Pubblicato il: 1 ottobre 2017 alle 8:07 am

Il Santo Graal Lucano Simboli e Luoghi Templari: Castelmezzano, prima parte.

di Michele Selvaggio.

Castelmezzano (Potenza), 1 Ottobre 2017 – Riprendiamo, dopo la parentesi Catalana, il viaggio tra i luoghi ricchi di simboli nella nostra Penisola. Secondo il sito americano di viaggi Budget Travel, ripreso dalla Nbc Television, il piccolo paesino di Castelmezzano, nel cuore delle cosiddette Dolomiti Lucane, è una delle località più belle del mondo di cui non si è mai sentito parlare.  Inoltre è una delle trentacinque località del circuito dei “I Borghi più belli d’Italia”.



In questo piccolissimo paesino le tracce dei cavalieri Templari sono numerose, ma le ‘tracce del Graal’ nei piccoli centri del potentino non sono poche. D’altronde questa zona è ricchissima di grandi basiliche, caratteristica che intorno al 1150, costituì, addirittura, l’origine del mutamento del nome della regione da ‘Lucania’ in ‘Basilicata’. Perché questa concentrazione di luoghi sacri in un’area interna dell’Appennino Lucano e cos’altro lega quest’area ai Templari? Primo fra tutti è l’origine lucana di Ugo Dei Pagani, Fondatore dell’Ordine dei Cavalieri Templari nel 1118 che, secondo documenti certificati nel 1600 nel Codice Amarelli, sarebbe nato da Sigilberto ed Emma proprio in Basilicata, per la precisione a Forenza non molto lontano da Castelmezzano. Inoltre la Basilicata è stata sede strategica e luogo di ristoro morale e spirituale per le truppe partecipanti alla Prima Crociata nel 1095, promossa Papa Urbano II di Cluny che per sei anni soggiornò nella cittadina lucana di Banzi, sempre nell’area dell’Alto Bradano ovvero del Parco Naturale di Gallipoli Cognato – Piccole Dolomiti Lucane. Primo simbolo templare è lo Stemma del Comune.

Questo rappresenta inequivocabilmente lo Stemma dei Templari in quanto raffigura due cavalieri su un unico cavallo. Tradizione vuole che essi siano due cavalieri castelmezzanesi partiti volontari per la Crociata indetta da Papa Giulio II verso la fine del Mille, sotto la guida di Boemonte, Principe di Taranto. Un simbolo che riassume, in una sola immagine povertà,  fratellanza, carità e la dualità spirituale, bianco e nero, bene e il male.



Seconda presenza Templare la troviamo nella Scala verso il Cielo presente tra le rovine del Castello Normanno-Svevo. L’area del castello coincide con i luoghi fondativi del paese. Le origini sono comprese tra il VI ed il V secolo a.C., quando alcuni coloni greci penetrarono nella valle del Basento e fondarono il centro abitato di Maudoro, ossia ‘mondo d’oro’. Nel X secolo d.C., le invasioni saracene costrinsero la popolazione locale a fuggire e a cercare riparo tra le vette delle montagne dagli arabi che stavano invadendo la zona ricca d’acqua e di ripide rocce che permettevano di difendersi dagli invasori facendo rotolare enormi massi. Dopo l’occupazione longobarda, vi si insediarono i Normanni tra il XI ed il XIII secolo d.C. e vi costruirono un castello i cui resti sono tuttora visibili. Fuggirono e cercano riparo tra le vette delle montagne degli arabi che stavano invadendo la zona. Qui trovarono salvezza, sia per la zona ricca d’acqua sia perché le ripide rocce permettevano di difendersi dagli invasori facendo rotolare enormi massi. Del castello sono ancora visibili una parte del muro di cinta, resti di mura rialzati sulla roccia, una cisterna per la raccolta delle acque meteoritiche e la lunga e, soprattutto la ripida scalinata scavata nella roccia, Questa porta a un probabile posto di vedetta, da cui era possibile sorvegliare la vallata del fiume Basento. O, forse, per gli amanti dei simboli è una scorciatoia per il Paradiso. Meno suggestivo è che la gradinata stretta e ripida verso il cielo è il frutto di tagli nella roccia per il materiale che servirà alla costruzione della Basilica. Fu proprio dal nome del castello (Castrum Medianum, castello di mezzo) che ne derivò quello della cittadina, denominato così per via della sua posizione. Il Castello pare sia stato la residenza estiva di Federico II, unica sua abitazione ad avere all’interno una cappella.



Fine prima parte.

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