Pubblicato il: 11 ottobre 2017 alle 12:00 pm

L’Italia è sempre un Paese corrotto: molte buone leggi, ma poco applicate Luci e ombre dell’impegno italiano contro il malaffare nel rapporto di Transparency International

di Giuseppe Picciano.

Roma, 11 ottobre 2017 – Il quadro della lotta alla corruzione in Italia mostra una significativa (e sintomatica) dicotomia: da una parte un apparato normativo che con 62 punti su 100 risulta sufficiente, dall’altra l’applicazione pratica e la capacità sanzionatoria e repressiva delle istituzioni che raggiungono un punteggio di soli 45/100. In sostanza il Belpaese appare ancora in balia della corruzione nonostante i timidi segnali di miglioramento.
Questi sono alcuni dei dati che emergono dal nuovo report “Agenda anticorruzione 2017, l’impegno dell’Italia nella lotta alla corruzione” presentato a Roma da Transparency International Italia, in cui leggi e pratiche anticorruzione nel settore pubblico, privato e nella società civile sono stati analizzati a fondo, per valutare le effettive capacità del nostro Paese di far fronte ad uno dei mali principali che lo affligge.
Malaffare dilagante. La corruzione infatti è un tema predominante nella cronaca quotidiana: dall’inizio dell’anno a oggi sono più di 560 i casi di corruzione riportati dai media, in base ai dati della mappa della corruzione aggiornati mensilmente dalla Ong italiana.
Corruzione che dilaga anche a causa di due importanti lacune che contribuiscono ad abbassare di molto il giudizio sul quadro normativo: la mancanza di tutele per chi segnala casi di corruzione (il cosiddetto “whistleblower”) e l’assenza di una regolamentazione delle attività di lobbying, che raggiungono rispettivamente un punteggio di 25/100 e 29/100. Tuttavia, se sul whistleblowing qualcosa si sta muovendo con l’approvazione del Ddl Businarolo alla Camera e la discussione della proposta già programmata in aula al Senato per questa settimana, sul lobbying una qualsivoglia regolamentazione è ancora molto lontana.
In cima alla classifica dei settori in cui legge e pratica funzionano meglio nell’arginare i fenomeni criminali in oggetto, troviamo il sistema antiriciclaggio (75 punti su 100) e gli obblighi di trasparenza a livello contabile (89/100) grazie soprattutto alla recente reintroduzione del reato di falso in bilancio.
Insufficiente è anche il quadro del settore privato (51/100), dovuto soprattutto al divario tra le grandi aziende, più all’avanguardia sui temi della trasparenza e dell’integrità, e le piccole e medie imprese, ancora lontane dall’affrontare il fenomeno con strumenti adeguati.

Problema culturale. Anche la società civile e i media, con un punteggio di 42/100, risultano avere un ruolo abbastanza marginale nel promuovere la lotta alla corruzione e ad essere dei veri e propri “cani da guardia” monitorando i soggetti più a rischio corruzione. Se di corruzione se ne parla tanto, rari sono però gli approfondimenti e le campagne mediatiche sul tema che, per sua natura, ha bisogno di essere affrontato da un punto di vista culturale. Dei problemi emerse nel rapporto si è discusso anche alla presenza del ministro della Giustizia Andrea Orlando e del presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone.

«Nonostante il quadro ancora insufficiente delineato dal nostro report, siamo ottimisti per il futuro – dice Virginio Carnevali, presidente di Transparency International Italia – iniziamo a riempire il vuoto legislativo sul whistleblowing e sul lobbying e poi concentriamo sforzi e risorse per applicare più efficacemente le tante e buone leggi che abbiamo».
Transparency International Italia, sulla base dei risultati evidenziati dal rapporto, ha stilato un’agenda di priorità che Governo e Parlamento, attuali e futuri, dovrebbero seguire se realmente interessati a far fronte al problema cronico della corruzione. Tra queste troviamo: legislazione sul whistleblowing, regolamentazione del lobbying, rafforzamento dei presidi anticorruzione negli enti pubblici dotando di maggiori risorse i responsabili per la prevenzione della corruzione, semplificazione delle leggi per evitare abusi e maggiori investimenti sull’educazione civica dei giovani, per formare una società più informata, consapevole e attiva.

neifatti.it ©