Pubblicato il: 27 settembre 2017 alle 9:00 am

I dolori di Frau Merkel: fine della grosse Koalition e neonazisti in parlamento L’analisi del voto dei mass media e i commenti della gente comune

da Berlino, Fritz M. Gerlich.

27 Settembre 2017 – Vince ma non esulta Angela Merkel, che si conferma Cancelliere federale per la quarta volta alle elezioni per rinnovare il 19° Bundestag. Il suo partito, la CDU (alleata con la CSU, ovvero l’Unione Cristiano-Sociale in Baviera) fa segnare il risultato più basso dal 1949, anno in cui si tennero le prime elezioni federali dopo la seconda Guerra Mondiale. I rivali socialdemocratici, il partito più antico della Germania (sostengono di essere la formazione democratica più vecchia del mondo) ottengono anch’essi il peggior risultato dagli anni ’40: appena il 20.8%. ad oggi; ma, soprattutto, entrano in parlamento – per la prima volta nella loro storia – i nazionalisti di AfD.

AfD (Alternative für Deutschland), è un movimento nazionalista e apertamente  euroscettico, fondato da Bernd Lucke, economista e professore di macroeconomia all’Università di Amburgo, con lo scopo di raccogliere il crescente malumore dell’ elettorato tedesco in vista delle elezioni federali del 2013. In economia le teorie di Lucke si basano sull’indizione di referendum popolari per approvare il recupero di sovranità in favore degli stati membri dell’Unione Europea, l’uscita dall’Euro della Germania e la possibilità di creare unioni monetarie alternative e parallele.

Sui temi etici l’AfD è nettamente conservatore, fortemente omofobico e antiabortista. Nel 2015 il partito ha cavalcato la crisi migratoria col nuovo leader Frauke Petry.

Ed è questa è la grande notizia della tornata elettorale federale del 24 settembre, inaspettata dagli stessi addetti ai lavori. I giornalisti sono i primi che si stupiscono all’indomani del voto: ‘Die Welt’ riporta oggi una riflessione del caporedattore Ansgar Graw dal titolo Bitte erklären Sie mir, warum Sie die AfD wählen (per favore spiegatemi perché votate AfD). La ‘Suddeutsche Zeitung’, nella sezione Democracy Lab, si chiede Wie geht es der Republik? Was beschäftigt die Menschen? Was muss sich ändern? (dove va la Repubblica? Cosa preoccupa la gente? Cosa si deve cambiare?), inserendo l’esito del voto nel quadro del grande cambiamento mondiale degli ultimi tempi, con l’avvento di Donald Trump e il fragile equilibrio generale.

Per tutti gli aggettivi più ripetuti sono überraschend, erstaunlich: sorprendente.

Mona Jaeger del ‘Frankfurter Allgemeine’ parla di un Parlamento bunt wie ein Wasserfarbkasten (colorato come una scatola di pastelli)  e di ungewisse Zukunft (futuro incerto).

Tra le persone comuni interpellate per un giudizio sul voto, nessuno sembra dar fiducia all’estrema destra, anche se in qualche modo le cose dovranno cambiare prima o poi – è la voce di una signora del nord della Germania – in materia di accoglienza dei migranti. Più decisi i giovani, che per primi si sono riuniti su Twitter con l’hashtag  #87prozent che indica la percentuale di elettori che non ha votato lo schieramento estremista: Ich bin #87prozent è già fenomeno virale. In ogni caso la paura tra la gente comune è tanta: una ragazza mi ha confessato che le è sembrato di vivere nel 1933, al tempo delle ultime consultazioni multipartitiche prima della seconda guerra mondiale. La vittoria andò al partito nazista e ai suoi alleati, e il cancelliere del Reich Adolf Hitler non ebbe difficoltà a far approvare le sue leggi speciali.

Nonostante i tedeschi abbiano scelto ancora una volta la Merkel, lo hanno fatto senza passione. La Germania, all’indomani del voto, si scopre sicuramente più caotica dal punto di vista politico e parlamentare e con una quota di elettorato in mano ai “populisti” o “euroscettici” che dir si vogliano, due caratteristiche che la rendono certamente più simile agli altri paesi dell’Europa.

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