Pubblicato il: 7 ottobre 2017 alle 9:00 am

Lis, approvato in Senato il disegno di legge Per l’Ens: «E’ una data storica per le persone sorde». Il testo definisce i diritti e la rimozione delle barriere comunicative in ambito politico, formativo, lavorativo

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 7 Ottobre 2017 – Quando a luglio scorso le pallavoliste azzurre che si sono aggiudicate la medaglia d’argento alle ultime Olimpiadi dei sordi (Deaflympics 2017) di Samsun (Turchia), mostrarono la loro interpretazione in Lis dell’Inno di Mameli, quelle immagini fecero il giro del mondo emozionando e commuovendo un po’ tutti.

Qualche anno fa l’Istat aveva rilevato in Italia circa 877mila persone con problemi dell’udito, più o meno gravi, e 92mila ‘sordi prelinguali’, i cosiddetti sordomuti. E il nostro Paese, insieme a Malta e Lussemburgo, non aveva ancora riconosciuto ufficialmente la Lis a differenza degli altri Stati europei. Ecco perché nel momento in cui «dopo quasi 4 anni dall’avvio dell’iter legislativo, nella 888ª Seduta pubblica il Senato della Repubblica ha approvato il testo del Disegno di Legge sul riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana», l’entusiasmo è stato forte, soprattutto da parte dell’Ente nazionale Sordi che intravede nel Ddl 302 «Legge quadro sui diritti di cittadinanza delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche», sull’inclusione sociale delle persone sorde, il superamento delle barriere comunicative e il riconoscimento della Lingua dei segni Italiana. Una data storica per le persone sorde l’ha definita il presidente dell’Ens, Giuseppe Petrucci. Il testo passa ora alla Camera dei deputati, dove si spera l’iter proseguirà speditamente.

Intanto l’Ens, per far conoscere il contenuto del testo, ha pubblicato una sintesi dei 14 articoli che lo compongono. Si tratta, viene spiegato, di articoli che: «riconoscono e tutelano i diritti delle persone sorde e la libertà di scelta sulle modalità di comunicazione e i percorsi formativi; promuovono l’inclusione scolastica e lavorativa delle persone sorde; la prevenzione, l’identificazione precoce, la cura della sordità e della sordocecità; i servizi di interpretariato della lingua italiana dei segni; favoriscono l’accesso all’informazione, agli spazi pubblici e privati, ai rapporti con la pubblica amministrazione, al patrimonio storico, artistico, culturale; istituiscono l’osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità; prevedono il monitoraggio sull’attuazione della legge e la clausola di invarianza finanziaria».

Il disegno di Legge, ha spiegato la senatrice del Pd Nicoletta Favero, prima firmataria della proposta, «nasce a partire dalle buone pratiche di bilinguismo, come quella dell’istituto di Cossato (Biella), in cui dal 1994 dalla scuola dell’infanzia fino alla secondaria di primo grado, si forma un gruppo di alunni sordi che acquisisce la Lis come lingua naturale, insieme ad alunni udenti che impiegano la LIS come seconda lingua, con beneficio per entrambi i gruppi. Due sono i pilastri del ddl – ha precisato la senatrice -, il primo è la prevenzione, con la diagnosi precoce e lo screening neonatale per l’intervento tempestivo; il secondo è il pieno riconoscimento nella scuola della lingua dei segni nell’ottica del bilinguismo, senza l’obbligo per chi predilige l’approccio oralista, per garantire pieni diritti alle persone sorde e sordocieche».

Ed è proprio l’articolo 1 del ddl a sancirlo ribadendo «i diritti delle persone sorde e rimozione delle barriere della comunicazione», che la Repubblica deve promuovere attraverso «tutti gli strumenti finalizzati alla prevenzione e alla cura della sordità»: tra questi, la lingua dei segni italiana (LIS) e la LIS tattile», «l’insegnamento della lingua italiana parlata e scritta, l’oralismo e il bilinguismo (lingua italiana parlata/LIS)», i «sistemi di sottotitolazione, servizi di interpretariato nella LIS e ogni altra azione atta a realizzare la piena autonomia, integrazione e realizzazione umana, nel rispetto delle scelte delle persone con disabilità e delle loro famiglie».

Tra gli altri si riporta l’articolo 5, che chiede alla pubblica amministrazione di garantire «la prestazione di tutti i servizi a sostegno e a integrazione dell’alunno sordo, tra cui la presenza dell’insegnante di sostegno, dell’assistente alla comunicazione, di ausili tecnologici e altre risorse e operatori che assicurino la piena partecipazione alle attività scolastiche ed extrascolastiche. La pubblica amministrazione garantisce altresì all’alunno e alla sua famiglia la libertà di scelta tra le metodologie didattiche e di sostegno alla comunicazione e all’apprendimento»; e l’articolo 8 in cui si chiede alle amministrazioni pubbliche di garantire «l’accesso alle strutture preposte alla salute del cittadino e ai servizi sanitari e informativi, di pronto soccorso e cura, promuovendo l’utilizzo di tutti i canali comunicativi e linguistici nonché le tecnologie atti a favorire l’accesso alla comunicazione e all’informazione da parte delle persone sorde, sordo-cieche e con disabilità uditiva in genere». E prevede, finalmente, che tutte le campagne informative in materia di salute siano accessibili alle persone sorde.

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