Pubblicato il: 5 settembre 2017 alle 8:00 am

La violenza contro le donne non si combatte solo il 25 novembre Femminicidi ma anche stupri e stalking. Più di una donna su quattro ha subito una violenza, nella maggior parte dei casi tra le mura domestiche

di Angela Faiella.

Roma, 5 Settembre 2017 – Ogni anno in Italia subiscono violenza di genere centinaia di donne, alcune delle quali sono uccise brutalmente, abusate sessualmente, picchiate, ustionate, soffocate. Le violenze fisiche e psicologiche hanno ripercussioni a lungo termine per le tante mamme, figlie, donne incinte e piccole donne che ancora non sono abituate a tutti quei cambiamenti che la pubertà ha apportato al proprio corpo.

Come ben noto, qualche giorno fa vi sono stati altri due casi di violenza sessuale che si sommano ai tanti già avvenuti nel 2017. Una giovane ventiseienne polacca ed una transessuale peruviana sono state stuprate a Rimini. La banda, formata da quattro ragazzi stranieri, ora si trova in carcere. Tre stupratori sono minorenni. Dopo l’accaduto, molti si sono scagliati sugli stranieri, ma è bene sottolineare che purtroppo le violenze di genere avvengono nella maggior parte dei casi tra le mura domestiche. Sono i familiari, le persone di cui le donne si fidano, coloro che compiono maggiormente violenze.

L’articolo 1 della Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne (ONU, 1993) cita: «L’espressione “violenza contro le donne” significa ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata».

La violenza di genere non è una malattia, è un reato da contrastare dovunque avvenga e in qualunque modo sia commessa. L’episodio di violenza procura ansia, paura, timore, vergogna, rabbia, senso di colpa. Nella spasmodica ricerca di reprimere i propri sentimenti cercando di “dimenticare”, non sempre si denunciano i fatti.

Le ricerche Istat rese pubbliche lo scorso 8 marzo 2017 sulla violenza rivelano che il 31, 5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale. Più di una donna su quattro ha subito una violenza. Il 16,1% ha subito stalking e cyberstalking con minacce personali, verso i figli o le persone amate, inseguimenti, minacce, foto su internet offensive e imbarazzanti.

Tra i social network è Twitter ad avere l’onere di essere il social con più tweet sessisti. Tra le città italiane il triste primato è assegnato alle città di Roma e Milano (Vox, osservatorio italiano sui diritti). Ricevere violenze sul posto di lavoro o scolastico non è sporadico. Le molestie di genere, spesso occultate, possono verificarsi con commenti offensivi o inappropriati e materiali pornografici. È possibile che nell’ambiente lavorativo avvengano attenzioni sessuali indesiderate: richieste insistenti di appuntamenti e contatti fisici o una vera e propria coercizione sessuale (ricatti sessuali, minacce, aggressioni sessuali, stupro). Troppo spesso i reati restano invisibili. Le donne confuse, provano ad opprimere la rabbia, la sofferenza, il disagio e la paura di subire punizioni e vendette che potrebbero ripercuotersi anche nella loro carriera.

La violenza contro le donne non si combatte solo il 25 novembre (giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne) ma è necessario che ogni qualvolta accada venga riconosciuta, non minimizzata e mai giustificata. È importante che la comunità si preoccupi del problema, creando una “cultura del rispetto”.

Vi sono molti centri antiviolenza, da nord a sud dell’Italia che promuovono, sensibilizzano al problema, offrono consulenza e sostegno psicologico e legale. Vi sono case di emergenza che possono ospitare le donne ed eventualmente i propri figli. Bisogna avere il coraggio di reagire, chiedendo aiuto.

L’Associazione nazionale D.i.Re, attraverso gli 80 Centri antiviolenza aderenti, lavora da decenni per sostenere le donne che vogliono rompere il “silenzio” intorno alla violenza e a tutte le situazioni che mettono a rischio le loro vite. In caso di emergenza è possibile rivolgersi al numero verde 1522 o inviare una e-mail a direcontrolaviolenza@women.it .

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