Siamo oramai a 3,4 posti letto per mille abitanti, contro un 8 della Germania, 7 dell’Austria, 6 della Francia. E nelle regioni meridionali arriviamo anche al di sotto dei 3 posti letto per mille abitanti. In questo contesto, in cui tutto è già oltre il limite, le ferie e la chiusura estiva del 20-30% dei posti letto diventano un mix esplosivo, nonostante l’impegno degli operatori che “regalano” ogni anno almeno 12 milioni di ore di straordinario che mai verranno retribuite o recuperate. E le ferie non godute oramai si possono valutare per la categoria dei dirigenti medici e sanitari del SSN in decine di migliaia di anni, arrivando, nei casi estremi di carenza di personale, anche a 300-400 giorni di ferie non godute per ogni medico prossimo alla pensione».

Da una parte i medici ospedalieri ripetono da anni che occorre rinforzare la struttura del sistema sanitario italiano, con nuove assunzioni, altri posti letto e attrezzature. Dall’altra parte i governi che si sono succeduti hanno individuato la sanità (insieme a scuola e sicurezza) per attuare una lunga serie di tagli, giustificati negli anni con la necessità di ridurre la spesa.

E come i medici, mancano gli infermieri. In tutta Italia sono state ridotte le unità infermieristiche di circa 7500 posti, di cui almeno il 72% in regioni come Lazio, Calabria e Campania.

Bisogna aggiungere, poi, che tra luglio e agosto ci si è messo pure il caldo eccezionale a rendere più complicate le cose, rendendo più problematica la gestione degli accessi nei nosocomi italiani. Emanuele Guglielmelli, direttore del pronto soccorso dell’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma, ha spiegato a Adnkronos: «Il caldo così importante ha determinato l’aggravamento di alcune patologie degli anziani e il sopraggiungere di complicazioni – ha spiegato il medico – questo è uno dei fattori che ha portato all’aumento del 10-15% degli accessi al pronto soccorso. E mentre sto parlando ci sono 73 pazienti in totale di cui 42 in attesa di ricovero».

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