Pubblicato il: 8 settembre 2017 alle 7:00 am

Sarà un’annata con meno vino Presto per parlare di qualità. Vendemmia 2017 scarsa ma l'Italia resta leader produzione mondiale

di Aldo Morlando.

Roma, 8 Settembre 2017- Alla fine anche la vendemmia risentirà del caldo eccezionale di questa estate. Quello che era solamente un presagio nelle scorse settimane è quasi una certezza. Al punto che Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, commentando le previsioni vendemmiali 2017, elaborate da Unione Italiana Vini e Ismea per l’Osservatorio del Vino, ha detto: «I cambiamenti climatici su scala globale stanno incidendo in maniera determinante anche sulle pratiche viticole delle nostre aziende; alcuni parametri climatico-ambientali – e, di riflesso, produttivi – si stanno modificando, mettendo in difficoltà i sistemi consolidati di misurazione previsionale dell’andamento produttivo. I dati rilevati ci parlano di una forte variabilità quali-quantitativa non solo tra zona e zona, ma all’interno dello stesso territorio tra micro aree differenti e, addirittura, tra vigneto e vigneto. La qualità, nella maggior parte delle zone analizzate, si mantiene su standard ottimali, anche se è troppo presto per definire con certezza come evolverà al termine della vendemmia e nei prossimi mesi. Il calo produttivo è stimato al 26%, invece, secondo le previsioni rimaniamo sopra i 40 milioni di ettolitri».

Meno vino per tutti, dunque. Le vigne mostrano frutti maturi, talvolta già in appassimento, segno della siccità che ha accompgnato l’ondata eccezionale di caldo soprattutto in agosto. Le regioni che hanno risentito più delle altre degli effetti negativi del clima sono la Sicilia, la Sardegna e l’Umbria. Le due isole si collocano infatti al top del calo con il 35%, stesso livello dell’Umbria che ha fatto i conti anche con il terremoto. La produzione si è ridotta del 32,5% anche per la Toscana e la Val d’Aosta, il Lazio e la Basilicata del 32%. Soffrono anche regioni come la Lombardia a -27.5% e le Marche, mentre producono in misura minore del 30% l’Abruzzo e la Basilicata. Emilia Romagna, Liguria, Molise e Calabria registrano quantità inferiori del 25%. Va meglio per il Veneto che diminuisce solo 17,5% e per il Trentino Alto Adige e la Campania che calano solo del 12,5%. Ancora meglio per il Friuli Venezia Giulia che diminuisce le quantità ma soltanto dell’11,5%.

«Anche in queste condizioni che non esito a definire estreme – ha aggiunto il presidente Abbona – l’Osservatorio del Vino supportato da Unione Italiana Vini e Ismea, attraverso la messa a sistema di una fitta rete territoriale di osservatori privilegiati del settore e la valutazione critica e comparata delle indicazioni da essa proveniente, è riuscito ad elaborare le prime considerazioni numeriche su questa annata utilizzando una metodologia che fino ad oggi ha dimostrato affidabilità assoluta. Ancor più degli altri anni, queste stime devono essere considerate come risultati medi di situazioni che hanno evidenziato margini di variabilità molto ampi. La flessione produttiva, comunque, ci sprona a lavorare con maggior decisione per incrementare il valore del prodotto e delle nostre esportazioni. I primi mesi del 2017 – ha precisato Ernesto Abbona – segnano un recupero del prezzo medio a litro che, però, ancora non basta: dobbiamo cogliere il trend di ripresa di questi mesi per migliorarlo ulteriormente, anche per rispondere in maniera adeguata al generale aumento dei prezzi dei vini all’origine registrato nelle diverse aree del Paese, che aiuta a stabilizzare la sostenibilità economica di tutti gli anelli della filiera. È chiaramente presto per fare proclami, ma mantenendo questo ritmo di crescita a fine anno si potrebbe superare la soglia dei 21 milioni di ettolitri».

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