Pubblicato il: 29 settembre 2017 alle 6:45 am

«Ancelotti? Mi spiace, ma tornerà al Milan» Gigi Simoni a neifatti.it sulla vicenda del tecnico del Bayern. Poi sul campionato: «Il Napoli ha qualcosa in più. La Juve è forte ma non si può tenere fuori Higuain, quando ha segnato ho esultato». Infine la Nazionale: «Bisogna farla giocare. Sostenerla»

di Marzio Di Mezza.

Roma, 29 Settembre 2017 – «Ancelotti? Da quello che leggo potrebbe andare al Milan». Una chiacchierata a distanza, quella di ieri pomeriggio con Gigi Simoni, mentre in tv si vedeva l’ex tecnico del Bayern che stava per imbarcarsi su un aereo, finita la sua esperienza con il club di Monaco di Baviera. Esonerato, forse per tensioni con i senatori della squadra, dicono. Eppure il tecnico italiano il suo contributo lo ha dato per arricchire il palmares dei campioni di Germania.  «Ma il calcio è così», suggerisce Gigi Simoni, uno che ha macinato chilometri sui campi, da calciatore e poi da allenatore e finanche da dirigente. Un signore del calcio, Simoni. Sussurra, quasi a non voler far sentire il suo pensiero ad alta voce, che Ancelotti potrebbe diventare il sostituto di Montella, «ma non è così che si fa –  ammonisce -. Fino a due o tre giorni prima aveva fatto tutto benissimo, poi perdi delle partite e scoppia il caso Montella? E’ una cosa senza senso per me. Quella di Montella come quella di Ancelotti. Carlo, poi, ha vinto con loro, ha vinto dappertutto, è una persona che ha avuto una carriera meravigliosa. Capita qualche partita no, ma non è che ha disimparato a fare il suo mestiere. Ecco perché del calcio si fa fatica a parlarne, in generale, perché poi è anche un gioco di fortuna, di episodi, di cose che capitano al di là che sia bravo o meno. Non ci sono regole fisse».

«Quando un giocatore non vive un buon momento è proprio quello il momento di dargli una mano facendolo giocare»

Sette le squadre in cui ha giocato, in 17 ha lavorato da tecnico. Mettendo insieme i compagni di squadra e gli uomini allenati, ha conosciuto 869 calciatori. Viene naturale chiedergli, a lui che ha avuto fuoriclasse come Ronaldo e Zanetti negli spogliatoi, se per un allenatore risulta più difficile la tattica o il rapporto con gli uomini.

«Sono importanti tutt’e due le cose – risponde Simoni -. Io per esempio riconoscevo in me una capacità maggiore più che sul piano tecnico sul piano dell’amministrazione di un gruppo, toccava a me il ruolo di mantenere alta nei giocatori l’attenzione e di dare a ognuno il ruolo migliore, più consono a lui. Ho cercato di dare ai giocatori il buono che ho vissuto nel periodo in cui stato giocatore e mi sono sempre preoccupato di loro sul piano psicologico più che tecnico. Perché poi questi atleti nascono giocatori, non è che lo diventano studiando. Allora, più che insegnare molto le fasi tecniche mi preoccupavo molto del fatto psicologico, dei comportamenti, della concentrazione».

Esempio dopo esempio si arriva a Higuain: «Un campione, considerato tra i giocatori più forti nel mondo. Si, d’accordo, per un paio di partite non è andato bene ma non è che si è dimenticato come si fa a fare gol. Invece no, lo hanno lasciato fuori. E faccio fatica a pensare che si possa tenere in panchina un calciatore perché non attraversa un buon momento perché invece è proprio quello il momento di dargli una mano e farlo giocare».

Maestro di vita, il tecnico di Crevalcore, con le sue 1091 presenze in panchina. Classe ’39 e 62 anni di calcio vissuti intensamente. Ha vinto 14 campionati tra cui sette di serie B, una Coppa Uefa con l’Inter, ha allenato 607 giocatori. Sarà per questo rapporto simbiotico che ha con il pallone che quando l’altra sera Higuain è entrato e ha segnato, ha esultato anche lui dal divano di casa. La scorza è del tecnico, ma dentro c’è l’uomo. «Secondo me a volte ci si lascia trascinare da momenti, situazioni, invece bisogna far prevalere la fiducia e la sopportazione, anche quando trovi una squadra più forte o un giocatore più bravo di te, cosa frequente nel calcio».

