Pubblicato il: 18 settembre 2017 alle 8:00 am

‘Plastic’: il progetto che mette insieme arte e ambientalismo Un’istallazione metallica, una vera e propria opera d’arte, per riflettere sui danni causati dal materiale plastico in mare

di Arcangela Saverino.

Palermo, 18 Settembre 2017 – E’ l’amore per il mare che ha spinto il giornalista Dario La Rosa, in arte Pablo Dilet, ad intraprendere diversi mesi fa un progetto con la finalità di ripulire arenili e fondali dai materiali dannosi che li inquinano. “Plastic” inizia con la raccolta di chili e chili di plastica sulle spiagge delle isole Egadi, che ha coinvolto anche centinaia di bambini. Pablo ha poi riflettuto sulla possibilità di trasformare la parola in un’opera tangibile, qualcosa da vedere e toccare: da qui la decisione di ingabbiare la plastica raccolta all’interno di lettere metalliche, realizzate dallo stesso artista, che si sono trasformate, così, in vere e proprie gabbie per imprigionare, simbolicamente, il materiale inquinante. L’idea è di sensibilizzare tutti al rispetto dell’ambiente e del mare, di porre l’attenzione sulla necessità di frenare questo tipo di inquinamento ormai diventato di rilevanza globale.

Il progetto è stato proposto all’Area Marina Protetta delle isole Egadi e al Comune di Favignana che, grazie alla loro promozione, è stato protagonista di un tour estivo. Dopo Favignana, l’installazione “Plastic” ha raggiunto Marettimo e Levanzo, per completare il giro tra le isole che compongono l’arcipelago delle Egadi. In questi giorni di settembre, invece, è approdata all’interno di Festambiente Mediterraneo, la Kermesse ambientale organizzata da Legambiente Sicilia a Palermo.

Noi di nefatti.it abbiamo raggiunto l’artista Pablo Dilet.

Ci racconti di lei e del suo progetto, di come nasce e si sviluppa. Quando è nata l’idea di ingabbiare la plastica e trasformarla in un’opera d’arte?

«Ho speso la vita a fare il giornalista ma non è mai mancata l’arte. Ho scritto libri, sono stato un buon musicista di blues con tanti concerti alle spalle e ho sempre considerato l’arte come una forma d’espressione che prima o poi mi sarebbe piaciuto esplorare. La voglia di conoscere, di esplorare e di poter dare agli altri la possibilità di un punto di vista o una emozione sono alla base anche del lavoro artistico.

Nel mio caso ho fatto una riflessione sulla parola, troppo spesso ormai priva di forza, veloce a causa dei social e ho provato ad immaginare come la parola potesse trasformarsi in opera tangibile, qualcosa da vendere in una forma differente e da poter toccare, sentire in modo differente per penetrare nell’animo.

L’idea di ingabbiare la plastica nasce dal mio amore per il mare, che frequento in ogni stagione dell’anno. I dati allarmanti sul suo stato di salute mi hanno spinto a cercare qualcosa che invitasse a delle buone azioni oltre che ad una riflessione. Così ho pensato alla più grande Area marina protetta d’Europa come possibile partner per lanciare questo messaggio. Ed in loro ho trovato un importantissimo partner».

Lo pseudonimo Pablo Dilet come nasce?

«La prima installazione, l’opera Thank You che ora è diventata un’opera permanente alla Farm Cultural Park di Agrigento, ha lanciato un progetto di art education con i bambini ed ha partecipato alla importante fiera di Bologna Set Up grazie alla Galleria Giuseppe Veniero Project, è nata quasi come un gioco anche se in una location eccezionale: Piazza Pretoria a Palermo. Nel gioco c’era quindi il desiderio di poter raffrontarsi ai grandi come Pablo Picasso, senza mai dimenticare il gioco e l’autoironia. Ecco allora la parola Diletto, divertimento. Dall’unione n’è nato anche lo pseudonimo».

Se un giornalista decide di fare l’artista è perché i giornali sono in crisi o perché il richiamo dell’arte è più forte del mestiere di informare?

«Entrambe le cose. Ma anche dalla possibilità di informare attraverso l’arte, di arrivare al cuore delle cose usando la stessa emozione che suscita un bel libro, un dipinto, eccetera. Nel mio caso la forma artistica è molto legata a temi sociali, anche per la ricerca rivolta ai bambini che spesso sono coprotagonisti delle mie opere. I bambini di Ballarò, il famoso mercato storico di Palermo, che hanno colorato alcune stoffe del Welcome Carpet o quelli delle Egadi che hanno aiutato nella raccolta della plastica».

Il progetto “Plastic” ha a cuore la sensibilizzazione dei bambini al tema dell’ambiente. C’è qualcosa che ha imparato da loro in questo percorso?

«Dai bambini impari che il mondo potrebbe essere bellissimo e senza difficoltà alcuna. Vivono già il messaggio che cerchi di insegnargli. E se il messaggio guarda alla bellezza anche l’effetto sarà lo stesso».

C’è un fatto particolare verificatosi durante il tour che vuole raccontarci?

«La cosa più bella capitata a Plastic è la storia di Cassiopea, una tartarughina recuperata nelle acque delle Egadi mentre eravamo a Levanzo a raccogliere. Non nuotava a causa di un solo tappo di plastica di una bottiglia di ammoniaca. La tartaruga è tornata in libertà ed il tappo è diventato il simbolo di questa installazione. Artisticamente abbiamo scelto di metterlo da solo nella lettera S, come un monito di speranza».

Qual è il futuro del progetto? Programmi, eventi, nuove idee?

«Il progetto è magnetico, attrae per tutte le cose che ci sono dentro, l’idea è allora quella di poter farne vivere le emozioni ai bambini e alla gente di altri luoghi. Per il resto le idee non mancano mai. Ci sono tante cose in cantiere. Fra le più vicine la partecipazione alla Giornata nazionale del Contemporaneo con un’opera dal titolo “Baciami” e a seguire un lavoro che basa tutto sull’ironia. Affrontare la vita con il sorriso sulle labbra credo renda tutto più bello».

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