Pubblicato il: 23 settembre 2017 alle 8:00 am

Femminicidi Puglia, gli assistenti sociali accusano: «Ignobile scarica barile contro i colleghi» Il presidente del Consiglio nazionale e quello del Consiglio regionale criticano le ricostruzioni che emergono dai salotti televisivi

di Giuseppe Picciano.

Roma, 23 settembre 2017 – Le ricostruzioni sulle agghiaccianti vicende di Nicolina Pacini e di Noemi Durini, le due adolescenti pugliesi brutalmente assassinate per futili motivi di ripicca familiare, provocano la reazione indignata di Gianmario Gazzi e Patrizia Marzo, rispettivamente presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali e dell’Ordine regionale della Puglia, Patrizia Marzo.

«E’ ignobile – dicono – quanto lo scarica barile contro i servizi sociali e gli assistenti sociali, chiamati in causa nelle vicende pugliesi della sedicenne Noemi uccisa dal fidanzato e della quindicenne uccisa con un colpo al volto dall’ex compagno della madre, trovi fertile sponda negli accoglienti e accondiscendenti salotti televisivi dalle bianche poltrone. Stupefacente, poi, la cinica accoglienza di sballate e fantasiose ricostruzioni, pseudo processi mediatico-giudiziari, improbabili analisi psichiatriche. Il risultato? Accreditare la tesi – aggiungono Gazzi e Marzo – comoda, semplice, a portata di mano e, si badi bene, senza contradditorio, che sia l’assistente sociale il vero responsabile di queste due tragedie. Facile gioco, quello di puntare il dito contro questa figura perché, piaccia a no, se ne abbia percezione o meno, essa è l’unica presente sul territorio chiamata a fare il proprio e, troppo spesso, anche l’altrui lavoro. Contro queste ignobili falsificazioni e queste banali semplificazioni noi ci ribelliamo con tutte le nostre forze».

Gazzi e Marzo puntano il dito facendo una domanda provocatoria. «Dove erano la scuola, le articolazioni delle comunità locali, le parrocchie, le diverse associazioni, le forze dell’ordine, la magistratura, le istituzioni pubbliche amministrative o elettive quando queste tragedie maturavano? Dove erano le famiglie? Chiusi, tutti, nella loro indifferenza o ignavia o, come gli assistenti sociali, presenti sul territorio, mettendoci la faccia, mediando tra i conflitti, rischiando in prima persona nel cercare di individuare soluzioni in grado di risolvere i bisogni di singoli e comunità?».

Secondo Gazzi e Marzo «questi sapientoni salottieri sanno bene che queste due tragedie mostrano il fallimento del complesso del sistema pubblico di tutela, ormai portato al collasso e sull’orlo del fallimento da ciechi e miopi tagli, centrali e periferici, alle risorse economiche, agli strumenti e alle modalità organizzative dei servizi sociali, alle risorse professionali dedicate. Questi due episodi mostrano – concludono – quanto non siamo lontani dal vero affermando che nel nostro paese la violenza sia ormai una vera e propria pandemia».

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