Pubblicato il: 17 settembre 2017 alle 7:00 am

Il monastero di Ripoll e la ‘Questione islamica’. Seconda parte Viaggio tra simboli e luoghi dimenticati. «La fede non è una grandezza al di fuori della Storia»

di Michele Selvaggio.

Roma, 17 Settembre 2017 – Il solo portale renderebbe già, ulteriormente, ragione della ricchezza culturale e storica del posto. Unitesi la Catalogna e l’Aragona, Ripoll, soppiantato da altri monasteri (specie Poblet), decade. Nel secolo XV se ne stacca il priorato di Montserrat, che diventa abbazia, e con alterne fortune si giunge fino al 1886, quando,  mons. Morgades, vescovo di Vich, secondato da tutto il paese, iniziava l’opera ingente di ripristinare la basilica romanica ed il bel chiostro. La moderna consacrazione ebbe luogo nel 1893.

La chiesa è a croce latina con cinque navate, divise da pilastri e colonne, e sette absidi aderenti al transetto; è opera grandiosa, ispirata in modo assoluto alle tradizioni delle grandi basiliche cristiane. La facciata fu ritenuta della prima metà del sec. XI, contemporanea dell’abate Oliva e lavoro di un monaco tedesco chiamato Arnaldo de Walter, sotto influenza stilistica lombarda, e come detto, fonte dell’iconografia delle sue sculture furono le bibbie miniate catalane del sec. XI.

Pianta interna (Fonte Monastero)

È formata da una parete di 10 metri di lunghezza, che nel mezzo ha un ampio portale a tutto sesto: è tutta istoriata in sette zone con rappresentazioni dell’Antico e del Nuovo Testamento, di Evangelisti, di angeli, ecc. Nel chiostro si distinguono due epoche ben differenti: l’ala presso alla basilica appartiene al periodo romanico e gli altri tre lati furono eseguiti di mano in mano che si avanzava l’arte gotica. Il terremoto del 1428 fece crollare la volta della navata centrale e la cupola della chiesa; ma pochi anni appresso la costruzione fu riparata e coperta alla maniera gotica; poi fu soggetta a ripetute mutilazioni, che culminarono con quella subita nel 1826-1830 nel gusto neoclassico allora prevalente.

Luogo quindi da scoprire e da farci visita per i numerosi turisti che spesso si limitano alla sola visita della città di Barcellona. Le dolorose notizie di cronaca ci impongono anche delle sintetiche osservazioni. La questione della relazione tra le religioni va acquistando un’importanza sempre maggiore che deve assolutamente essere affrontata in Etica ed in Politica. Ciò che è accaduto ci obbliga non a trattare sull’esperienza religiosa di altri o di determinare il valore di altre esperienze di Dio. La domanda imposta dai fatti è proprio sulla relazione tra le diverse religioni. Ormai è incontrovertibile l’esistenza di una pluralità di esperienze religiose. La Storia ci indica che i fattori indicati all’origine di questa situazione (informazioni, migrazioni, globalizzazione tecnologico-industriale) non sono religiosi. La domanda non è maturata all’interno dello sviluppo delle religioni (o di una religione), ma viene dall’esterno, rispetto all’esperienza religiosa. Detto altrimenti: le religioni pongono un problema di relazione come figure parziali del sistema culturale moderno. Ciò implica che la questione non riguarda il rapporto tra esperienze religiose e tanto meno la verità di una sola religione, quanto piuttosto la ineluttabile, per il sistema, pacifica convivenza di una pluralità di religioni non differibile in quanto indispensabile alle esigenze di tolleranza pacifica in un sistema sociale globale, altrimenti implodente. Ne deriva l’importanza del dialogo interreligioso scevro reciprocamente di intolleranze se si vuole con-vivere nel villaggio globale. L’esempio ed il simbolismo di quanto narrato di Ripoll ci ammonisce che la fede non è una grandezza al di fuori della Storia, che possa giudicare gli altri fenomeni storici dall’alto o dal di fuori. Non esiste possibilità di verità assolute o relativismi.  Altrimenti avremo, e il narco-imam lo dimostra, una risposta distorta alla scoperta della storicità: il fondamentalismo, ossia: «… un meccanismo di organizzazione religiosa che di fronte alla relativizzazione moderna della religione riafferma l’assolutezza delle verità di fede, immunizzando così una forma storica della religione da qualunque critica e colloca in un “al di là” ideale, che giudica tutto senza essere giudicato da nessuno. Si intuisce il sospetto di violenza da parte della cultura moderna: un frammento della storia pretende di essere il tutto e l’assoluto…».

Il Monastero di Ripoll e la ‘Questione islamica’, prima parte. 

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