Pubblicato il: 24 agosto 2017 alle 8:00 am

Sfidando i giganti. La storia della Valiant La casa editrice che diventò famosa grazie a trame avvincenti e l'unione di supereroi di vecchia data

di William Ambrosio.

Roma, 24 Agosto 2017 – Quando le persone pensano a fumetti americani, i supereroi sono sicuramente il primo pensiero: dopotutto Marvel e la DC Comics possiedono la maggioranza dello share di mercato, e le loro offerte sono principalmente focalizzate sulle avventure dei loro eroi mascherati e non.

Sarebbe riduttivo, pensare che tali offerte siano le uniche degne d’attenzione all’interno del mercato dei fumetti americani, ma è innegabile che quando si tratta di supereroi, è inconcepibile per molti pensare che altri editori possano raggiungere un successo paragonabile a quello della Marvel e della DC. Eppure, molte compagnie ci hanno provato e continuano a provarci, ma poche compagnie sono interessanti quanto la Valiant, sia come storia amministrativa che come offerte.

La prima iterazione della Valiant, nota come Valiant Comics e fondata da Jim Shooter (storico editor-in-chief della Marvel durante gli anni 80), non era che una delle tante compagnie nate nel corso degli anni 90 nel tentativo di competere con i giganti dell’industria. Al tempo, l’industria fumettistica era nel pieno di un’esplosione di case editrici alla ricerca di gloria e di una fetta di mercato al di fuori della Marvel e della DC: tale era del fumetto è generalmente nota come ‘era oscura’ dagli esperti del settore, per via di storie estremamente ‘oscure’ e con protagonisti anti-eroi violenti e poco simpatetici, anche grazie all’influenza di artisti come Rob Liefeld (creatore di personaggi ormai classici come Deadpool). Molte delle nuove case editrici dell’epoca erano state fondate proprio da artisti come Liefeld, capaci di vendere un altissimo numero di copie grazie alla propria fama e prestigio. Al contrario delle sue rivali, la Valiant non aveva dalla sua degli artisti particolarmente famosi, in quanto la casa editrice aveva deciso di puntare su un approccio molto diverso: la Valiant sarebbe diventata famosa focalizzandosi sullo scrivere trame avvincenti e dettagliate, ed offrendo un universo supereroico molto più compatto delle sue rivali, formato dall’unione di alcuni supereroi di vecchia data (acquisiti dall’allora defunta Gold Key Comics) e da eroi più simili agli archetipi degli anni ’90, quali X-O Manowar (un guerriero visigoto arrivato nel presente ed in possesso di un’armatura aliena) e Ninjak (una sorta di James Bond, un agente segreto inglese dotato di abilità ninja) insieme a molti altri.

Nell’Universo Valiant, tutti i supereroi derivano la loro origine da tre possibili fonti: tecnologia, poteri psichici, o magia, evitando la necessità di creare un nuovo tipo di energia o di potere dalla quale i personaggi attingessero i propri poteri e permettendo un livello di consistenza maggiore che nelle case rivali. La novità maggiore della Valiant tuttavia era da ricercare nell’approccio preso riguardo al passaggio del tempo: al contrario degli eroi della Marvel e della DC per cui il tempo sembra passare con estrema lentezza, gli eroi della Valiant vivevano le loro avventure in tempo reale, al punto tale da specificare spesso la data precisa in cui gli avvenimenti di ogni numero si svolgevano. L’esempio più interessante di questo approccio è da ricercare nel personaggio di Shadowman, un eroe che trae i suoi poteri dalla magia voodoo: durante il primo crossover Valiant, “Unity”, Shadowman venne a sapere che sarebbe morto nell’anno 1999, e la rivelazione lo portò a diventare sempre più audace ed ansioso per il suo futuro quanto più il 1999 si avvicinava, al punto tale da avere persino tentato il suicidio nel 1995 pur di far sì che morisse secondo i suoi termini, senza successo. Tuttavia, tale arco narrativo è destinato a rimanere irrisolto, in quanto il primo Universo Valiant non riuscì a sopravvivere fino al 1999.

