Pubblicato il: 7 settembre 2017 alle 7:33 am

Oltre 700 imprenditori suicidati per difficoltà economiche In Veneto, dove ci sono più casi, il 13% non paga le tasse «perché non ha soldi». Attivi da tempo vari numeri verdi ‘antisuicidio’. Non si hanno più notizie di una proposta di riforma (presentata un anno fa) della legge sul sovraindebitamento

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 7 Settembre 2017 – Aveva 50 anni l’imprenditore di Badia Polesine, in provincia di Rovigo, che domenica sera si è tolto la vita impiccandosi nel capannone della sua ditta che produce mobili a Castelbaldo. Sembra che in un biglietto lasciato in ufficio l’uomo avesse scritto qualcosa in riferimento a difficoltà economiche, dovute al momento lavorativo difficile. Nella stessa giornata un altro imprenditore, questa volta a Fasano in Puglia, ha compiuto lo stesso tragico gesto e, a quanto pare, per le identiche motivazioni del collega veneto.

Negli ultimi cinque anni in Italia, dal 2012 al 2016, sono stati 775 i casi di suicidio e 500 quelli tentati. I dati li ha diffusi l’Osservatorio “Suicidi per motivazioni economiche”. Nicola Ferrigni, direttore dell’Osservatorio e docente di Sociologia Generale e Politica della Link Campus University, parla, giustamente, di un’emergenza non più rinviabile. Quella dell’occupazione. Alla quale, però, si aggiunge il clima di grande instabilità del Paese, una crisi che dura da troppi anni e che non finisce quando il ministro dell’Economia ne dichiara la fine. O forse non è sufficiente dire che siamo fuori dalla crisi. Mancano gli strumenti, la guida, le spinte. Chi è sopravvissuto ad anni di stenti per far fronte, da un lato all’indebolimento generale dell’economia e dall’altro al carico fiscale mai diminuito, ha bisogno di nuove energie per ricollocarsi al meglio sul mercato.

Chi non ce l’ha fatta, o è stato capace di reinventarsi un lavoro magari all’estero, o ha ceduto, facendo drammaticamente incrementare il numero di suicidi legati a motivi economici. «Si va dall’indebitamento, alla difficoltà di pagare il mutuo, alla mancata riscossione di crediti vantati nei confronti della Pubblica Amministrazione, fino all’impossibilità di pagare gli stipendi dei lavoratori. Tutto questo però – ha spiegato Ferrigni – rivela come il problema occupazionale sia oggi un’emergenza non più rinviabile. Si tratta di un tema enorme, come dimostra il bilancio degli ultimi cinque anni che il nostro Osservatorio ha redatto. Il fenomeno, come si evidenzia, è territorialmente omogeneo e non è più limitato ai soli imprenditori ma si è allargato drammaticamente anche a chi ha perso il lavoro e, ormai 50enne, non riesce più a trovarlo».

La fascia d’età più esposta va dai 45 ai 54 anni, con un’incidenza pari al 34,8%. Il 24,9% riguarda invece la fascia d’età fra i 55 e i 64 anni e il 20,9% fra i 35 e i 44. Ma l’aspetto ancora più allarmante dei dati dell’Osservatorio è che nel 2016 il 2% dei suicidi ha interessato gli under 25, fascia d’età che, nel 2012, non contava alcun caso. E’ il Nord-Est a guidare la dolorosa classifica delle aree geografiche maggiormente colpite, con il Veneto regione con la percentuale più elevata di suicidi, pari al 17,3%. A seguire, la Campania, che conta il 12,6% e la Lombardia con il 9,4%. «Scorporando ulteriormente il dato geografico dell’intero quinquennio – evidenzia l’Osservatorio – , si rileva un numero più elevato di suicidi per motivazioni economiche soprattutto nelle province di Padova, Napoli e Venezia. A seguire, le province di Salerno, Treviso, Milano e Roma, e ancora quelle di Torino, Ancona e Avellino».

