Pubblicato il: 7 ottobre 2017 alle 10:00 am

Svolta storica a Strasburgo, il parlamento vota la nascita della Procura europea Caterina Chinnici, figlia del giudice Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia nel 1983, è stata relatrice in aula: «Sarà un organo dotato di autonomia investigativa»

di Giuseppe Picciano.

Strasburgo, 7 ottobre 2017 – «La nascita del primo organo dell’Unione Europea dotato di autonomi poteri di indagine su scala sovranazionale rappresenta una svolta storica nella lotta alla criminalità transfrontaliera». Caterina Chinnici, l’eurodeputata siciliana figlia del giudice Rocco Chinnici, assassinato dalla mafia nel 1983, commenta il voto della plenaria del Parlamento europeo che a Strasburgo ha dato il definitivo via libera all’istituzione della Procura europea.

Del dossier, Caterina Chinnici è stata relatore per il gruppo S&D all’interno della commissione Controllo bilanci). «Resta il rammarico – aggiunge – per la mancata adesione da parte di alcuni stati membri e per un regolamento che non rispecchia tutte le ambizioni iniziali – ma la Procura europea è certamente tra i maggiori progressi mai compiuti dall’Ue in campo penale». E’ molto importante l’inserimento delle frodi Iva nella sua sfera di competenza, così come le norme su garanzie procedurali e protezione dei dati personali. L’ufficio si occuperà inizialmente solo di reati contro gli interessi finanziari dell’Unione, spesso compiuti dalla criminalità organizzata, ma l’auspicio è che nel suo mandato sia presto incluso il contrasto a tutta la criminalità grave di carattere transnazionale. «La Procura europea – continua la Chinnici – contribuirà al rafforzamento dello spazio di libertà, giustizia e sicurezza che stiamo costruendo per affrontare le crescenti minacce».

Disco verde dalla plenaria dell’europarlamento anche al dossier su sistemi carcerari e condizioni di detenzione, al quale Caterina Chinnici ha lavorato come relatore per S&D in commissione Giustizia e libertà civili. Condizioni di vita più dignitose nelle carceri, azioni formative per il reinserimento sociale post pena dei detenuti, misure alternative alla detenzione quando funzionali a prevenire la recidiva e adeguata considerazione della vulnerabilità dei minorenni sono i principali aspetti al centro degli emendamenti proposti dalla Chinnici e poi accolti nel testo finale. «Il documento non si limita a evidenziare i malfunzionamenti riscontrati – sottolinea l’eurodeputata siciliana – ma individua anche linee guida e buone prassi da attuare negli istituti di pena degli stati membri. È indispensabile affrontare il problema del sovraffollamento che, oltre a comportare spesso violazioni dei diritti umani, ostacola la finalità rieducativa della pena. Anche se la gestione dei sistemi penitenziari è di competenza esclusiva degli ordinamenti nazionali, l’Ue può e deve svolgere un ruolo di salvaguardia dei diritti fondamentali e della dignità dei detenuti, che sono innanzitutto esseri umani. Ciò costituisce un presupposto essenziale per un percorso di recupero efficace, come dimostrano i dati raccolti e inseriti nel rapporto. Ugualmente indispensabile – conclude Caterina Chinnici – è il contributo del personale di polizia penitenziaria, al quale vanno garantite risorse e formazione adeguate».

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