Pubblicato il: 9 settembre 2017 alle 9:00 am

La Nazionale italiana, un bruttissimo anatroccolo. Per ora Le ultime due partite hanno evidenziato tutti i problemi della squadra. Tante le responsabilità. Ma prima di scagliarsi contro Ventura bisognerebbe ricordare cosa diceva Conte

di Alex Cotronei.

Roma, 9 Settembre 2017 – La ripresa del campionato di serie A sposterà per un po’ l’attenzione, ma dopo due deludenti prestazioni della nazionale italiana (Spagna-Italia 3-0 e Italia-Israele 1-0), in tanti si chiedono come reagirà la squadra e, soprattutto, quale sarà il suo destino. Domande lecite, anche se tra le frasi andate per la maggiore nei giorni passati c’è la vecchia litania «La Nazionale non si deve mai criticare ma sostenere». Non si tratta di criticare. La seconda partita disputata nell’arco di una settimana, anche concludendosi con una vittoria degli azzurri, è stata noiosa e sudata con poche occasioni da rete. Nonostante la mediocrità dell’avversario. Tutto qui. Naturalmente, a dispetto del patto stretto tra squadra e tifosi, le critiche sono arrivate, anche pesanti, a volte ingenerose. Come nel caso di Gigi Buffon, apparso lento, al punto che sia la critica sportiva che i tifosi gli addossano grande parte di responsabilità nei 3 gol ricevuti dagli spagnoli. «Si è tuffato in differita» ha scritto qualcuno, considerandolo ormai quasi un ex di questa Nazionale che dovrebbe cominciare – questi sono i pensieri dominanti – un processo di svecchiamento.

Con il favore dei soliti social, le critiche non si sono fermate al capitano. Tra i giocatori maggiormente criticati figura nella speciale classifica del “calciatore indegno di indossare la maglia della Nazionale” tale Lorenzo Insigne. Il giocatore ha da poco conquistato la maglia numero 10 e probabilmente è stato insultato anche per questo. «Non l’ha meritata», l’accusa più morbida. Ci si è messo pure Gianni Rivera a rendere le cose più difficili per il giovane talento napoletano e proprio alla vigilia dell’impegno spagnolo. Ovviamente, ma questo lo sa anche Rivera, non è facile per il ragazzo portare il peso di un’eredità così pesante: la maglia di Roberto Baggio, Alessandro Del Piero e Francesco Totti è più difficile da indossare. Insigne, poi, vive questa anomalia (tutta italiana e calcistica) per la quale deve faticare il doppio per meritare la 10 della Nazionale e ciò nonostante non sa se un giorno potrà indossare la 10 della sua squadra che è, forse, la più pesante in assoluto della storia del calcio mondiale. Certo, tornando alla sua prestazione, va detto che il ruolo che è stato disegnato per lui nella squadra è fuori da ogni immaginazione: terzino. L’Insigne che gioca basso in campionato è l’esatta collocazione di un esterno che va a dare una mano alla difesa e ne approfitta per ripartire, in velocità, da quella posizione. Sapendo, poi, di trovare compagni di reparto con i quali duettare in velocità. In Nazionale? Chissà.

Facciamo un passo indietro. E’ il caso di spendere due parole sul CT, l’autore di questa Nazionale. Giampiero Ventura, anziano signore del calcio italiano, in questi giorni non se l’è passata affatto bene ed è stato definito come il maggior responsabile della figuraccia italiana. Il tecnico, per molti, non sarebbe all’altezza della nazionale e tra le accuse e le critiche c’è stato pure chi ha urlato: «Ridateci Conte!». Ora, senza voler prendere le parti di Ventura che da esperto di calcio conosce sicuramente le sue pecche e quelle del suo undici, ma c’è da dire che fu proprio Antonio Conte, prima di andare via, a scoperchiare il vaso di Pandora, dicendo che non è possibile guidare una squadra di calcio non avendo la disponibilità piena dei giocatori, dovendo talvolta sottostare ai capricci dei club di provenienza e così via. Insomma fu proprio Conte a parlare apertamente di una missione impossibile. E lo fece avendo comunque portato a casa delle vittorie. E Prandelli? Ricordate cosa disse nel 2014? «Quando la Nazionale sarà la squadra più importante avremo risolto tutti i problemi». E Arrigo Sacchi? «Per far capire cosa voleva dire lavorare in Nazionale, bisogna pensare alla pazienza di riempire una cisterna enorme goccia a goccia mentre con i club la riempivi in tre-quattro mesi». Bisognerebbe andare a rileggere e riascoltare quelle affermazioni, oggi, prima di lapidare Ventura.

