Pubblicato il: 19 settembre 2017 alle 10:00 am

Scuola: il registro elettronico non piace a tutti Secondo un sondaggio molti professori lo utilizzano insieme al cartaceo, soprattutto al Sud. E per la compilazione spesso gli studenti danno una mano

di Giulio Caccini.

Roma, 19 Settembre 2017 – Sul quotidiano della scuola online ‘Tecnica della scuola’ vengono messi in guardia i docenti svogliati che rimandano la compilazione del registro elettronico che «deve essere effettuata – si legge – dal docente in tempo reale e in tutte le sue parti, per evitare possibili sanzioni disciplinari. Alla prima ora di lezione e, durante tutta la giornata scolastica, a qualsiasi cambio di ora, il docente ha il dovere di aggiornare in tempo reale il registro elettronico di classe e quello personale della materia dell’insegnante».

Il Registro elettronico ha fatto il suo ingresso nella scuola italiana ufficialmente nel 2012 con il decreto legge n. 95, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012 n. 135. Ma a tutt’oggi sono ancora molti i docenti che non hanno un buon rapporto con questa modalità e, quando non affiancano la tecnologia alla tradizione – cioè scrivendo prima i voti sul registro tradizionale per poi trasferirli sul sistema informatico – , capita che chiedano aiuto agli studenti per l’inserimento dei dati.

Skuola.net è andata a curiosare negli istituti italiani intervistando 7mila studenti delle scuole medie e superiori proprio sul rapporto che i professori hanno con le nuove tecnologie. Quello che emerge è che per il 55% degli intervistati il registro elettronico ha completamente rimpiazzato quello cartaceo (al Nord si va oltre quota 70%), per un altro 26% ancora ‘convive’ con quello tradizionale. Soltanto nel 19% dei casi (meno di 2 su 10) questo strumento non ha fatto proprio breccia.

Al Sud il 45% degli studenti racconta che si è rimasti ancorati al passato. Anche perché viene fatto notare che non sempre il livello di sviluppo tecnologico delle scuole permette di sfruttare il registro elettronico appieno: solo nel 70% dei casi in cui ‘funziona’ il nuovo strumento, i dati vengono inseriti in tempo reale. Nel 14%, invece, le informazioni vengono appuntate su carta per poi essere caricate utilizzando il computer del laboratorio d’informatica o quello della sala professori. Nel 12%, poi, sono addirittura i bidelli a occuparsi dell’inserimento, passando per le classi per raccogliere tutti i dati e caricandoli a fine giornata.

E’ sempre ‘Tecnica della scuola’ a ricordare che: «Per i docenti che vengono scoperti a non compilare il registro elettronico in tempo reale può scattare la sanzione disciplinare che nei casi più gravi può sconfinare ad essere un reato del codice penale, in quanto, come abbiamo detto il registro di classe è un atto amministrativo ufficiale da tenere aggiornato in tempo reale».

L’aiuto degli studenti. La maggior parte degli studenti, il 58%, sostiene che il docente compila personalmente il registro elettronico e un altro 18% che il compito viene delegato solo di rado. Ma un quarto di loro – il 24% – dice che sono gli stessi ragazzi a mettere mano al registro, su richiesta degli insegnanti: il 12% solamente a quello di classe (per segnare presenze, assenze e compiti), e una stessa quota (12%) anche al registro personale. E le famiglie? Il numero dei genitori che consultano il registro elettronico cresce ma non abbastanza. Lo strumento che consente soprattutto ai genitori di essere aggiornati sulle attività scolastiche dei propri figli, viene ancora snobbato dalle famiglie.

Rispetto al 2016 si segnala un incremento del 3% tra chi entra di frequente nel sistema informatico scolastico: il 47% degli studenti intervistati affermano che i propri genitori lo controllano spesso, il 32% ogni tanto. Con differenze tra ragazzi che vivono nel Nord e nel Sud Italia. Rispetto al dato medio, al settentrione sono quasi 9 su 10 – l’87% – a essere seguiti dalle famiglie tramite pc, tablet e smartphone, collegandosi al sito della scuola. Nelle regioni meridionali, invece, più di 1 su 3 – il 35% – ha genitori che continuano a preferire un dialogo faccia a faccia con i professori per rimanere aggiornati sui progressi dei ragazzi.

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