Pubblicato il: 12 ottobre 2017 alle 7:30 am

Bigenitorialita’, non tutti i Comuni adottano il Registro Lo strumento che dovrebbe garantire i diritti dei bambini e dei genitori separati e' stato bocciato da alcune amministrazioni

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 12 Ottobre 2017 – E’ sancito anche nella “Convenzione sui diritti dei fanciulli” sottoscritta a New York il 20.11.1989 e resa esecutiva in Italia con la legge 176 del 1991 il diritto alla “bigenitorialità”, un principio consolidato da tempo in altri ordinamenti europei, riconosciuto attraverso l’affido condiviso, per i figli di coppie separate anche non sposate. Più correttamente, come suggerisce il portale dedicato, è «il principio etico in base al quale un bambino ha una legittima aspirazione, ed un legittimo diritto a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori, anche nel caso questi siano separati o divorziati». E’ l’articolo 337 ter del Codice Civile a introdurre il concetto nel nostro ordinamento, dicendo testualmente: «Il figlio minore ha il diritto di mantenere il rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare i rapporti significativi con gli ascendenti e con i propri parenti di ciascun ramo genitoriale».

Un diritto non sempre garantito, un principio spesso inapplicato. Perciò nasce il Registro della bigenitorialità, uno strumento che permette di annotare formalmente anche la residenza o il domicilio del genitore non “collocatario”. Nella maggior parte delle separazioni, infatti, l’affido dei figli è condiviso, ma la loro “collocazione” prevalente sancisce anche la loro residenza legale. Questo significa che le istituzioni dialogano unicamente con un genitore per tutto quello che riguarda i figli, salute e scuola, ad esempio. Il registro della bigenitorialità permette a entrambi di avere le medesime informazioni.

La mappa dei comuni che lo stanno adottando è in continuo aggiornamento. Hanno detto sì, da tempo, città come Verona, Siracusa, Parma e Savona. Ma non mancano i no: Enti che non hanno ritenuto di dotarsi di questo strumento, come Modena, Cesena Bergamo e Trieste. Alcune, anche tra le più grandi, ne stanno discutendo. Tra le recenti adesioni vi sono quelle dei Comuni di Grottammare, Gorgonzola, Omegna, Chioggia.

Solo qualche giorno fa ha aderito anche il Comune di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli rendendo attivo il Registro, dopo la approvazione in consiglio comunale e la definizione del regolamento da parte della giunta.

«Il registro – fa sapere l’ente campano -, è riservato ai soli minori residenti nel comune di San Giorgio a Cremano. Per l’iscrizione è necessario che almeno uno dei genitori ne faccia richiesta personalmente presso il Servizio Anagrafe del Comune». Il sindaco, Giorgio Zinno, poi, aggiunge: «Il registro ha l’obiettivo primario di tutelare il minore, figlio di genitori separati o divorziati ed è uno strumento rivolto sia ai genitori stessi, che così potranno essere entrambi al corrente delle informazioni che riguardano il proprio figlio, di competenza comunale come la domiciliazione, la scadenza della carta d’identità e così via, sia alle diverse istituzioni che si prendono cura del minore che potranno così conoscere  i riferimenti di entrambi i genitori rendendoli partecipi della comunicazioni che lo riguardano».

neifatti.it ©