Ma veniamo a una analisi per comparto: la difesa si è dimostrata un reparto fragile e stanco, forse anche per l’età dei giocatori. Andrea Barzagli in primis; i suoi 36 anni non gli permettono di resistere per 90 minuti. Forse si è sentita l’assenza di Giorgio Chiellini. Ma non è pensabile far dipendere le sorti della difesa della nazionale da un 36enne e un 33enne. E’ fin troppo ovvio che, nell’area di porta ci sia bisogno di un rinnovamento. Non sarà facile perché poi tra i difensori italiani non ci sono molti profili che possono dare la stessa sicurezza, ma bisogna pur cominciare. Così come è necessario incoraggiare i giovani sulle fasce: Spinazzola, Conti, Zappacosta, Darmian e D’Ambrosio meritano fiducia, senz’altro, ma anche una bella iniezione di grinta, soprattutto considerando il gioco di Ventura molto spostato sulle fasce.

Rinnovata la difesa e incoraggiati i componenti è con il centrocampo che Ventura deve fare due conti. «Vince squadra che sbaglia meno», diceva Vujadin Boškov. E la squadra messa in campo dal tecnico ligure probabilmente ha sbagliato molto soprattutto a centrocampo. Se mettere in campo un 4-2-4 contro la Spagna è stato come andarsi a suicidare allegramente, riproporlo contro Israele è sembrato quasi uno sberleffo. E’ palese che contro una grande squadra come la Spagna, il cui punto forte è proprio il centrocampo, si soffra e si subiscano contropiedi pericolosi. E ad avere la peggio sono stati proprio Daniele De Rossi e Marco Verratti. Il primo aiutava chiaramente la difesa, e il secondo, che avrebbe dovuto spingere la squadra in attacco, si è trovato praticamente solo come Pollicino in mezzo agli orchi. Anche mettendocela tutta, ogni tentativo è stato reso vano prima dalla matematica (2 centrocampisti nostri contro il muro a centrocampo della Spagna) e poi dal talento dei nostri avversari che, tanto per fare un nome, in quella zona del campo hanno un certo Iniesta. E tra le immagini che più ricorderemo di questa Italia-Spagna, c’è il tunnel di Isco. Quello per il quale Verratti ha poi dichiarato: «Volevo alzarmi e applaudire».

Diamo uno sguardo all’attacco. Diciamo subito che sono state due partite (contro Spagna e Israele) nelle quali i centravanti non hanno inciso (una rete in due gare). In questo comparto abbiamo visto Insigne che si è adattato a terzino sinistro, aiutando uno Spinazzola in difficoltà. Senza poter svolgere il compito importante a lui affidato. Dall’altra parte Antonio Candreva ha giocato entrambi gli incontri ma è soprattutto nel secondo che si è fatto vedere. L’esterno interista non è riuscito a penetrare nella difesa spagnola, ma contro Israele ha impensierito gli avversari, anzi possiamo dire che è stata la fascia che ha funzionato meglio. Discorso a parte meritano Ciro Immobile e Andrea Belotti. Quest’ultimo era sfinito e infatti nel primo match la sostituzione è avvenuta al sessantesimo. Prestazione da dimenticare per il Gallo che non ha inciso sulle partite e soltanto una volta è riuscito a impegnare il portierone della Spagna. Accanto a lui, l’autore del goal contro Israele che ci ha fatto allungare sull’Albania: Immobile ha dato una scossa all’incontro e ha fatto gioire i tifosi azzurri, compreso Ventura. Ma anche la presenza contemporanea delle due punte in campo è apparsa più forzata che dettata da una scelta tattica. Alla fine è come se gli spazi si fossero ristretti per entrambi. Jorge Valdano una volta ha detto: «Il calcio è progredito come il traffico. Prima circolare era facile, adesso è diventato un inferno. Essendoci molte gambe che ti ostacolano, giocare con la palla a terra è difficile». Ecco perché Ventura avrebbe bisogno di provare e riprovare il suo progetto per la Nazionale. Il suo gioco va rimodulato. Anche perché i detrattori continueranno a dire che è un tecnico da metà classifica. E gli altri, quelli che non lo criticano apertamente, aspetteranno il momento buono per poter salire su un carro, uno qualsiasi purché li faccia sentire vincitori e contenti. Il Maestro Nils Liedholm diceva spesso: «L’allenatore di calcio è il più bel mestiere del mondo, peccato che ci siano le partite».

In vista della prossima gara contro la Macedonia, il prossimo 6 ottobre, quindi è evidente che Ventura e la sua Nazionale avranno molto da lavorare. A noi non resta che sperare che questo brutto anatroccolo qual è l’Italia, si trasformi in uno splendido cigno che sappia incantarci per la bellezza del suo gioco. E magari anche con qualche vittoria.

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