Pubblicato il: 8 ottobre 2017 alle 8:00 am

I Templari e il Santo Graal Lucano Simboli e Luoghi misteriosi: Castelmezzano, seconda parte

di Michele Selvaggio.

Castelmezzano (Potenza), 8 Ottobre 2017 – La notevole presenza Templare nel Comune di Castelmezzano la si trova già nella toponomastica delle strade e nelle chiese. I Templari, ordine cavalleresco fondato da Hugo de Paga­nis nel 1118 per proteggere i pellegrini in Terra Santa, lasciarono numerosi segni in questo luogo di culto.



La chiesa principale si trova nel centro del paese e si chiama Santa Maria dell’Olmo, edificata nel XII secolo nei pressi di un olmo, da cui il nome, e di una sorgente.
Si trovava dunque accanto ad albero e acqua, due elementi di enorme carica simbolica, il primo è l’albero della vita e il secondo la fonte della vita. Essi sono stati da sempre considerati l’arrivo del percorso iniziatico, perché dispensatori di vita eterna, il coronamento della ricerca del Graal, il compimento della trasformazione dell’anima mortale in anima immortale. Dallo stesso Graal è possibile bere la vita eterna, la stessa da cui è possibile attingere dall’albero e dalla fonte. La stessa conformazione del Paese circondato dagli speroni rocciosi e protetto in forma ‘a calice’ rievocano il Graal. Sul­la superficie esterna di una parete della Chiesa Madre è chiaramente visibile l’incisione di una porta con un timpano triangolare all’interno del quale c’è una croce ad otto punte inscritta in un cerchio che a sua volta circoscrive un altro cerchio. Si tratta del simbolo che i cavalieri ap­ponevano come segno distintivo della loro identità. Inoltre sopra l’ingresso abbiamo altri interessanti elementi: orsi, leoni, grifoni e soprattutto rose, altro simbolo da non trascurare. Nella stessa Chiesa Madre di S. Maria sono visibili anche una porta segreta, l’architrave triangolare che crea una croce templare a otto punte iscritta nella roccia all’interno di un cerchio che circoscrive un altro cerchio.



Spettacolare è la Pala d’altare con all’interno una piccolissima effige della Madonna della Stella mattutina, circondata da tre cornici, nella prima vi sono scolpite alcune scritte in latino e in greco insieme alla data di realizzazione dell’opera: A.I.D. 1117 ed una frase che fa da cornice al dipinto «Hic habtta boam elegie a stlia mtna – salmo 131» (qui abiterò perché l’ho scelto, o stella mattutina). E’ una esplicita venerazione della Stella Mattutina tanto cara ai Templari, tramandata di maestro in maestro e che si pronuncia quando si entra in una nuova casa. Nella seconda cornice vi sono ai lati due donne che sembrano di stirpe egiziana. Sulle colonne vi sono piccoli volti misteriosi. Vi è una statua a sinistra identificata con Pietro l’eremita. Analizzando il simbolismo della Pala notiamo che le cornici sono tre e si sa quanto questo numero fosse importante per i Templari che amavano raffigurare stelle a gruppi di tre, inoltre ricorda la figura della triplice cinta, mentre la data identifica la nascita e la diffusione templare.



Le donne egizie richiamano la Maddalena e la figura della Madonna nera legata a Iside e alla Madre Terra.  La stella mattutina è da sempre stata identificata come Venere, perché è la stella più luminosa del cielo, non a caso viene spesso raffigurata dai Templari. Essa era molto amata dall’Ordine proprio perché il pianeta Venere corrispondeva alla Dea (Iside, Venere, Madonna e infine, Dea Madre).

Ma i riferimenti simbolici assoluti e Templari non finiscono qui. All’interno dello stesso luogo di culto vi è una statua lignea in stile bizantino della Madonna con Bambino che come tutte le statue orientaleggianti richiamano più a Dee che a Marie Vergini vere e proprie. Addirittura qui sembra di essere di fronte a Hera, madre degli Dei Greci.
Invece che essere Cristo (come nell’iconologia più diffusa) è la Madonna ad avere in mano una sfera. Il cerchio è stato da sempre considerato simbolo dell’etereo, del cielo, dell’aldilà, del tutto.



La sfera poi è perfezione, non essendo possibile trovarla in natura viene considerata infinita, divina. Anche i popoli antecedenti al Cristianesimo vedevano il cerchio come metafora del divino. Gli omphalos o ombelichi del mondo, erano pietre perfettamente rotonde, così scolpite per unire il mondo materiale (pietra) con il mondo divino (sfera).
Ed ecco che il Cristo ha spesso in mano una sfera, concetto che ci portiamo appresso dall’inizio del mondo. Ma in questo caso è in mano a Maria, a una donna, una Dea, la Dea Madre, amata e venerata dai Templari, perché Colei in grado di donare la vita attraverso il proprio ventre, che non a caso diventa per nove mesi una sfera perfetta. L’uovo è una sfera e lo è anche l’utero. La vita è divina.



Il Santo Graal Lucano, prima parte.

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