Pubblicato il: 9 ottobre 2017 alle 9:00 am

La Russia fa i conti con la crisi Crescono i fallimenti e le grandi società quando non chiudono sono costrette a fusioni. Stretta della Banca centrale russa sugli istituti di credito

di Danilo Gervaso.

Mosca, 9 Ottobre 2017 – La crisi si è fatta sentire anche in Russia, dove il numero di fallimenti è in forte aumento. In estate è toccato a Financial Corporation Otkritie, Binbank e alla compagnia aerea VIM Avia. Ma sono solo alcune delle aziende russe che sono state travolte, nonostante la recente ripresa economica.

Eppure la Russia è emersa da una delle sue più profonde recessioni post-sovietiche e ha fatto segnare una crescita del PIL del 2,5 per cento, nel secondo trimestre di quest’anno. Ma questo non è abbastanza per molte aziende ancora in sofferenza da quasi otto anni.

Uno degli effetti collaterali del rallentamento è stato il consolidamento di molti settori in cui le principali società in buona salute hanno avviato guerre di mercato aggressive mettendo sotto pressione i loro rivali più piccoli e portando a una concentrazione di molti settori nelle mani di pochi.

Il presidente Vladimir Putin aveva detto qualche settimana fa che l’economia russa è entrata nella traiettoria di «crescita abbastanza stabile»; ma con elevati costi di indebitamento e i salari reali fermi, l’economia non è fiorente. E si prevede che le cose andranno peggiorando per molte aziende, poiché la maggior parte delle imprese russe rimangono direttamente o indirettamente dipendenti dalla spesa di bilancio; per effetto della pianificazione del bilancio 2018-2020 molte grandi imprese statali stanno perdendo le loro sovvenzioni, che a sua volta alimentano le piccole aziende con ordini statali. La Rosselkhozbank di proprietà statale è solo l’ultima entità statale che si è vista annullare i consueti sostegni proprio la scorsa settimana.

Più in giù, la catena di prodotti alimentari fast food Sbarro e il ristorante russo Yalki Palki sono entrambi in chiusura. Nel settore della birra, uno dei settori dove si sono registrati investimenti stellari negli anni ’90, i leader del mercato e cioè la principale fabbricante di birra turca Anadolu Efes e il gigante mondiale AB InBev, stanno unendo le loro attività in Russia e Ucraina a causa del disastroso calo delle vendite. Ed è sintomatico in un Paese dove il consumo di birra e alcolici in generale è sempre stato altissimo.

Secondo un rapporto del Centro per l’analisi macroeconomica, altre 336 società sono crollate nel secondo trimestre di quest’anno rispetto a quelle chiuse nello stesso periodo dell’anno precedente e si tratta del più alto livello dal 2007.

La crescita del numero di fallimenti è osservata in quasi tutte le industrie, ma quasi due terzi di tutte le bancarotte sono concentrate in tre aree: commercio, servizi commerciali e edilizia. Più di recente il numero di fallimenti è accelerato nel settore dell’energia elettrica, della metallurgia, della costruzione di macchine e dell’industria alimentare.

La spesa di bilancio sempre più suscettibile è probabilmente la principale causa dei problemi delle imprese. A seguito di una pesante difficoltà del 2016, dove il Ministero delle Finanze ha avuto un buco di 2 trilioni di rubli, il governo ha tagliato tutto il possibile.

Il recente aumento dei prezzi del petrolio ha portato la pressione fuori da MinFin, ma data l’esposizione continua del bilancio alle prevaricazioni dei prezzi del petrolio il ministero sta mantenendo il suo approccio parsimonioso alle sovvenzioni statali.

Le chiusure sono anche guidate dalla crescente cautela del settore bancario. A seguito della crisi del 2008, molte banche hanno preferito ricorrere a prestiti e ristrutturare il debito invece di escludere i debitori in difficoltà. Poiché la Banca Centrale della Russia sta inoltre stringendo il cappio sulle banche, i crediti a buon mercato sono sempre più difficili da trovare. Ragion per cui le aziende che avrebbero dovuto essere morte nel 2008 stanno morendo adesso.

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