Pubblicato il: 9 ottobre 2017 alle 7:30 am

Gran Bretagna, nessun sesso sul censimento Dalla prossima rilevazione statistica spariranno le voci “maschio” e “femmina”. Qualche mese fa lo avevano annunciato anche gli Usa

di Stanley Ruggiero Tucci.

Londra, 9 Ottobre 2017 – E’ di ieri la notizia che la Gran Bretagna potrebbe diventare uno dei primi Paesi al mondo a non richiedere nel censimento che sia espressamente specificato il sesso dei suoi cittadini. Il ‘Sunday Times’ rivela che la proposta sia partita dall’Ufficio nazionale di statistica (Ons) e aggiunge che la notizia ha già suscitato le reazioni indignate delle femministe. In realtà, però, prima della Gran Bretagna nel marzo di quest’anno si era saputo che il censimento degli Stati Uniti nel 2020 non chiederà l’orientamento sessuale né le questioni relative alla identità di genere.

In anticipo di diversi mesi sull’annuncio dell’Inghilterra, dunque, l’amministrazione di Trump presentando al Congresso la relazione che elenca i dati che intende raccogliere nel censimento del 2020, ha fatto sparire (nella seconda versione, corretta) le voci riguardanti l’orientamento sessuale e l’identità di genere (presenti in una prima versione poi ritirata). Addirittura un portavoce del Census Bureau avrebbe affermato nel mese di marzo scorso, in una dichiarazione scritta, che la relazione «ha inavvertitamente elencato l’orientamento sessuale e l’identità di genere come argomento proposto nell’appendice. Questo argomento non viene proposto al Congresso per il censimento del 2020 o per l’indagine della Comunità americana».

Pare anche che i gruppi LGBT (Lgbt people negli Usa sta per lesbiche, gay, bisessuali e transgender) siano rimasti delusi nel vedere che l’argomento è stato rimosso dalla lista poiché i dati affidabili sulla comunità lesbica, gay, bisessuale e transgenderica sono difficili da ottenere.

Meghan Maury, direttore del Progetto Criminalità e Giustizia Economica presso la National Task Force LGBTQ, ha dichiarato: «Pensiamo che sia un’opportunità perduta. Se il governo non sa quanta gente LGBTQ vive in una comunità, come può fare il suo lavoro per garantire che stiamo ottenendo un accesso giusto e adeguato ai diritti, alle protezioni e ai servizi di cui abbiamo bisogno?».

Tornando alla Gran Bretagna, la novità introdotta a partire dal prossimo censimento nascerebbe con il presupposto che non sia più obbligatorio specificare la propria appartenenza di genere per non discriminare i transgender e altre persone che non si riconoscono nella definizione di maschio o femmina. Nello specifico, la ricerca condotta dall’Ons ha fatto osservare che la questione “sesso” inclusa nel censimento del 2011 e che richiede che gli intervistati scelgano se sono maschi o femmine, sarebbe irrilevante, inaccettabile e intrusiva, in modo particolare per i censiti trans, a causa della domanda su “sesso” piuttosto che “genere”. Quindi il rapporto dell’istituto statistico britannico ha esplorato altre opzioni, tra cui una domanda “ibrida” con l’aggiunta di una categoria “altra”.

Ma anche questa soluzione non ha convinto e la domanda sul “sesso” è stata nuovamente ritenuta “irrilevante e intrusiva”, mentre l’opzione “altra” è stata “pensata per omogeneizzare i trans persone e differenziarli dal resto della società”. È stata esclusa, infine, anche una terza opzione “two-step”, con questioni separate di sesso e identità di genere.

Alcune attiviste sono insorte, affermando che così si nega alle donne perfino il diritto di esistere e di identificarsi come tali. Il cambiamento, che è stato proposto all’interno di un rapporto in previsione del prossimo censimento nel 2021, rischia così di non far emergere un numero preciso di maschi e femmine nel Regno.

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