Il primo errore commesso dalla Valiant Comics fu un evento crossover intitolato “Deathmate” insieme alla Image Comics, scatenato dall’incontro di due eroi dei rispettivi universi il cui amore causò una fusione dei due universi. Oltre ad una premessa estremamente forzata, la storia fu definita anche da ulteriori problemi: invece di usare una struttura lineare, ogni numero di Deathmate fu designato tramite un colore (Giallo, Blu, Nero e Rosso) più un numero che servisse da prologo ed un altro da epilogo, con l’idea che i lettori potessero seguire l’evento in qualunque ordine preferissero. Il risultato fu un completo disastro, con pessima caratterizzazione (né la Valiant né la Image conoscevano a fondo i personaggi dell’altra compagnia) e difficile da seguire. Problema maggiore fu la differenza di professionalismo tra Valiant ed Image: la Valiant Comics era estremamente seria riguardo il rispettare le date d’uscita stabilite per via della summenzionata timeline fumettistica in tempo reale e pubblicò la loro metà di Deathmate in tempo, mentre la Image Comics degli anni 90 era definita da estremi ritardi nella pubblicazione dei propri fumetti, al punto tale che Rob Liefeld completò il suo numero con un anno di ritardo. L’interesse verso la storia si era ormai spento quando la Image Comics pubblicò la propria metà, ma molti negozi di fumetti avevano già preordinato la serie in quantità massiva, risultando in un grande numero di copie invendute ed in un grande danno economico per la Valiant. “Deathmate” è da molti considerato anche l’evento determinante nel crollo del mercato dei fumetti negli anni 90, un evento che ha lasciato segni indelebili anche più di vent’anni dopo.

A seguito di “Deathmate” e di molti problemi di minore entità (tra cui la perdita di Jim Shooter, responsabile della consistenza dei primi anni della Valiant), la Valiant venne acquistata dalla casa produttrice di videogiochi Acclaim e rinominata Acclaim Comics, con l’intento di trasformare gli IP della Valiant in videogiochi e creando un nuovo universo che potesse essere più ‘adattabile’. Nonostante un insieme di autori molto noti e rispettati (tra cui Mark Waid, Kurt Busiek e Garth Ennis), il nuovo universo soffrì molto per i cambi effettuati: X-O Manowar non era più un visigoto, bensì un soldato americano nel modello di Capitan America; Ninjak non era più una spia ninja britannica, ma un ragazzino con il potere di trasformarsi in un guerriero ninja, e così via. Gli unici elementi degni di nota di quest’era furono un adattamento videoludico di Turok molto apprezzato da giocatori e critica e la serie fumettistica “Quantum & Woody”, un’irriverente e demenziale parodia del genere supereroico scritta dal veterano Christopher Priest (attualmente autore della serie “Deathstroke” per la DC Comics).

La Acclaim Comics chiuse i battenti nel 2004, e la Acclaim stessa seguì pochi anni dopo. Per la Valiant, questa sarebbe stata la fine, se non per le azioni di Dinesh Shamsadani, un giovane fan di vecchia data della compagnia. Questi partecipò ad un’asta per l’acquisto dei diritti per i personaggi Valiant insieme al suo amico Jason Kothari, vinta a malapena dopo essere arrivato secondo per via del ritiro improvviso del vincitore, ed a seguito di molte disavventure e battaglie legali, Shamsadani e Kothari divennero i proprietari ufficiali degli eroi Valiant, rifondando la compagnia sotto il nome di Valiant Entertainment e riprendendo a pubblicare fumetti nel 2012, con un tono ed un universo molto più vicino alla visione originale della Valiant Comics ma adattato alla modernità, abbandonando la timeline in tempo reale ma abbracciando uno stile di storytelling molto più autoriale e da fumetto indipendente comparato alle offerte della Marvel e della DC. Mantenendo le serie indipendenti tra loro quanto possibile ma rendendo chiaro come tutte facciano parte di un universo condiviso e garantendo un’alta accessibilità, la Valiant Entertainment è diventata una casa editrice molto apprezzata da pubblico e critica nonostante la loro ancora piccola presenza sul mercato ed il basso numero di titoli pubblicati ogni mese. Shamsadani e Kothari non hanno intenzione di fermarsi solo alla pubblicazione di fumetti, tuttavia: il loro obiettivo è di raggiungere lo stesso livello della Marvel e della DC, con molte case cinematografiche interessate ad adattare le loro serie per il grande schermo e pronte a scommettere sul potenziale dei personaggi della Valiant.

Sfidare i giganti del settore non è un’impresa facile o anche fattibile, eppure la Valiant ci ha provato più e più volte, e l’attuale iterazione (pubblicata in Italia dalla Star Comics dopo una breve fase sotto la Panini Comics) ha il potenziale per riuscirci. La terza volta è quella buona, dopotutto.

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