Pubblicato il: 12 settembre 2017 alle 9:00 am

Vini francesi: il riscaldamento globale preoccupa l’industria Il raccolto del 2017 si annuncia «storicamente al ribasso», secondo il Ministero dell'Agricoltura. Un duro colpo per il settore del vino, che rimane uno dei motori dell'economia francese

da Lione (Francia), Teresa Terracciano.

12 Settembre 2017 – La quantità di vino quest’anno sarà meno importante. Questa diminuzione nella raccolta è dovuta a condizioni meteorologiche sfavorevoli: il gelo in primavera non ha risparmiato i vigneti, seguito da siccità e forti venti su gran parte del territorio. Il sud-ovest – in particolare Bordeaux, Charentes, Alsazia e Jura – sono stati i più colpiti. Alcuni vigneti sono stati in grado di compensare in parte le perdite, come la Valle della Loira, ma altri hanno subito ulteriori battute d’arresto. Infatti, la grandine ha giocato un brutto scherzo ai viticoltori in Borgogna-Beaujolais e in Linguadoca.

Quest’anno, Agreste stima la raccolta «a 37,2 milioni di ettolitri» che è «inferiore del 18% rispetto al 2016 e del 17% inferiore alla media degli ultimi cinque anni». Queste cifre sono già state confutate dalla precedente stima del Ministero di 37,8 milioni di ettolitri nel mese di luglio. Si teme, infatti, che il 2017 sarà stato «il raccolto più esiguo dal 1945».

Una riduzione del volume del raccolto avrebbe conseguenze finanziarie significative per l’industria del vino, un settore decisivo per l’economia francese.

Come prodotto che gode di ottima reputazione in tutto il mondo, il vino francese viene consumato enormemente all’estero. La Francia dispone di risorse solide, dal momento che le aree di vigneti coprono 785.000 ettari ed è il secondo paese produttore di vino al mondo, dietro l’Italia.

Secondo la relazione annuale della Federazione degli Esportatori di Vini e Distillati (FEVS) per l’anno 2016, le vendite di vini e bevande alcoliche hanno prodotto 10,5 miliardi di euro, ossia «l’equivalente della vendita di 118 Airbus». Infatti, il vino è secondo alle esportazioni francesi dietro l’aeronautica, ma prima di profumi e cosmetici.

Se il saldo commerciale dei vini e alcolici è aumentato dell’1% fra il 2015 e il 2016, da 10,4 a 10,5 miliardi di euro, tre dei cinque mercati più importanti per la Francia – Regno Unito, Germania e Singapore – hanno ridotto le loro importazioni di vino francese. Tuttavia, le cifre sono molto inferiori a quelle della Cina e degli Stati Uniti, le cui importazioni di vino francese sono in costante aumento e sono aumentate rispettivamente dell’8% e del 13% tra il 2015 e il 2016.

A far fronte al cambiamento climatico nel mondo della viticoltura, programmi di ricerca sono già in corso, in collaborazione con i principali vigneti francesi. I primi incroci, più resistenti, dovrebbero essere commercializzati a partire dal 2030. Sarà quindi necessario convincere il settore ad utilizzare nuove varietà e a modificare le specifiche qualità  che definiscono le varietà autorizzate per ciascuna denominazione di origine controllata, il famoso DOC. Il punto interrogativo, in ultima analisi, rimane il consumatore. In trent’anni il vino può sempre essere fatto a Bordeaux o nella valle del Rodano, ma non avrà più lo stesso gusto e non utilizzerà le stesse varietà di uva di oggi.

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