Pubblicato il: 15 settembre 2017 alle 9:30 am

Burocrazia, il male (visibile) del Paese, che nessuno prova a debellare Il coro è unanime: «Produce solo costi e danni». Poi, per cambiare tutto, ci si affida ai burocrati

di Marzio Di Mezza.

Roma, 15 Settembre 2017 – E’ bastato il conto presentato ieri dal centro studi della Cna per lanciare l’ennesimo allarme: «La burocrazia costa alle imprese 22 miliardi ogni anno». E quando il Segretario Generale della Confederazione, Silvestrini, ha incontrato in un incontro pubblico il ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Madia ha più morbidamente detto che verrà messa in piedi «una grande banca dati per misurare quanto pesa sulle imprese la burocrazia».

Ma c’è ancora bisogno di valutare il peso opprimente della burocrazia, quasi pari solo a quello dell’imposizione fiscale nel nostro Paese? Quanto altro tempo occorre affinché si possa riconoscere ufficialmente nella burocrazia uno dei mali che rallentano, frenano, zavorrano la crescita generale produttiva ed economica?

Anche al più distratto degli osservatori sembrerebbe inevitabile una presa di coscienza prima e di posizione poi, rispetto a un argomento che trova spazio in qualsiasi discussione che ruoti intorno all’economia nazionale. Un esempio? Provate oggi a digitare “burocrazia” come chiave di ricerca tra le notizie su Google. Ecco alcuni dei titoli che troverete:

Maltempo a Livorno, il vescovo: “Basta burocrazia, si intervenga”.

Amatrice strangolata dalla burocrazia.

“Dopo il terremoto, è la burocrazia a fare paura”.

Burocrazia, il male che fa danni all’Italia.

E, ancora, una drammatica lettera pubblicata da uno quotidiano della Sardegna: “Mia madre, malata di cancro, e questa burocrazia che ci sta uccidendo“.

L’opinione pubblica prende atto passivamente. La politica (tutta) guarda altrove. Il tessuto produttivo subisce.

Il guaio è che anche quando si annunciano provvedimenti di riordino e snellimento si finisce per ingarbugliare ulteriormente e appesantire il già vasto complesso di leggi, decreti applicativi, leggine regionali, rimandi e richiami, eccetera, eccetera, eccetera. Forse perché il compito di annullare gli effetti nefasti della burocrazia è affidato ai burocrati?

Una riprova? Facciamo ancora ricorso a Google, digitiamo “legge anti burocrazia”. Anni e anni di annunci e commenti e agitazioni, inutili evidentemente. Dal “Piano anti-burocrazia, è legge”, de La Repubblica del 15 maggio del 1997 ai titoli dedicati oggi allo studio della Cna: per la burocrazia “Ogni impresa in media versa 2euro l’ora, 16 al giorno”.

Pure ci sarà qualcuno pronto a dire che molte cose sono cambiate, che tanto è stato fatto e si sta facendo per ridurre il carico gravoso del formalismo amministrativo. Evidentemente non è così. Oppure non basta. La realtà incontrovertibile è che sono trascorsi, da quell’articolo di ‘Repubblica’, venti anni: di governi e di leggi, di studi e di denunce, di titoli giornalistici e di proclami. Venti anni trascorsi inutilmente a parlare di burocrazia.

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