La crisi ha ridotto gli incassi e i ricavi, ai minimi termini, sono serviti a pagare i lavoratori e le stesse tasse di quando i ricavi erano pieni. Possibile che a chi guida il Paese non venga in mente un pensiero tanto semplice?

E’ il presidente della Confesercenti del Veneto Centrale Nicola Rossi a dire le cose come stanno: «Su 1.498 tra società, ditte individuali, lavoratori autonomi ben il 13% non ha pagato le imposte risultanti, e non per volontà politica o per protesta, ma per il semplice motivo di non avere i soldi per pagarle. Allo stesso tempo il 44% degli intervistati ha detto che punterà alla rateazione per riuscire a chiudere con Irpef, Irap e Ires».

Una legge sulla crisi da sovra indebitamento (la legge 3 del 2012, attiva dal 2015), anche soprannominata legge “salva suicidi”, esiste. E nel giugno del 2016, cento deputati di vari schieramenti politici hanno firmato una nuova proposta di legge sul sovraindebitamento, primo firmatario il deputato Pd Edoardo Fanucci. Abbiamo tentato in vari modi di contattarlo ma senza fortuna.

A ogni modo, da una nota trovata in rete si apprende che la legge riformerebbe quella del 2012: «E’ noto che la grande crisi, a partire dal 2008, abbia causato profonde trasformazioni nel tessuto economico e sociale del nostro Paese – è scritto -, generando un grave aumento dell’indebitamento e delle insolvenze dei soggetti non fallibili, vale a dire delle famiglie e dei consumatori più in generale, delle imprese agricole, delle piccole imprese. Nel 2012, con l’introduzione della legge sul sovraindebitamento, detta anche ‘salva suicidi’, sono stati messi a disposizione di tali soggetti nuovi strumenti per la cancellazione dei debiti al fine di ripartire da zero e di riacquistare un ruolo attivo nell’economia, senza restare schiacciati dal carico dell’indebitamento preesistente. Proprio per questo la legge ‘salva suicidi’ se adeguatamente riformata come prevede il progetto di legge sottoscritto da oltre cento deputati di vari schieramenti politici, può risolvere innumerevoli situazioni disperate di famiglie e di piccoli imprenditori che, lasciandosi alle spalle il vecchio indebitamento, possono intraprendere un nuovo inizio».

La proposta parla di eliminazione dell’infalcidiabilità dell’iva e delle ritenute nelle procedure di composizione; introduzione di norme processuali sanzionatorie per i creditori – finanziatori che abbiano violato le norme sul merito creditizio in occasione dell’erogazione di prestiti al debitore; eliminazione di casi revoca diritto delle procedure già omologate; introduzione del rendiconto del liquidatore per il principio della trasparenza; semplificazione dell’esdebitazione e il suo ampliamento a tutti i debitori.

Dove sia adesso la proposta di legge e con quali speranze di procedere il suo iter, non è chiaro. Si sa che dopo l’esame in Commissione e la discussione in Aula il testo è stato assorbito il 1° febbraio 2017 dall’approvazione di pdl abbinato. Il progetto di legge abbinato è quello presentato dal deputato Fabbri e altri: “Modifiche al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, in materia di diritti del fallito nella procedura fallimentare”. Evidentemente il tema non è ritenuto urgente.

Ma anche quando la visione cinica – per non dire ottusa – della classe politica contribuisce a creare ostacoli che sembrano insormontabili, esiste (deve sempre esistere) la possibilità di ottenere un aiuto. Vi sono varie associazioni che si occupano di questo tema. E lo fanno con grande dedizione e competenza. Sono attivi alcuni numeri verdi che forniamo di seguito a cui chiunque può rivolgersi per avere supporto e aiuto psicologico:

Telefono Amico 199.284.284

Telefono Azzurro 1.96.96

Progetto InOltre 800.334.343

De Leo Fund 800.168.768

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