Pubblicato il: 6 ottobre 2017 alle 10:30 am

La ‘buona sanità’ in Campania e in Emilia Romagna A Ferrara la campagna nazionale per la prevenzione delle fratture da fragilità. A Castelvolturno aumentano gli interventi cardiovascolari non invasivi con le nuove tecniche salvavita

di Giulio Caccini.

Roma, 6 ottobre   2017 –  In Italia sono almeno 3,5 milioni le donne con osteoporosi e 1 milione gli uomini; più del 75% della popolazione femminile sopra i 60 anni di età soffrirebbe di fragilità ossea con aumento del rischio di fratture, che rappresentano una importante causa di disabilità, specie tra le persone anziane. In Emilia-Romagna, dove secondo i dati Istat la popolazione femminile over 60 ammonta a più di 740.000 persone, il numero di donne a rischio fratture sarebbe quindi pari a oltre 555.000. Ecco perché a Ferrara, in piazza Municipio, domani e domenica, arriva ‘Il Piatto Forte’, una campagna promossa dalla Fondazione Italiana Ricerca sulle Malattie dell’Osso (Firmo) in partnership con Amgen con l’obiettivo di accrescere l’informazione sull’osteoporosi, patologia silenziosa e sottodiagnosticata, nonché sensibilizzare la popolazione sulle fratture da fragilità. Nella piazza stazionerà il camper attrezzato della Fondazione Firmo, con a bordo l’attrezzatura per la valutazione gratuita della densità ossea vertebrale e femorale da parte di personale specializzato con l’innovativo dispositivo EchoS.

«La frattura è un evento drammatico che ha implicazioni ad ampio spettro: mediche, in primo luogo, ma anche sociali, economiche e di qualità della vita – spiega Gloria Bonaccorsi, Ginecologa e Ricercatrice presso il Centro per lo studio della Menopausa e dell’Osteoporosi dell’Università degli Studi di Ferrara – la frattura da fragilità è l’evento ultimo e irreversibile dell’osteoporosi e bisogna intervenire prima che essa si manifesti. Sappiamo che una prima frattura, in qualunque sito scheletrico, raddoppia il rischio di fratture successive, è quindi molto importante adottare adeguati interventi di prevenzione per ridurre significativamente questo rischio». Prevenzione che, così come suggerito da Alessandra Bortoluzzi, Reumatologa e Ricercatrice presso l’UOC di Reumatologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Sant’Anna di Cona a Ferrara, passa da «un corretto stile di vita di cui fanno parte l’astensione dal fumo e la moderazione nel consumo di alcol, l’attività fisica regolare, che aiuta a mantenere una buona massa muscolare e migliora l’equilibrio prevenendo le temibili cadute, un giusto introito di calcio attraverso la dieta».

Da nord a sud la ‘buona sanità’ attraversa l’Italia con iniziative a tutela della salute dei cittadini. Così, per esempio, la Campania si conferma sempre più all’avanguardia nel campo dell’interventistica cardiovascolare. Sono in costante aumento infatti gli interventi di Tavi, l’innovativa tecnica di sostituzione attraverso un catetere delle valvole aortiche che sempre più speranze dà ai malati di stenosi aortica degenerativa. Nella regione sono circa 4000 i pazienti che soffrono di questa patologia, 1000 dei quali andrebbero trattati con questo intervento. Si stima che la mortalità è del 30% per anno dall’inizio dei sintomi, addirittura leggermente superiore rispetto al tasso di mortalità causato dal cancro al polmone.

L’importante novità del 2017 è la nuova valvola “fuori misura”, conosciuta dagli addetti ai lavori con il nome di Evr 34, impiantata per la prima volta in Italia da Arturo Giordano direttore del reparto di Interventistica Cardiovascolare del Presidio Ospedaliero Pineta Grande di Castelvolturno. La novità consiste nel fatto che per la prima volta si è riusciti ad inserire in un catetere di meno di 6 millimetri una valvola che una volta rilasciata raggiunge 34 millimetri di diametro. Queste dimensioni consentono di dare nuove speranze a quanti erano esclusi dalla Tavi perché anatomicamente non trattabili con le protesi in commercio.  «I pazienti che fino ad oggi erano destinati a morte quasi certa erano il 10% dei 1000 che annualmente necessitano di questo intervento – spiega il dottore Giordano – Per cui possiamo dire di aver “recuperato” a nuova vita almeno 100 pazienti l’anno». L’equipe guidata da Arturo Giordano è formata da: Paolo Ferraro, Nicola Corcione, Stefano Messina, Gennaro Maresca e Giuseppe Biondi Zoccai. «Per oltre 30 anni e fino al 2007, l’unica opzione valida per la sostituzione delle valvole era l’ intervento chirurgico a cuore aperto. Ma molti pazienti erano inoperabili o ad altissimo rischio in quanto anziani e quindi molto spesso affetti da comorbidità – sottolinea Giordano -. I circa 600 interventi all’anno effettuati dal mio gruppo ci hanno permesso di essere i primi a poter utilizzare questa nuova protesi per i pazienti campani e per quanti afferiscono al nostro centro da fuori regione».

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