Pubblicato il: 26 settembre 2017 alle 6:58 am

L’escalation continua: la Corea del nord minaccia di abbattere i bombardieri americani Il ministro Ri Yong Ho, davanti all'assemblea delle Nazioni Unite ha promesso contromisure radicali e storiche

di Teresa Terracciano.

New York (Usa), 26 Settembre 2017 – Il capo della diplomazia nordcoreana, Ri Yong Ho, ha dichiarato ai giornalisti a New York che il presidente americano Donald Trump per primo avrebbe “dichiarato guerra” al suo paese. «Tutti gli stati membri (dell’ONU) e il mondo dovrebbero rendersi conto che gli Stati Uniti hanno dichiarato guerra al nostro Paese» ha affermato.

«Abbiamo il diritto di prendere contromisure, incluso il diritto di sparare bombardieri strategici, anche se non sono ancora nello spazio aereo del nostro Paese», ha aggiunto il Ministro degli affari esteri della Corea del Nord durante le dichiarazioni ai giornalisti. La scorsa settimana, i bombardieri americani hanno volato vicino alla costa nordcoreana per inviare un “messaggio chiaro” a Pyongyang, secondo il Pentagono.

«Trump ha detto che i nostri leader non saranno più in carica per lungo tempo», ha detto Ri Yong Ho. «La domanda di chi rimarrà più a lungo troverà una risposta», ha continuato rivolgendosi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il Ministro nordcoreano aveva già denunciato qualche giorno prima le parole di Donald Trump contro il suo paese, definendolo “una persona disturbata” e un “megalomane”.

Kim Jong-un ha già promesso “contromisure radicali e storiche” in risposta alle minacce di Donald Trump di “distruzione totale” del paese al forum dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In una rara dichiarazione pubblica rilasciata dai media ufficiali, il numero uno nordcoreano ha giudicato che i commenti del presidente americano rappresentavano “la più fiera dichiarazione di guerra nella storia”.

La Cina di XI Jinping, al di là delle sanzioni imposte in sede ONU di limitare l’export di greggio e cessare l’import di prodotti tessili verso e da la Corea del Nord, manca di personale iniziativa sulla questione. In questo contesto gli osservatori concordano, Pechino non può non avere “piani di emergenza” in caso di scontro, ma non li condivide.

Intanto, il leader giapponese Shinzo Abe ha attuato lo scioglimento delle camere, facendo appello a un’elezione anticipata per approfittare dei risultati concordanti dei sondaggi con lo scopo di garantire un mandato più forte, sfruttando come sfondo “l’opportunità” di preparare il paese a rispondere alle crescenti minacce provenienti dalla Corea del Nord. La crisi nordcoreana ha costretto il Paese a rivedere la sua strategia di difesa. All’inizio di quest’anno, infatti, Abe ha fissato il 2020 come anno di scadenza per cambiare la costituzione pacifista del Giappone che fu imposta dagli Stati Uniti in seguito alla seconda guerra mondiale e impedisce al paese di mantenere le forze armate. Abe vuole rimuovere le restrizioni alle forze di difesa autonoma per impegnarle in più esercitazione con gli Stati Uniti e gli alleati nel mezzo delle crescenti tensioni con la Corea del Nord.

Le potenze coinvolte, intanto, pensano già a organizzarsi in caso di crisi e di crollo del regime: Pechino dovrà discutere di accogliere un’ondata rifugiati dal Nord, dovrebbe essere istituita una forza in grado di ripristinare l’ordine interno, delle truppe sudcoreane o sotto la gestione delle Nazioni Unite. Infine, considerare la creazione di un nuovo governo sotto l’egida della comunità locale.

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