Pubblicato il: 27 settembre 2017 alle 6:30 am

Alla scoperta del “fanciullino” che è in noi, l’indole buona che non vuole invecchiare Ne hanno parlato Pascoli e Platone definendolo "sentimento timoroso” in opposizione alla volontà adulta di reazione violenta

di Giosuè Battaglia.

Nel nostro vivere quotidiano, vi sono momenti in cui esterniamo ciò che è nel profondo del nostro intimo, attraverso atteggiamenti, che di solito vengono nascosti da un velo che la nostra personalità non comanda. Ciò viene evidenziato, ad esempio, da un comportamento ingenuo, dal timbro di voce, dall’emozione per qualcosa di semplice.

Ebbene, tutte queste manifestazioni non sono altro che un’esternazione della ingenuità del “fanciullino” che è in ognuno di noi, nonostante l’età anagrafica.

Il fanciullino è quella metafora usata dal poeta Giovanni Pascoli nella sua poesia, già usata molti secoli prima dal filosofo Platone. Questi l’aveva messo in evidenza in occasione di uno scambio di teorie avuto con due suoi interlocutori, Cebete e Simma, a proposito di un loro comportamento timoroso come i bambini, in quanto dettato da un sentimento interno, in opposizione alla loro volontà di reazione.

Quindi il Pascoli, parlando del “fanciullino, voleva mettere in evidenza l’ingenuità propria di un bambino che viene conservata in ogni adulto e che a volte viene estrinsecata. Sono pensieri e modi di fare che i bambini hanno, insieme ai quali si accompagnano anche dei desideri nascosti. Insieme a tutto ciò, si accompagnano anche paure, momenti di emozioni, desideri.

Praticamente questa figura rimane dentro di noi senza mutare con la nostra persona, così rimane ingenuo e non segue il nostro comportamento da adulto, ma continua a provare stupore per tutto. Ecco perciò, che questo comportamento da bambino esce fuori in determinate occasioni e a volte vi sono dei comportamenti incontrollabili che possono portare anche a violenze, ma non perché l’istinto risulti violento, ma è quella estrinsecazione che racchiude più stati d’animo nascosti, desideri di evasioni dettati dalla fantasia, comportamenti repressi da educatori inadatti al compito.

Insomma, il fanciullino in noi parla una lingua comprensibile, pacata, che rappresenta un linguaggio che è alla base di intenti universali fra i popoli. Però, per buona parte, questo comportamento nascosto del fanciullino, sembra variare a seconda dei tempi e analizzando le varie fasi di vita, si notano comportamenti sempre più anomali e che mettono in diversa luce questi aspetti nascosti.

Allora i comportamenti dei più rappresentano un fanciullino svuotato di sentimenti ingenui, per cui in certi momenti estrinseca comportamenti anomali non rispondenti agli stati d’animo vissuti nel periodo della fanciullezza, ma dà all’esterno una visione di stati d’animo vissuti non in completa serenità, per cui conserva visioni e sentimenti dettati da un ambiente esterno che costringe a certi comportamenti e a modi di vita in rincorsa. E allora ci si chiede se quei momenti o comportamenti anomali non siano dovuti proprio ad un subcosciente dettato da certi sentimenti fanciulleschi repressi e deviati.

Molto è cambiato, e cambierà, della visione del “fanciullino” in una società che è in continuo cambiamento, perché i tempi cambiano in modo vertiginoso, dando diverse letture degli accadimenti.

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