Pubblicato il: 13 settembre 2017 alle 7:00 am

Tatuaggi, particelle di inchiostro viaggiano nel sangue Nei colori anche sostanze come nichel, cromo, manganese, cobalto e il biossido di titanio

di Giulio Caccini.

Roma, 13 Settembre 2017 – L’ultima indagine disponibile, realizzata nel 2015 dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’IPR marketing, su un campione di quasi 8000 persone rappresentativo della popolazione italiana dai dodici anni in su, ci dice che quasi sette milioni di italiani, il 12,8% della popolazione, ha almeno un tatuaggio. La pratica è più diffusa tra le donne (13,8% delle intervistate) rispetto agli uomini (11,7%). Il primo tatuaggio viene effettuato a 25 anni, ma il numero maggiore di tatuati riguarda la fascia d’età tra i 35 e i 44 anni (29,9%). Tra i minorenni la percentuale è pari al 7,7%. E lo 0,5% ha effettuato un tatuaggio con finalità mediche; il 3% un tatuaggio per finalità estetiche.

Fin qui i numeri. Un altro tipo di ricerca, invece, ha stabilito che gli inchiostri usati per i tatuaggi possono liberare minuscole particelle, delle dimensioni inferiori a un milionesimo di millimetro, capaci di viaggiare nel sangue fino a raggiungere i linfonodi, vere e proprie “sentinelle” delle difese immunitarie. Sono state osservate per la prima volta grazie al più potente dei microscopi, la luce di sincrotrone, e le conseguenze per la salute al momento non sono chiare. Pubblicata sulla rivista Scientific Reports, la scoperta si deve al gruppo coordinato da Ines Schreiver, dell’Istituto Federale tedesco per la valutazione dei rischi (Bfr).

Al momento le uniche conseguenze osservate sono un rigonfiamento cronico dei linfonodi. Commentando la statistica dell’Iss, Alberto Renzoni, esperto dell’Istituto Superiore di Sanità, aveva detto: «Il tatuaggio non è una camicia che si indossa e si leva, è l’introduzione intradermica di pigmenti che entrano a contatto con il nostro organismo per sempre e con esso interagiscono e possono comportare rischi e, non raramente, anche reazioni avverse e per questo è fondamentale rivolgersi a centri autorizzati dalle autorità locali, con tatuatori formati che rispettino quanto prescritto dalle circolari del Ministero della Salute».

Hiram Castillo, del Centro europeo per la luce di sincrotrone Esfr (European Synchrotron Radiation Facility) di Grenoble ha spiegato: «Quando qualcuno vuole farsi un tatuaggio è molto attento a rivolgersi a centri che utilizzano aghi sterili. Tuttavia nessuno controlla la composizione chimica dei colori, bisognerebbe farlo e adesso ne dimostriamo il motivo».

Lo studio fa rilevare che la maggior parte degli inchiostri usati nei tatuaggi contiene pigmenti organici, ma anche sostanze come nichel, cromo, manganese, cobalto e il biossido di titanio usato per il bianco. Le immagini di campioni di pelle e linfonodi prelevati da persone tatuate, osservate grazie alla luce di sincrotrone, hanno permesso di vedere nei tessuti le minuscole particelle liberate dai colori. Chissà cosa ne penseranno quei 7 milioni di italiani…

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