Pubblicato il: 21 settembre 2017 alle 8:00 am

Alla Sicilia il primato europeo dei neet Ma alla base vi sono carenze strutturali e motivi sociali che i numeri non spiegano

di Arcangela Saverino.

Palermo, 21 Settembre 2017 – Tra le parole straniere che ormai invadono la lingua italiana, la Sicilia ne scopre una nuova: neet. Un acronimo inglese, “Not in Education, Employment or Training”, per indicare i giovani fra i 18 e i 24 anni che non studiano, non lavorano, non si preoccupano del proprio futuro e trascorrono il tempo nell’ozio più totale. Una categoria che ricomprende un universo molto variegato: dai giovanissimi che hanno terminato la scuola dell’obbligo e lavorano in nero ai demotivati, ovvero quelli che hanno smesso di cercare un lavoro perché dopo il diploma non sono riuscite ad entrare nel mercato, per finire con i laureati.

E’ di pochi giorni fa la notizia che il Regionale Yearbook 2017 ha analizzato oltre 200 regioni europee nei mesi intercorrenti tra gennaio e aprile ed ha scoperto che in Sicilia i neet raggiungono il 41,4% dei giovani. Un dato allarmante che garantisce all’isola un primato di cui non andare fieri, basti pensare che esso è inferiore solamente e quelli registrati per la Guyana francese (44,7%) e la regione bulgara di Severozapaden (46,5%).

In Europa, dove la media dei neet  del 15,2%, l’Italia resta il Paese con la quota più elevata (26%), sebbene i dati evidenzino un profondo divario nazionale: i neet del Sud si attestano al 36,6 %, contro il 16% del Nord Est.

Quello che i numeri non dicono, però, sono i motivi per cui un giovane smette di studiare e di cercare lavoro. Motivi strutturali della Sicilia che vanno ricondotti alle politiche di sviluppo e all’assetto sociale, in cui un peso determinante lo rivestono le famiglie. Da non sottovalutare, poi, le conseguenze che posso derivare da tale stato di inattività, pericolosissimo per i giovani che rischiano di perdere il senso di appartenenza alla società in cui vivono e di ritrovarsi reclusi ai margini, alla periferia, cioè “fuori”. Sarebbe facile giudicare questi giovani come sfaticati e pigri e, del resto, non sono mancate affermazioni in tal senso di note personalità politiche. Se non si comprende, infatti, che la radice del problema èd estesa, non si riuscirà facilmente a cambiare la situazione e di certo una critica facile o superficiale non aiuta le cose.

La Regione Sicilia il prossimo novembre si appresta a cambiare l’assetto politico. Sarebbe auspicabile che i candidati alla Presidenza non sottovalutassero i recenti dati sui giovani inattivi siciliani e presentassero serie proposte  volte a potenziare i percorsi formativi ed a sviluppare le competenze degli educatori e degli operatori del settore. Progetti che vadano dalla prevenzione dell’abbandono scolastico prematuro, all’orientamento  professionale dei giovani, dai bisogni formativi di insegnanti ed educatori all’inclusione sociale.

Resta il fatto che la Sicilia, nonostante le ricchezze possedute, rappresenta in Europa la più grande fabbrica di quella che ormai è soprannominata la Generazione Neet, la generazione che vive sul divano di casa, perennemente con lo smartphone in mano.

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