Pubblicato il: 12 ottobre 2017 alle 1:00 pm

Gratta e vinci e sportello anti ludopatie nello stesso ospedale Accade in provincia di Vicenza. Insorgono le associazioni di consumatori. Per l’assessore regionale alla Sanità del Veneto: «Un controsenso che dobbiamo allo Stato»

di Giulio Caccini.

Vicenza, 12 Ottobre 2017 – Al primo piano ci sono in vendita i Gratta e vinci. Al secondo piano si curano le malattie collegate al gioco. Succede nell’ospedale unico di Santorso, in provincia di Vicenza. Da alcuni giorni al centro di polemiche dopo che alcuni cittadini hanno segnalato la bizzarra “convivenza”. A rimarcare la contrarietà dei familiari degli utenti in cura presso la struttura pubblica proprio per la dipendenza dal gioco, anche alcune associazioni, tra cui ‘Libera’ e la sezione veneta del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza.

In attesa di sapere se l’azienda sanitaria prenderà dei provvedimenti in merito, è intervenuto anche l’Assessore alla Sanità della Regione Veneto, Luca Coletto: «Faccio appello a chiunque venda gratta e vinci o altri giochi d’azzardo negli ospedali veneti: vengano subito ritirati. E’ un appello al buon senso – ha sottolineato l’assessore –  e a un gesto significativo contro la ludopatia, che sappia andare oltre gli eventuali contenuti contrattuali».

Secondo un’indagine dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, in Italia circa 17 milioni di persone hanno giocato almeno una volta nella loro vita; la maggior parte di questi ricorre al lotto istantaneo e ai gratta e vinci; il 14,6% dei giocatori è a rischio dipendenza e diverse centinaia di migliaia sono i giocatori “problematici”. Inoltre tra i 15 e i 17 anni il 41% dei maschi e il 30% delle femmine gioca d’azzardo.

«Se poi al primo piano di un ospedale si vendono gratta e vinci e al secondo si curano le malattie collegate al gioco si è di fronte di fronte a un evidente controsenso – puntualizza l’assessore veneto –  che dobbiamo comunque allo Stato che, come per le tasse sul fumo, fa di tutto per lucrare persino su attività dannose alla salute, salvo poi lanciare campagne contrarie che testimoniano di una elevata dose di ipocrisia. Il giro del gioco d’azzardo in Italia – ricorda il responsabile delle politiche sanitarie del Veneto – è valutato in circa 80 miliardi di euro l’anno che, per dare un termine di paragone, non è lontano dall’intera dotazione del Fondo Sanitario Nazionale con il quale si devono curare le malattie, ludopatie comprese. Da questo fenomeno lo Stato incassa circa sei miliardi di tasse, ma in Italia se ne spendono otto per curare le malattie correlate, che rovinano vite e famiglie. Tutto questo non ha alcun senso».

Nel corso del 2013 (ultimo dato disponibile, ndr) all’ambulatorio per il gioco d’azzardo patologico dell’Ulss 7 del Veneto si sono rivolte 50 persone, di età compresa tra i 23 e i 77 anni (il 32% dell’utenza è costituita da pensionati, il 40% da lavoratori dipendenti, il resto da altre categorie). La dipendenza più frequente è risultata quella dalle video-slot (collocate in bar e tabaccherie) seguita da gratta e vinci, lotto, sale bingo e, più raramente, dai casinò

«Spero che i titolari dei diritti acquisiti nell’ambito dei project financing presenti per alcuni ospedali del Veneto – conclude l’Assessore Coletto – possano ascoltare questo mio appello e agire di conseguenza. Lo ripeto, sul piano del buon senso. Quello contrattuale è un’altra cosa, ma una volta tanto si potrebbe mettere in secondo piano».

Non è, naturalmente, l’unico caso in cui in una struttura ospedaliera sia presente una rivendita di giochi e lotterie istantanee. Anzi, ancora si ricorda in Italia la notizia di un anno fa, quando un cliente rimasto anonimo acquistando un tagliando ‘Turista per sempre’ nel bar dell’ospedale Perrino di Brindisi, vinse 200mila euro più 6mila euro per 20 anni e 100mila euro di bonus finale.

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