Pubblicato il: 11 settembre 2017 alle 7:30 am

Doppio sogno: trasgressioni e desideri nella Vienna decadente «I sogni ad occhi aperti sono notturni balli in maschera in pieno giorno». Dal libro, Stanley Kubrick ha tratto il film Eyes Wide Shut

di Caterina Slovak.

Roma, 11 Settembre 2017 – Questa Traumnovelle,  scritta da Arthur Schnitzler nel 1926, si svolge a Vienna durante il periodo che si snoda tra la fine dell’Ottocento fino agli inizi Novecento. E’ sera, i genitori ascoltano la fiaba che la loro bambina legge ad alta voce e i loro sorrisi traboccano di tenerezza. Una famiglia medio borghese, entrambi bellissimi, il dottor Fridolin e sua moglie Albertine, felici, particolarmente intelligenti e complici… Ma si volta pagina e come se si spingesse una porta, si entra in un’altra stanza, la loro camera. I due coniugi, appena rientrati da una festa in maschera, fanno un gioco: raccontarsi i loro più intimi desideri, e sembra che niente possa fare paura. Niente può ostacolare una cosciente disinvolta serenità, niente può far paura. La coppia è eccitata: durante il veglione di Carnevale, infatti, entrambi hanno incontrato ambigue e misteriose figure mascherate che hanno risvegliato in loro strane emozioni, una nuova libertà e una forte attrazione verso il proibito. Così Albertine confessa al marito di essersi invaghita di un giovane ufficiale la scorsa estate e di aver più volte sognato di concedersi a lui. Il marito, scioccato, forse per ripicca, confessa alla moglie la sua attrazione verso una quindicenne, conosciuta sempre al mare.

Ancora seccato e nervoso il dottore esce, chiamato da un suo paziente. Fridolin inizia così il suo vagare per le strade notturne di Vienna, metafora di un vagare dentro se stesso; la tentazione e la seduzione sembrano richiamarlo sotto forma di donne, fanciulle, giovani prostitute da cui viene continuamente adescato. E’ invitato a una festa, decide di andarci. La festa è in realtà un’orgia riservata a pochi intimi, Fridolin, che gradirebbe partecipare («I desideri nascosti, appena intuiti vanno talvolta a formare torbidi e pericolosi mulinelli persino nell’anima più limpida e pura» ), viene riconosciuto come infiltrato, allontanato con minacce e salvato da una donna bellissima e nuda. Seguono omicidi e minacce in cui sarà coinvolto anche il protagonista, ma a farne le spese maggiori sarà proprio la  bellissima ragazza che aveva preso le sue difese alla festa.

Fridolin ritorna a casa preoccupato. Qui incontra la moglie che, dopo essersi svegliata da un incubo, gli confessa quello che aveva sognato: ancora una volta ha sognato di fare l’amore con il giovane ufficiale di cui si era invaghita. Fridolin è confuso, non capisce se anche lui ha sognato o se ha vissuto davvero le avventure notturne. Cerca  delle risposte, ma non le troverà mai. Ha sognato? Ha trascorso davvero una notte così?

Le esperienze della coppia, reali o sognate, rendono ancora più fragile la loro situazione, rispecchiano il disagio insito nel loro intimo, distruggono il già inconsistente ordine precostituito della stessa.

Ma, dopo il racconto del sogno della moglie, Fridolin comprende che la sua fuga verso l’ignoto e il misterioso deve comunque terminare: la notte è passata, con i suoi dubbi, fantasmi e tentazioni. Comprende che per tutto il tempo ha avuto davanti a sé l’immagine di lei, di Albertine e in tutte le donne desiderate non vedeva altre se non lei. Non resta ai due, quindi, di ritrovarsi e «[…] ringraziare il destino, credo, di essere usciti incolumi da tutte le nostre avventure…da quelle vere e da quelle sognate».

Il romanzo vede realtà e sogno confondersi continuamente: Schnitzler utilizza la dimensione onirica come veicolo di desideri repressi e nascosti ma anche e soprattutto come mezzo catartico per riscattare i protagonisti dalla realtà e togliere loro dalla condizione di alienazione simboleggiata per tutta l’opera dal facile simbolismo del travestimento e dalla maschera. La crisi della coppia borghese, con l’incomunicabilità del matrimonio che turba l’equilibrio uomo/donna, per Schnitzler è emblematica della crisi dell’individuo di fronte alla realtà dell’esistenza. Da questa novella, nel 1999 Stanley Kubrick ha tratto il celebre film Eyes Wide Shut, con Tom Cruise e Nicole Kidman.

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