Pubblicato il: 22 settembre 2017 alle 8:35 am

Numero chiuso anche per i futuri architetti, ieri i risultati dei test A Palermo e a Milano i candidati con i punteggi più alti. All’Università ‘Kore’ di Enna la media migliore. Ma non è con i test di accesso che si aiutano gli studenti. E nemmeno gli atenei

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 22 Settembre 2017 – Saranno pubblicate il 3 ottobre le graduatorie nominali e definitive con i risultati dei test di accesso ad Architettura. Ieri il Miur ha inserito sul sito Universitaly.it, i punteggi anonimi e in ordine sparso. Ciò vuol dire che i candidati potranno conoscere solo il loro voto utilizzando il codice assegnato il giorno dei quiz e verificando i punti totalizzati. Architettura è la facoltà con la proporzione più bassa tra numero di candidati (9.430) e posti disponibili (6.873), dunque entreranno 3 su 4 ma ciò nonostante si è pensato di porre una barriera, così come era stato fatto in precedenza per facoltà più ambite. Medicina per esempio.

Ciò continua a stupire, in quanto la limitazione non sembra migliorare le performance degli Atenei italiani, sempre in coda alle classifiche mondiali delle università meglio organizzate, né tantomeno aiuterebbe i giovani neolaureati a trovare più rapidamente una collocazione professionale. Addirittura, come nel caso di Medicina, pur in presenza di un conclamato deficit di camici bianchi, si persegue nel dannoso intento di ridurre drasticamente il numero di iscritti. Più che un numero chiuso programmato per rispondere alle necessità del mercato del lavoro (come dovrebbe essere) sembra, quello italiano, un goffo tentativo di nascondere le difficoltà di tipo strutturale e logistico di molti Atenei. Della serie: non siamo attrezzati per ospitare tanti studenti, allora ne limitiamo l’accesso.

Tornando ai test di ieri, il ministero dell’Istruzione ha già diffuso un po’ di statistiche sulle prove: i candidati che si sono effettivamente cimentati con il questionario sono stati 7.865. Ma solo 7.704 sono risultati idonei (avendo raggiunto i 20 punti minimi). In pratica, dunque, rimarranno fuori meno di mille ragazzi. Entrando nel dettaglio dei risultati architettura 2017, il punteggio medio nazionale registrato fra coloro che sono risultati idonei è di 45,75. Mentre, analizzando i singoli atenei, il voto medio più alto è quello fatto registrare dall’Università “Kore” di Enna: 61,13. La percentuale di idonei più alta, invece la troviamo in ben 7 atenei, dove tutti i candidati (100%) hanno superato quota 20 punti. Eccole: Università Politecnica delle Marche, Brescia, Pavia, Pisa, “Kore” di Enna, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Università della Basilicata.

Il punteggio più alto è stato conseguito da 2 candidati di altre due università: 86,60 punti per un candidato a Palermo e per un altro del Politecnico di Milano. Nessuno, quindi, è arrivato al punteggio massimo (90 punti). Un po’ dappertutto il rendimento è stato buono, visto che i primi 100 classificati sono sparsi in 20 atenei. Tra loro, quelli che hanno avuto più candidate e candidati tra i primi cento posti della graduatoria complessiva, sono: Politecnico di Milano (39); Politecnico di Torino (7); Università IUAV di Venezia (6); Ferrara (6). Per loro c’è poco attendere: sono praticamente già passati ai test.

C’è un dato incontrovertibile, però, e non riguarda i punteggi dei nostri studenti bensì quelli delle nostre Università. Nella classifica delle migliori università del mondo secondo Times Higher Education, che ogni anno si occupa di valutare gli atenei sulla base di vari criteri: ambiente di apprendimento, ricerca, l’influenza nel mondo accademico, la prospettiva internazionale, trasferimento di saperi sul mondo del lavoro, ai primi dieci posti figurano per la maggior parte università americane, accanto alle inglesi e all’Istituto di Tecnologia di Zurigo. L’Europa è rappresentata in classifica soprattutto dal Regno Unito, che è il paese europeo che conta il maggior numero di atenei in classifica. A rappresentare l’Italia solo la Normale di Pisa, al 50esimo posto, però. Questa è solo una delle classifiche vengono stilate annualmente, in base ai diversi parametri considerati. Ma in nessuna l’Italia figura nelle posizioni alte.

La speranza, che è sempre l’ultima a morire, è di assistere a un miglioramento generale delle condizioni dei nostri Atenei anche e soprattutto grazie a più fondi da investire in Università e Ricerca. Non è tagliando il numero di studenti che migliorerà il livello di formazione.

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