Pubblicato il: 23 agosto 2017 alle 7:00 am

«Salvi per miracolo!» La testimonianza di un geologo che si trovava in vacanza a Ischia fino a un'ora prima della scossa. «Con la mia famiglia proprio dove ci sono stati i crolli. Abusivismo evidente e diffuso»

di Pietro Palazzo *.

Un miracolo! Non riuscirei a trovare un’altra definizione. Il pomeriggio del 21 agosto, con la mia famiglia, ero sull’isola di Ischia e non in una zona qualsiasi ma tra Lacco Ameno e Casamicciola, nella porzione di territorio più alta, quella dalla quale si ammira un panorama mozzafiato incastrato tra yacht talmente grandi da sembrare dei palazzi galleggianti. Proprio laddove, insomma, ci sono stati i crolli.

Una zona che nelle ultime ore è stata inquadrata in tutti i tg italiani ed esteri per un terremoto inaspettato, una piccola magnitudo esplosa però come una bomba tra i vicoli, le salitine, le scalinate contornate ovunque da edicole votive. Persone che conosco e che poi ho contattato per avere notizie sulle loro condizioni, hanno raccontato di uno strano silenzio, poi un boato e infine la paura. Che disastro, improvvisamente la tragedia. Un terremoto di pochi secondi che ha spiazzato tutti!

In realtà, a un occhio esperto e tecnico l’isola in alcuni punti fa realmente un po’ paura. Il materiale vulcanico rimaneggiato e non compattato si sa che costituisce una zona di amplificazione delle onde sismiche ed è per questo che il terremoto ha fatto più danni in alcuni siti rispetto ad altri.

Un fatto prevedibile, rispetto a un sisma atteso ma non prevedibile. Allora, non volendo fare alcuna polemica, nel rispetto delle vittime e dei bambini ancora sotto le macerie, una domanda pongo a me stesso (e a chi dovrebbe fornire delle risposte, ndr): perché sull’isola verde non c’è alcun segno di Prevenzione dei rischi? A partire da quello sismico? Anzi si nota un abusivismo diffuso che rema contro un adeguato sistema di prevenzione del territorio. E’ evidente come molte case, in quella zona, siano state costruite con materiale scadente, senza alcun rispetto delle norme antisismiche. Lo ha detto anche il capo della protezione civile, Angelo Borrelli.

Allora è stato veramente un miracolo. Non solo per la mia famiglia perché prima delle 21 avevamo già preso il traghetto di ritorno verso Napoli, ma lo è stato soprattutto rispetto a un disastro che avrebbe potuto avere anche più grandi dimensioni.

Certamente visto che si tratta di una zona molto attenzionata dal punto di vista scientifico si dovrebbe puntare su un altro aspetto che rappresenta, poi, l’altra faccia della medaglia. Semplicemente, si sa che è una zona ad alto rischio sismico e che, purtroppo, i terremoti allo stato attuale delle conoscenze sono impossibili da prevedere; dunque si dovrebbe costruire con metodologie antisismiche. Come nel resto del Paese. Studi recenti dicono che mentre sul nostro Pianeta, si verificano, in media, ogni anno, almeno un paio di terremoti distruttivi, in Italia si verifica un sisma di magnitudo superiore a 6.3 mediamente ogni 15 anni. La consapevolezza di un territorio pericoloso, perché geologicamente giovane e di frontiera, dovrebbe naturalmente spingerci a una maggiore cultura della prevenzione sismica e della protezione civile.

Sembra una banalità ma molte volte il facile è difficile a farsi, specialmente dalle nostre parti.

*Geologo – giornalista

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