Pubblicato il: 10 ottobre 2017 alle 12:00 pm

Las Vegas e quei nove minuti di assoluta follia Dalla strage nel McDonald's del 1984 alle 49 persone uccise in un night club di Orlando un anno fa. Storie di un Paese dove quasi ogni cittadino possiede un'arma

da New York, Loredana Speranza.

10 Ottobre 2017 – Passerà alla storia come il più grande omicidio di massa “mass murder” mai avvenuto negli USA la tragedia che si è consumata a Las Vegas, una settimana fa. I numeri sono spaventosi: 58 morti e più di 500 feriti. Circa 22.000 persone erano accorse da ogni parte dell’America per assistere al concerto di musica country, nello stadio Route 91, di Las Vegas nello stato del Nevada. Erano passate da poco le 22.00 quando Stephen Paddock, un individuo sul quale si è concentrata tutta l’attenzione dell’opinione pubblica americana negli ultimi giorni, senza un motivo apparente, ha iniziato a sparare sulla folla inerme per 9 lunghi interminabili minuti, dalla sua suite al 32esimo piano del vicino albergo Mandalay.



I primi soccorsi sono sopraggiunti quasi subito, ma le truppe speciali americane, SWATT, sono riuscite ad individuare il piano dove Paddock alloggiava, solo un’ora dopo, per constatarne la morte. Sembra infatti che Paddock, sentendosi braccato, si sia suicidato.

Il capo del dipartimento dei vigili del fuoco, Greg Cassell, ha spiegato il perché di quel ritardo, durante la conferenza stampa indetta, qualche giorno fa, nonostante i suoi uomini avessero risposto alla prima telefonata al 911, entro 5 secondi: «I primi feriti sono stati soccorsi appena fuori dallo stadio – ha detto -, ma altri feriti correvano in tutte le direzioni, per cui abbiamo dovuto allestire altri punti di soccorso a tutte le uscite, perché abbiamo imparato dalle sparatorie precedenti come quella di Columbine e di Aurora che molte vittime sono morte per non essere state soccorse in tempo, inoltre – ha aggiunto abbiamo ricevuto 32 telefonate da feriti di arma da fuoco, creando così 32 incidenti separati e avendo addirittura l’impressione che vi fossero diversi tiratori in diversi postazioni».

Ma chi era realmente questo individuo che aveva pianificato questo atto “terroristico” nei minimi particolari da mesi o forse anche da anni? Stephen Paddock era un contabile e agente immobiliare di 64 anni in pensione. Accanito giocatore d’azzardo proprietario di diverse case. Un uomo comune anche noioso, secondo il fratello più giovane Patrick Paddock; un uomo distaccato, secondo i suoi vicini di casa; un uomo gentile e silenzioso secondo Marilou Danley, la sua fidanzata. Ma per la polizia di Las Vegas, questo uomo comune, divorziato due volte, senza figli, era uno psicopatico che viveva una doppia vita. Dal 1982 comprava armi come hobby e frequentava assiduamente i casinò, giocando a volte 14 ore di seguito. In questi giorni, vengono rilasciati sempre piu particoli agghiaccianti.



Primo fra tutti, l’enorme quantitativo di armi e munizioni rinvenute nella suite dell’albergo, e nelle case appartenenti a Paddock: 47 in totale. Delle 23 armi presenti sulla scena, 12 erano fucili modificati con i cosiddetti bump stock, dispositivi che permettono di rendere le armi da semiautomatiche ad automatiche, in modo da uccidere più persone possibili in un lasso di tempo minore. Sembra che Paddock le avesse acquistate legalmente, così come gli stessi “bump stock” per poi assemblarle rendendole illegali.

Nella sua auto sono stati trovati più di 23 chili di nitrato di ammonio, normalmente usato per i fertilizzanti e per gli esplosivi, facendo presupporre l’eventualita’ di ulteriori attacchi. Inoltre sembra che Paddock prima di sparare alla folla avesse mirato ai serbatoi dei carburanti per i jet, nell’adiacente aeroporto. Un altro particolare inquietante che viene reso pubblico in questi giorni, è che Paddock nei mesi e nei giorni precedenti a questo attacco, aveva prenotato suites in alberghi prospicienti altri festival di musica in Las Vegas ed in Chicago, ma che non si fosse mai presentato.

