Pubblicato il: 12 settembre 2017 alle 3:42 pm

Cosa c’è dietro il blackout del Milan? Nella terza giornata di campionato di serie A, è il match tra la Lazio e i rossoneri a finire sotto la nostra lente

di Andrea D’Orta.

Roma, 12 Settembre 2017 – Nessuna sorpresa nel terzo turno della Serie A, vincono tutte le favorite: terzo successo di fila per Juve, Napoli e Inter, appaiate a punteggio pieno e prime in classifica; Atalanta, Udinese e Cagliari conquistano i primi tre punti tra le mura amiche; il Torino espugna il Vigorito dopo una prestazione sottotono e sale a sette punti; rinviata per allerta meteo, invece, la sfida tra Samp e Roma, che si preannunciava spettacolare (Giampaolo e Di Francesco predicano da sempre il bel gioco). Unici risultati che fanno notizia (per la rotondità del punteggio finale), sono quelli maturati al Bentegodi, stadio in cui la Fiorentina si impone con un roboante 0-5, e all’Olimpico, dove la Lazio demolisce il Milan in appena cinquanta minuti di gioco, siglando quattro reti e concedendo agli avversari solo la magra consolazione per il gol della bandiera.

Analisi tecniche e approfondimenti sul match clou di giornata: Milan-Lazio

Inzaghi stravince la sfida con Montella: Ciro, versione uragano, gli dà una grossa mano. Non poteva passare inosservata la prestazione del bomber di Torre Annunziata, Ciro Immobile, autore di una tripletta da sogno contro il Diavolo. Di fronte aveva uno dei migliori difensori d’Europa, Bonucci (d’altronde non si passa da top player a giocatore normale dopo una partita storta), non uno qualunque insomma. Eppure il numero diciassette biancoceleste ha mandato letteralmente in tilt il capitano e la retroguardia rossonera , insieme a Luis Alberto, altro grande protagonista (inatteso) della partita di domenica. Un inizio niente male per il centravanti azzurro: doppietta nella sfida di Supercoppa contro la Juve, il gol che aveva aperto le marcature contro il Chievo e per finire, la rete decisiva in Nazionale contro Israele. La cosa che più stupisce di questo giocatore, almeno per quanto mi riguarda, è la sua partecipazione al gioco corale, la sua applicazione e il sacrificio per la squadra nell’arco dei novanta minuti, che non scalfiscono in alcun modo la freddezza sottoporta. Ciro non ha nulla a che vedere con il cognome portato sulle spalle; difficilmente, infatti, staziona per tanti minuti in area di rigore, ma ha un ampio raggio d’azione e non disdegna (tutt’altro) la fase difensiva. Tecnicamente non sarà eccelso, ma rappresenta comunque un bel biglietto da visita per tanti ragazzi, il talento richiede umiltà e abnegazione per essere sfruttato al 100% (Balotelli docet).

Inzaghi: tanti meriti e un lavoro che parte da lontano

Col Milan Simone Inzaghi non ha fatto altro che riproporre il modulo di gioco affermato nell’annata precedente. Che dire del tecnico romagnolo classe ‘76, arrivato in punta di piedi due anni fa al posto di Pioli; si è guadagnato sul campo la riconferma, a suon di risultati e prestazioni convincenti. Un allenatore che ha saputo dare in poco tempo una precisa identità di gioco alla squadra, e che riesce a mettere i suoi calciatori nelle condizioni migliori per esprimere il loro potenziale. Milinkovic-Savic è solo l’ultimo caso, ma su tutti menzionerei l’intuizione di Felipe Anderson (assente con il Milan a causa di una tendinopatia) a tutta fascia nel 3-5-2. Chi avrebbe mai pensato che il brasiliano potesse adattarsi e sacrificarsi come un fluidificante vecchio stile. Stesso discorso per Keita (ceduto al Monaco), esploso nella seconda parte di stagione nel ruolo di seconda punta. Ciò significa che l’allenatore tocca le corde giuste dei giocatori. Carisma e personalità sono doti essenziali per avere il pugno della situazione e reggere l’urto con i giocatori più “caldi”. Ad Inzaghi non mancano.

Coraggio o errore di presunzione per Montella? Tanti milioni in panchina…

Ma cosa c’è dietro questo blackout del Milan? Ovviamente in primis i meriti della squadra affrontata, ma non solo. Montella si è preso delle responsabilità importanti, rischiando un po’ (forse più di quanto si aspettasse). La Lazio è una delle squadre più rodate del campionato, una delle rose che ha cambiato di meno (nove/undicesimi della formazione schierata sono gli stessi della stagione scorsa) e magari un pizzico di accortezza in più, negli undici titolari, andava ricercato. Facile parlare a fine partita, a bocce ferme, ma questo è stato il responso del campo. Di sicuro schierare Montolivo accanto a Biglia non si è rivelata una scelta vincente e azzeccata; Kessié si è letteralmente sfiancato e ha dovuto correre per tre, anche Biglia non è un giocatore dinamico ed aveva pochi allenamenti nella gambe. Va detto che Bonaventura non era al meglio, anche questo ha influito nella scelta dell’ex capitano nel ruolo di mezz’ala. Calabria a destra ha patito e non poco le scorribande offensive del dirimpettaio Lulic e della rivelazione Luis Alberto. Mentre sull’impiego del giovane Cutrone non c’è nulla da obiettare, a mio avviso. Come fai a togliere dal campo un giocatore che ti segna un gol a partita? La crescita dei giovani passa anche e soprattutto attraverso queste partite. Ripeto, è stato un Montella molto coraggioso. Ma non è certo un dramma lanciare e credere nei giovani, e non sarà una battuta d’arresto arrivata alla terza giornata a segnare la stagione rossonera. Siamo solo all’inizio. Il tecnico rossonero, nel post partita, non ha escluso nell’immediato di passare alla difesa a tre, magari adottando un 3-4-2-1 che consenta a diversi giocatori di esprimersi al meglio: in primis Bonucci perno e regista difensivo e Calhanoglu nel suo vero ruolo di trequartista. Molti nodi da sciogliere per l’aeroplanino, e in fretta. Il treno per la Champions non aspetta.

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