Pubblicato il: 26 agosto 2017 alle 7:00 am

La guerra di Troia non si farà: due uomini decidono il destino dei popoli Nel dramma pacifista di Jean Giroudoux (1935) tutta la tensione che precede le guerre

di Caterina Slovak.

Roma, 26 Agosto 2017 – Possono due uomini – due capi – decidere se un conflitto può essere evitato? Occorre che siano veramente motivati, ma anche in quel caso è difficile. È la triste considerazione finale dell’autore di questo dramma imperniato sulla nota vicenda della guerra di Troia.

Rientrato a Troia dopo una guerra vittoriosa, Ettore vede la città minacciata da un nuovo, più grande conflitto, a causa del rapimento di Elena, moglie del Re di Sparta, da parte del giovane Paride. Disgustato dal folle desiderio di guerra che sembra essersi insinuato in molti troiani, Ettore sente come supremo dovere la difesa della pace. C’è in lui e in Andromaca, sua moglie, una profonda consapevolezza che solo allontanando la terribile minaccia della guerra e propagando l’amore, la città possa salvarsi dal funesto destino che i vaticini di Cassandra fanno presagire come tremendo e ineluttabile. La pace, insopprimibile baluardo della felicità umana, deve essere salvata a tutti i costi, restituendo Elena al legittimo consorte. Inaspettatamente Paride, convocato da Ettore, acconsente a lasciar partire la donna, forse già stanco di lei.

I vecchi troiani che hanno una distorta concezione della guerra come esaltatrice di fiere virtù, guidati da Demoko – poetastro e Capo del Senato – si oppongono con forza alla risoluzione ma, dopo turbolenti scambi di vedute, a cui non sono assenti Priamo, re di Troia ed Ecuba, sua moglie, viene decisa la restituzione di Elena a salvaguardia della pace.

Nel frattempo le navi greche si profilano all’orizzonte della città. E qui c’è il dialogo più intenso tra i due capi, due guerrieri intelligenti – quasi un ossimoro – Ulisse, inviato a parlamentare, si incontra con Ettore e scambia con lui nobili parole ispirate alla causa della pace. E la battuta con cui Ulisse si congeda da Ettore,  ricordando le rispettive mogli per rendere intimamente credibile il comune proposito di pace è indimenticabile:

«Perché no la guerra?» chiede Ettore.

«Perché Andromaca ha lo stesso battito di ciglia di Penelope».

Ma la macchina della guerra si è avviata inesorabilmente e le porte del tempio si riaprono, terribile simbolo dell’inizio ineluttabile della guerra di Troia.

Scritta nel 1935 alla vigilia del secondo conflitto mondiale – Giroudoux combatté lui stesso – “La guerra di Troia non si farà” (la guerre de Troie n’aura pas lieu) stabilisce un parallelo intuitivo e di estrema attualità con il secolo passato, e purtroppo anche con questo, diventando allegoria ed elegia del destino del mondo.

Motore essenziale della commedia sono i dialoghi dove i personaggi di Giraudoux appaiono di una sorprendente modernità. Valori fondamentali sono qui l’amore familiare resi attraverso la grandezza dei personaggi femminili.

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