Pubblicato il: 10 ottobre 2017 alle 1:30 pm

«Trump e Kim fanno propaganda» Sullo sfondo delle minacce tra Usa e Corea del nord, scenari geopolitici e la promozione di armamenti in possesso dei due Paesi. Intervista a Gianandrea Gaiani, all’esperto di analisi storico-strategiche

di Marzio Di Mezza.

Roma, 10 Ottobre 2017 – Gianandrea Gaiani, Direttore del magazine Analisi Difesa, lo dice da tempo che lo scopo di tutte le scaramucce tra Kim Jong-un e Trump è finalizzato a «mostrare bandiera, far vedere i muscoli confermando all’avversario la capacità di rispondere con prontezza ed efficacia a ogni tipo di minaccia». Insomma una propaganda che, intanto, mette in allarme il resto del pianeta. Ecco perché all’esperto di analisi storico-strategiche e studioso dei conflitti e reportages dai teatri di guerra, abbiamo chiesto di chiarirci alcuni punti della contesa.

Direttore, le armi in possesso della Corea del Nord potrebbero impensierire l’occidente? «Già lo impensieriscono. Anche se, secondo me, questa guerra non può scoppiare. Non c’è nessun interesse da parte degli attori in campo. Non puoi fare un attacco preventivo contro le installazioni nord Coreane sperando di distruggerle tutte e non si può neanche pensare che sia Kim a fare un attacco perché sa che verrebbe cancellato dalle mappe geografiche.

Trump credo sia un po’ superficiale in questo. Una guerra che non è possibile combattere perché gli americani potrebbero distruggere tutto ma i nordcoreani bombarderebbero Seoul che è appena a 40 km. Insomma, non ci sono i margini per un conflitto».

Lei ha scritto di un asse con l’Iran. Quanto è più pericoloso?

«La Corea del Nord produce missili balistici e sta facendo progressi nell’affinamento delle tecniche. Ha quindi condiviso le sue tecnologie con l’Iran che ricambia fornendo petrolio. Con l’Iran ha avuto sempre una perfetta intesa, i rapporti tra i due Paesi ci sono sempre stati, ma l’Iran non ha mai minacciato di colpire l’Europa. Anche l’Arabia saudita ha missili balistici con 3mila km di gittata ma non mi pare che nessuno ne contesti la presenza».

C’è chi dice che ad alimentare le continue uscite di Trump contro la Corea del Nord sia più il fatto di dover assicurare ossigeno alle industrie di armi americane…

«Non credo sia proprio così. Però diciamo che questa tensione in continua escalation ha visto gli americani promuovere sorvoli di F35 già venduti a Corea del sud e Giappone, si tratta dei velivoli in dotazione ai Marines, che hanno tra le loro caratteristiche il decollo corto e l’atterraggio verticale. Dunque si sfrutta questa vetrina ai fini commerciali. Lo fa la Corea del nord con i missili che esporta e lo fanno gli Usa con i loro armamenti».

In un ipotetico e scongiurabile conflitto Usa-Corea del Nord, quanto dovrebbe preoccuparsi l’Europa?

«Non mi pare che l’Europa sia nel mirino di Kim anche se poi una guerra nucleare è un pericolo per tutti. I missili nucleari con la loro portata, sì, potrebbero arrivare sulla rotta europea. Ma un conflitto del genere innescherebbe una serie di gravi ripercussioni. Come ho già detto in altre occasioni, se Pyongyang andasse oltre le provocazioni conducendo un attacco con armi di distruzione di massa giustificherebbe una risposta talmente devastante e immediata che determinerebbe la cancellazione della Corea del Nord dalle carte geografiche ma farebbe anche saltare le relazioni tra Cina e Stati Uniti e minaccerebbe di dare il via a un confronto militare tra questi due Paesi. Se l’attacco partisse da Washington, la rappresaglia nordcoreana mieterebbe un numero spaventoso di vittime in Corea del Sud e forse anche in Giappone».

Geopolitica e strategie militari a braccetto…

«La guerra vera non si può fare. Perché un Paese si fa una bomba atomica? Per essere considerato inattaccabile. Quando ha visto la fine che hanno fatto i talebani, Saddam, Gheddafi, Kim ha accelerato sul fronte nucleare. Ma se Kim a rispondere alle minacce e alle provocazioni ha da guadagnarci, gli Usa che rispondono ai proclami perdono credibilità sullo scenario internazionale.

Se c’è qualcuno in grado di fermare la Corea del nord, è la Cina. Se chiude le frontiere la affama in una settimana, ma non lo farebbe perché ha tutto l’interesse a far andare avanti Kim con le sue provocazioni, un po’ perché mette in luce una certa incapacità degli Usa a trattare. E poi la Cina vuole negoziare con gli Stati Uniti il disarmo nordcoreano. La Cina assicurerebbe il disarmo atomico e missilistico della Corea del nord e garantirebbe a Pyongyang ampi aiuti economici e la protezione dell’ombrello atomico cinese; in cambio gli Usa dovrebbero allentare gli aiuti militari a Taiwan oppure accettare la sovranità cinese sugli arcipelaghi contesi o su gran parte di essi».

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