Pubblicato il: 9 settembre 2017 alle 9:30 am

«Il lavoro torni al centro del progetto di vita» Quello dell’occupazione è stato il tema portante della due giorni organizzata dal Movimento Cristiano Lavoratori. Costalli: «Arginare i populismi con risposte adeguate»

di Giuseppe Picciano.

Senigallia (Ancona), 9 Settembre 2017 – «Cosa può accadere a una società democratica quando diventa imbarazzante augurarsi buon lavoro e il lavoro non c’è? Quali sono i principali cambiamenti in corso, sia a livello socio-politico sia a livello antropologico, a causa dei quali molte persone perdono il lavoro o devono ricominciare da capo?». E’ uno degli interrogativi forti che monsignor Filippo Santoro, Arcivescovo metropolita di Taranto, pone nella presentazione della Settimana sociale dei cattolici italiani in programma a fine ottobre a Cagliari e al quale si ispira il Seminario di studi del Movimento cristiano lavoratori in corso di svolgimento a Senigallia.

“Il lavoro che vogliamo; libero, creativo, partecipativo e solidale” è il provocatorio titolo dei lavori aperti dal presidente nazionale di Mcl Carlo Costalli. «Ci confrontiamo ancora una volta – dice Costalli – sul contributo di idee e iniziative in vista della Settimana sociale. Le sfide che la società deve affrontare sono complicate. Come per esempio l’onda d’urto dei populismi che va arginata con risposte adeguate alla gravità del momento. Queste sono le occasioni con le quali i cattolici devono riaffermare il loro ruolo libero e autonomo – aggiunge il presidente di Mcl -, mai al servizio del partito di turno. Mi fa piacere sottolineare, intanto, la tenuta dei servizi di Mcl in favore delle comunità territoriali a fronte delle crisi di altre organizzazioni. Mcl conserva e preserva un patrimonio di opere e di valori. Non smetteremo mai di invocare programmi di investimenti per i giovani, per la tutela dei corpi intermedi della società, per le politiche sociali».

Anche il vice presidente nazionale Mcl Piergiorgio Sciasqua sottolinea il ruolo dei circoli del movimento che «sono i nostri spazi organizzati al servizio dei territori dove si realizza il rapporto con le comunità. Occorre impegnarsi perché il lavoro torni a essere al centro del progetto di vita anche perché sembra purtroppo uscito dal dibattito politico. Bisogna respingere il processo di delegittimazione del nostro modello. Tuttavia il senso profondo delle nostre radici va vissuto realmente non soltanto enunciato. Si tratta di valutazioni che bisognerà fare anche in previsione del prossimo appello elettorale».

Don Fabiano Longoni, responsabile dell’Ufficio nazionale i problemi sociali della Conferenza episcopale italiana, entra nel merito della questione. «ll lavoro che vogliamo, è come ha detto Papa Francesco, dev’essere libero, creativo, partecipativo e solidale. Il lavoro non è una forma di espiazione del peccato né uno strumento per realizzare un utile per il possesso; è invece una realizzazione di se stesso finalizzato al bene sociale. Ecco la funzione cristiana del lavoro – aggiunge monsignor Longoni – mediante il lavoro, dice Papa Giovanni Paolo II, l’uomo non solo trasforma la natura ma realizza se stesso e diventa in un certo senso ‘più uomo’».

La chiave di lettura del “lavoro che vogliamo” sarà sviscerata nel corso della Settimana sociale a Cagliari a fine ottobre, attraverso quattro registri comunicativi: la denuncia, la narrazione, le buone pratiche, le proposte. Con la denuncia, mai fine a se stessa, bisogna dare voce ai deboli e prendere le loro parti per spirito di giustizia; con la narrazione emergeranno vicende professionali emblematiche e diversificate nella forma, nei luoghi, nell’organizzazione e nei contratti sullo sfondo di una sostanziale solitudine umana. Con le buone pratiche si analizzeranno tutte quelle esperienze che hanno creato nuove e sorprendenti occasioni di lavoro e nuove soluzioni per rispondere alle esigenze aziendali, personali, familiari. L’ultimo registro comunicativo è quello della proposta, vale a dire uno sforzo corale per alleviare i problemi delle comunità per rimodulare il lavoro adattandolo alle condizioni, alle esigenze e alle possibilità dei contesti locali.

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