domenica, Novembre 28, 2021
HomeAttualitàI rischi della siccità, i geologi: «Con meno acqua nelle reti cala...

I rischi della siccità, i geologi: «Con meno acqua nelle reti cala qualità»

di Giuseppe Picciano.

Roma, 31 Agosto 2017 – Dopo le infinite considerazioni sui terremoti, è la volta delle analisi sulle conseguenze che procurerà l’eccezionale siccità che ha colpito l’Italia in estate. Da un’emergenza all’altra, insomma, in attesa dei primi temporali in arrivo.

L’ultimo avviso arriva dai geologi: «La riduzione dell’acqua nelle reti provoca un calo della qualità. Tanto che – spiega Fabio Tortorici, presidente della Fondazione centro studi del Consiglio nazionale dei geologi – è sconsigliabile utilizzare l’acqua razionata per gli scopi igienico-sanitari».

La siccità crea ancora danni e disagi per l’agricoltura e per le popolazioni, ma la soluzione per risolverli è chiara: servono studi per effettuare ricerche idriche nei serbatoi geologici e maggiori investimenti per l’ammodernamento delle reti. Secondo Tortorici è indifferibile un aggiornamento delle norme che regolano lo sfruttamento delle acque superficiali e sotterranee, perché non si può più fare riferimento a un Testo unico che risale al lontano 1933.

I rischi. «In Italia – aggiunge Tortorici – le risorse idriche captate dai pozzi sono mediamente di buona qualità, soprattutto se attingono da bacini idrogeologici profondi, ma ora la siccità sta costringendo alcuni Comuni a ridurre l’acqua immessa in rete, tramite turnazioni nell’erogazione. Questa soluzione è un rimedio estremo, poiché tale pratica ha come rovescio della medaglia un decadimento della qualità dell’acqua». Infatti, finché le reti sono in pressione, dai fori presenti nelle condotte l’acqua fuoriesce e si disperde, ma quando si sospende la circolazione del fluido, avviene il processo inverso, quindi per fenomeni di depressione dagli stessi fori può avvenire l’aspirazione di sostanze di varia natura (terreno, reflui, ecc.) verso l’interno delle tubazioni, che rendono l’acqua torbida, arricchendola di inquinanti. In questi casi, la qualità dell’acqua non è più legata alla sola natura geologica dei serbatoi idrogeologici, ma a ciò che avviene durante il tragitto dall`opera di captazione ai rubinetti degli utenti.

«Inoltre – continua il geologo – quando una rete è scarica si incrementa la sua degradazione con fenomeni di ossidazione e aumenta la proliferazione batterica. Va sottolineato che, se le reti idriche sono vetuste e fatiscenti, quelle fognarie non sono da meno, quindi è facile immaginare a quali rischi si potrebbe andare incontro con l’interferenza tra le perdite delle due reti. In termini pratici, in quei Comuni in cui si adottano turnazioni idriche, è sconsigliabile usarla a scopo igienico sanitario. Quindi per garantire la nostra salute, in tutti quei casi in cui la distribuzione dell’acqua non avviene costantemente nelle 24 ore, va incrementata la frequenza dei controlli sull’acqua».

Tubature colabrodo. Un altro aspetto di grande rilievo e troppo spesso sottovalutato legato alla perdita delle reti è rappresentato dai danni che queste possono produrre sui fabbricati: le acque disperse nel sottosuolo possono erodere i terreni di fondazione, creare cavità sotterranee, causando fenomeni di instabilità e cedimenti. “Per questo, e non solo per la difesa dai terremoti, la conoscenza e la caratterizzazione geologica del sottosuolo – conclude il presidente della Fondazione Centro Studi del Cng – rimarrà una fase di studio sostanziale per la progettazione di nuove strutture e per la salvaguardia di quelle già esistenti».

neifatti.it ©

ARTICOLI CORRELATI

I più recenti