Pubblicato il: 12 ottobre 2017 alle 9:00 am

Studenti in piazza con le tute blu per dire basta allo sfruttamento Domani manifestazioni in 60 città italiane contro la riforma, prove invalsi, tagli. Per Uds l’alternanza scuola-lavoro: «E’ stata pensata come provvedimento in favore delle aziende, non della scuola»

di Marzio Di Mezza.

Roma, 12 Ottobre 2017 – «Siamo andati a friggere patatine al Mc Donald’s, a sistemare indumenti a Zara, a fare fotocopie alla Banca d’Italia». La considerazione – la disistima – degli studenti italiani nei confronti dell’alternanza scuola-lavoro è tutta in questa testimonianza. Eppure, forse, non è venuto in mente a nessuno di consultarli. Si parla di riforme, si studiano i sistemi per realizzarle – buone o cattive che siano – ma si trascura un aspetto fondamentale: la soddisfazione del cittadino. La customer satisfaction, che nel privato è tra gli elementi fondamentali della gestione aziendale e del marketing, nel pubblico è pressoché sconosciuta. Nonostante pure ci sia una direttiva del ministro per le Riforme e le innovazioni nella PA del 2006. Quando si parla di scuola, poi, paradossalmente, l’opinione di chi vi opera, sia esso docente o studente, è troppo spesso inascoltata o disattesa.

«Anche per questo scenderanno in piazza domani. In 60 piazze italiane, vestiti da metalmeccanici. Perché rappresentano il nostro simbolo – spiega Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Studenti – sfruttati ma capaci di portare avanti importanti battaglie».

Francesca Picci, parlando di riforme è di questi giorni la novità che riguarda gli esami di terza media. Cosa ne pensa l’UdS?

«Vi era la necessità di modificare gli esami di fine percorso in generale, terza media e quinto anno delle superiori. Il problema è costituito dalla direzione verso cui è andato il Miur e cioè: rafforzare la presenza del test invalsi anziché valorizzare il percorso che gli studenti hanno svolto negli anni precedenti. Tra le novità, per noi è positiva la parziale eliminazione della bocciatura. È un tema interessante perché aiuta la scuola italiana ad andare verso un sistema che non utilizza la punizione per insegnare. Parliamo di bambini e ragazzini ma secondo noi è un punto di avanzamento da considerare in un prossimo futuro anche per le superiori».

Notizie di cattedre vuote e problemi causati dalla mancanza di docenti arrivano da vari istituti e varie città. Come vivete questo inizio anno scolastico?

«Che dire, anche quest’anno è iniziato in condizione di grande disagio per molti studenti. In alcuni casi la scuola è cominciata anche una settimana dopo proprio per il problema delle cattedre scoperte. Il ritardo ha provocato anche un deficit dal punto di vista delle ore di lezione. Ma non solo di questo si tratta. Se pensiamo a tutta la situazione generale, come allo stato di degrado dell’edilizia scolastica per cui alcune classi sono spostate in altri plessi, ne viene fuori un quadro di grave disagio, che ricade sugli studenti, sulla loro pelle. Stiamo chiedendo una risoluzione rapida di tutte le problematiche che causano ritardi e di recuperare in breve la didattica persa. Sono ore che perdiamo noi. La disorganizzazione causata dalla ‘buona scuola’, però, non dipende da noi».

Del numero chiuso degli Atenei cosa ne pensate?

«Noi Uds siamo contrari al numero chiuso, pensiamo che chiunque debba avere la possibilità di scegliere la facoltà che preferisce e di accedervi senza barriere. Già sono troppe le barriere di tipo economico che rendono difficile il percorso universitario a tanti ragazzi e, quindi, alle loro famiglie. Tra l’altro, come ha dichiarato Link (il nostro coordinamento universitario, attraverso mobilitazioni, assemblee ecc) i test di ingresso vanno a valutare competenze che uno studente appena uscito dalle superiori non ha e che magari dovrebbe acquisire proprio all’università. Noi vogliamo una riforma che elimini il numero chiuso ma in tutte le facoltà. La nostra richiesta è: si pensi a come riformare il sistema universitario per accogliere quanti più studenti possibili. L’Università piuttosto che chiudere dovrebbe attrezzarsi per accogliere».



Una delle questioni spinose per voi studenti, da quello che si legge, sembra essere l’alternanza scuola lavoro…

«Spinosa, dolente. Noi pensiamo che se l’alternanza è intesa come metodologia didattica, come modo alternativo anche di fare didattica, con lo scopo di unire sapere e saper fare, allora, non vi è dubbio che si tratta di una iniziativa estremamente valida

Il problema è che così non è. All’interno della buona scuola, l’alternanza scuola-lavoro è stata pensata come provvedimento in favore delle aziende, non della scuola. Parliamo di sgravi fiscali per le imprese, di voucher alle imprese che ospitano studenti e così via. Noi siamo nettamente contrari a queste modalità, pensiamo che se si tratta di un percorso di istruzione, è agli studenti che deve portare benefici e non al mondo del lavoro. Rispetto a questo abbiamo anche denunciato casi di sfruttamento nell’alternanza, abbiamo pubblicato un’inchiesta. Se uno studente di un istituto alberghiero viene sfruttato e la struttura, ciò nonostante, riceve anche sgravi fiscali, allora significa che è un sistema sbagliato, pensato per il mondo del lavoro non per la scuola».

Ed è uno dei temi che porterete domani in piazza nella grande manifestazione che avete annunciato…

«Si. Abbiamo scelto ed elencato 13 punti. Tredici punti per il 13 ottobre. Scendiamo in piazza perché in seguito alla riforma della ‘Buona scuola’ la condizione è di totale definanziamento con la conseguente espulsione degli studenti dai percorsi di formazione e istruzione. La scuola ha vissuto solo tagli negli anni.

Abbiamo ricevuto per domani moltissime adesioni, 60 piazze in tutta Italia saranno invase pacificamente da studenti e non solo. Sfileremo con le tute blu perché sono il simbolo degli operai metalmeccanici, categoria di lavoratori storicamente sfruttati ma anche capaci di grandi battaglie e grandi conquiste a livello di diritti. Ecco perché quelle tute saranno anche il nostro simbolo. Una provocazione per dire no allo sfruttamento ma anche perché abbiamo la solidarietà di tanti operai che in alcune piazze saranno con noi a manifestare».

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