Pubblicato il: 2 ottobre 2017 alle 11:10 am

Vesuvio: la mano criminale non ferma l’impegno dei giovani agricoltori L’esempio di Saverio Bifulco e del pomodorino del piennolo, immagine di un territorio e delle sue eccellenze

di Barbara De Conno.

Ottaviano (Napoli), 2 Ottobre 2017 – Chi è nato nei luoghi del Vesuvio ha sempre considerato questa presenza maestosa come una montagna e non come quel vulcano che affascina e intimorisce, stranieri, turisti e in generale tutti coloro che non sono abituati a “sentirlo” più che a vederlo, ogni giorno, imponente e altero nel golfo di Napoli.

Il Vesuvio considerato come “locus amoenus” da intellettuali come Seneca, Virgilio e Vitruvio, che esaltavano i suoi giardini e successivamente le sue coltivazioni orticole e vinicole, in questi ultimi mesi è stato devastato da numerosi incendi che oltre a deturparne l’immagine, hanno distrutto un patrimonio immenso di biodiversità in termini di fauna e flora. I luoghi, tanto cari ad illustri scrittori come Goethe e Serao, sono stati violentati da una mano criminale ma anche dall’incuria e dalla superficialità dell’uomo.

E mentre qualcuno tenta di distruggere, nel parco del Vesuvio continua l’opera laboriosa di imprenditori, giovani e meno giovani, coraggiosi e tenaci che stanno puntando sulla straordinaria qualità delle produzioni agroalimentari, favorite dalla particolare composizione dei terreni dai quali spuntano viti pregiate, fonti di eccellenze come il Lacryma Christi e la Catalanesca ma anche i pomodorini del Piennolo, “oro rosso” da queste parti, varietà di grande valore, dal colore rosso-lava, che viene coltivato alle pendici del Vesuvio, su terreno lavico e in assenza quasi totale d’acqua.

Il tratto distintivo di questa cultivar dalla forma ovale e la buccia spessa, è il tipico apice appuntito, il cosiddetto “pizzo” sull’estremità. La sua storia e il suo legame con il popolo vesuviano, forse anche il suo aspetto così allegro e il sapore che racchiude con le note acidule e dolci insieme il senso di un territorio sono elementi che hanno affascinato tanti giovani e li hanno spinti verso la coltivazione e il culto di questo splendido, unico e “temporaneo” capolavoro della Natura, che, se sfruttato a dovere potrebbe generare una “Belle Èpoque” in versione Napoletana, all’insegna del turismo e della valorizzazione di pari passo alla ripresa a pieno regime della coltivazione.



Tra questi giovani che hanno deciso di investire energie in una missione di difesa, venerazione e rinascita del territorio, c’è Saverio Bifulco, imprenditore del Vesuviano che a seguito di un viaggio per affari in Brasile, tocca con mano il “protezionismo” e la valorizzazione estrema delle proprie risorse portate avanti dai brasiliani. Così, affascinato da quella immagine, decide di re-importare nella sua Terra valori dimenticati, traducendo queste idee in una fantastica favola dove il ritorno alle origini è il lieto fine. Il suo progetto prevede di destinare i terreni di famiglia alla coltivazione del Piennolo, che si presta alla perfezione naturalmente e poeticamente sul substrato lavico tipico di tali terre. Si dà subito da fare. Decide di rivolgersi alla Facoltà di Agraria di Portici entrando in contatto con la dottoressa Spigno (ricercatrice presso la Banca del Germoplasma campana), la quale condividendo l’impegno e la dedizione al territorio di Saverio, decide di seguire in partnership con l’Università questa produzione monitorandola nelle sue varie fasi di sviluppo. Nasce “Eligo”, start-up ispirata all’eccellenza campana nel campo del food e che diventa in breve tempo un marchio di successo tra i brand di qualità.



Saverio, da promotore di una semplice passione, viene eletto presidente dell’Associazione Produttori pomodorino del Piennolo e a coronazione di questo percorso di valorizzazione delle proprie origini, diventa fornitore dei reali di Borbone (eredi diretti dei Borbone spagnoli del 1700). I suoi pomodorini vengono richiesti da molti ristoranti italiani all’estero, arrivano finanche in Nepal e Cambogia. Gli anni, insieme ai risultati frutto di sacrifici e di impegno, gli regalano anche la meritata eco mediatica nazionale, in quanto viene invitato prima in studio su Rai1 a Unomattina e poi ancora, dalla redazione di Melaverde di Canale 5.



Proprio nella puntata andata in onda ieri del format condotto da Edoardo Raspelli ed Ellen Hidding, il pomodoro diviene protagonista della narrazione interamente dedicata ai prodotti tipici del Vesuvio con riprese e interviste effettuate su queste magiche terre vulcaniche, per mostrare il know-how sulle tecniche di coltivazione del pomodorino da piennolo e, intorno a esso, lo sconfinato universo di preparazioni gastronomiche. Saverio illustra quanto siano importanti alcune semplici tecniche di coltivazione per consentire la crescita dei pomodorini anche in quasi totale assenza di acqua. «Basta tagliare le cime», spiega il giovane imprenditore mentre le telecamere inquadrano 3 generazioni impegnate a prendersi cure di quelle piante simbolo di un territorio e di una cultura ma anche esempio di biodiversità ed ecosostenibilità.



Il giovane imprenditore del vesuviano rappresenta il riscatto di un territorio che ha la sua forza nelle tradizioni, nella laboriosità, nella qualità. Una forza che nemmeno la furia devastatrice delle fiamme potrà indebolire. Prima si parlava di lieto fine? Ecco la prova che a volte i sogni si avverano.

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