Alla luce di tutti questi fatti, l’FBI e la polizia di Dallas stanno anche valutando la possibilità che l’uomo non avesse agito da solo. Alcuni filmati, nei tre giorni precedenti, lo mostravano in compagnia di una donna che poi verrà identificata come una prostituta. Importante sarà la testimonianza di Marilou Danley, la donna di 62 anni, con cui Paddock ha trascorso gli ultimi anni della sua vita. Al momento dell’attacco la Danley, di origini filippine, ma di nazionalità australiana, era in viaggio tra Giappone, Filippine ed Hong Kong. Ritornata volontariamente negli USA, martedì scorso, e scortata da agenti dell’FBI, Danley ha spiegato che Paddock inaspettatamente le aveva comprato un biglietto per le Filippine, due settimane prima, perché economico e perché voleva che lei andasse a far visita alla sua famiglia e quei 100.000 dollari trasferiti sul conto corrente nelle Filippine servivano ad acquistare una casa per lei e Paddock. Anche se sembra che non fosse al corrente delle reali intenzioni del suo fidanzato, la Denley rimane comunque una “person of interest”, persona informata dei fatti, perché ancora troppi lati oscuri devono essere chiariti.


 


In questi giorni sulle televisioni americane vengono continuamente trasmesse le immagini delle vittime, le loro storie, i loro sogni e le toccanti testimonianze dei sopravvissuti, come quella di Heather Melton, che ha visto morire suo marito, Sonny, tra le sue braccia, facendole da scudo. Sonny aveva solo 29 anni. John Phippen, 56 anni, stava ballando con suo figlio Travis, quando è stato raggiunto da una pallottola alla schiena ed è morto poco dopo in ospedale. E non mancano neanche storie di eroi, come quella di Jonathan Smith che ha salvato decine di persone, per poi essere colpito da 2 proiettili, uno sul braccio ed un altro al collo. Lo ha salvato un agente di polizia fuori servizio, Tom McGrath.

Purtroppo tante sono ormai le stragi che si susseguono in America, fin dal 1984, quando Huberty una guardia di sicurezza uccise 21 persone nel Macdonald’s, in San Ysidro, in California; passando per le più famose, come quella della scuola superiore Columbine dove le vittime furono 12 studenti ed un’insegnante; alle più recenti come quella in un night club in Orlando, Florida, dove vennero uccise 49 persone nel 2016.

E purtroppo ancora una volta si accende il dibattito sull’inasprimento delle leggi per la vendita delle armi, dibattito che divide l’America a metà, perché è il paese che possiede più armi al mondo. Nel 2013 vennero stimate dalle 89 alle 100 armi per ogni 100 americani. I quali, nonostante le continue stragi, non vogliono rinunciare a possedere un’arma per difesa personale. Del resto il secondo emendamento della Costituzione americana protegge tale diritto. A Las Vegas, per esempio, sono state vietate le pistole giocattolo, ma non le pistole vere. Nel 2012 venne emessa una legge che proibiva di portare pistole giocattoli con sé, ma sono assolutamente consentite le pistole vere. In tutto lo stato del Nevada, si può comprare pistole di ogni tipo senza una licenza o carta d’identità, e non esiste alcun limite sul numero. E’ legale portare pistole in casino, bar ed hotel.

Questa volta però il dibattito si concentra più sulle armi insolite ed accessori, come i “bump stocks”, dove persino la NRA (National Rifle Association), che è sempre stata contraria a leggi sul controllo delle armi, si è detta aperta ad accettare alcune restrizioni, proprio per quanto riguarda i “bump stock”.



Nel frattempo, vicino al luogo del festival della musica, 58 croci di legno bianche, ognuna con il nome di una vittima, sono state erette momentaneamente, mentre nel distretto delle arti di Las Vegas sono stati piantati 58 alberi alla memoria di ognuna di queste vittime innocenti di una notte di follia.

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