«La Juve continua a vincere anche se in passato ha giocato meglio. Il Napoli ha qualcosa in più, è come un uovo con due tuorli»

Mister Simoni giudica positivo il cammino delle squadre italiane fino a questo momento nelle coppe: «I nostri club hanno fatto abbastanza bene – dice -. Non mi sembra che abbiano soggezione nella Champions come nell’Europa league. C’è da dire che alcune nostre squadre quest’anno hanno cambiato molto per cui ci vorrà un po’ di pazienza per l’affiatamento in campo. Ciò che ho notato, però, è che molte squadre non riescono a giocare bene. Vincono ma non giocano bene. Certo, non è facile giocare bene e vincere, come fa il Napoli. Io, personalmente, come tanti, preferisco che si vinca piuttosto che giocare bene. Da quello che ho visto, sembra che le squadre italiane abbiano fatto qualche buon risultato proprio in funzione della concretezza. Chi ha ciccato un po’ è stato il Milan ma più in campionato che nelle coppe».

Milan che domenica affronterà la Roma in una partita che potrebbe essere determinante per le sorti di Vincenzo Montella, soprattutto quando sul mercato si è liberato un tecnico come Ancelotti. Ma in generale Simoni vede un campionato abbastanza equilibrato in queste prime giornate. Con Inter e Napoli che potrebbero interrompere il record di vittorie dei bianconeri. «Il Napoli ha qualcosa in più sul piano del gioco – rimarca mister Simoni -, perché vince e gioca anche bene. Non è una cosa facile ma si può fare risultato e spettacolo, al mio paese dicono “è come l’uovo con due rossi”, ecco il Napoli è un uovo con due tuorli. Il campionato di oggi per me è non è brutto. Vi sono diverse squadre che cercano di portare via l’egemonia della Juve che continua a vincere anche se ha giocato meglio in passato che adesso. Però bisogna tenere conto che ha giocatori fortissimi che cambiano le partite».

«In Bulgaria ero felice. La Nazionale? Bisogna farla giocare e sostenerla»

La chiacchierata con Gigi Simoni potrebbe spaziare dagli aneddoti ai trofei vinti, dai gol fatti ai 3 esoneri incassati, parlando però di un calcio che sembra quasi di un’altra epoca, o forse lo è veramente di un altro tempo, per i valori in campo e fuori dal rettangolo di gioco. Aprendo il libro dei ricordi (a proposito, in libreria c’è la sua biografia ‘Simoni si nasce, tre vite per il calcio’), il mister ripercorre la sua esperienza all’estero: «Avevo avuto la possibilità di allenare in Spagna e anche di andare al Benfica, ma non avevo trovato l’accordo anche perché ero a metà anno essendo stato esonerato dall’Inter (quasi un anno fa in un incontro pubblico Massimo Moratti dichiarò: “Sbagliai a mandare via Gigi Simoni. Ho commesso un errore”) allora mi sono preso altri 6 mesi di vacanza e ho accettato la proposta del Cska Sofia. Ricordo che ero felice. Andavo ad allenare una delle migliori squadre della Bulgaria. Ho cambiato tante squadre ma quell’esperienza mi ha maturato molto e quando l’ho fatto io non esisteva molto, come oggi, la tendenza dell’allenatore italiano che va all’estero».

Un’ultima domanda riguarda la proposta di Sarri di dare una diversa collocazione per le nazionali in modo da non condizionare i club. Simoni cosa ne pensa? «Non mi sembra una grande idea – risponde -. La nazionale ha un valore assoluto. Devi farla giocare. Devi farla vedere. Sostenere».

Ci sarebbe ancora una curiosità ma la teniamo per noi: chissà come sarebbe stata la Nazionale di Gigi Simoni…

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