Pubblicato il: 14 ottobre 2017 alle 7:30 am

I prof che tutti vorrebbero Una piattaforma web dedicata al mondo della scuola ha raccolto le opinioni degli studenti sul docente ideale. Intanto non mancano i casi in cui l’insegnante viene visto come un nemico

di Giulio Caccini.

Roma, 14 Ottobre 2017 – E’ di qualche giorno la notizia che a Putignano, in Puglia, tre ragazzi hanno aggredito il preside della locale scuola media costringendolo a ricorrere alle cure dei medici del pronto soccorso. Pochi giorni prima, all’Istituto Alberghiero di Monserrato, nel cagliaritano, i carabinieri sono stati chiamati ad intervenire ben due volte in poche ore, prima per una lite tra due studenti fuori dalla scuola, e poi per la violenta aggressione ad una insegnante che ha rimproverato un alunno 14enne per l’utilizzo del cellulare in classe.

Durante l’anno scolastico sono purtroppo frequenti queste notizie, liti, violenze verbali e fisiche, da parte di alunni ma anche di genitori: per un voto insufficiente, per un permesso negato di andare al bagno, per richieste di linguaggio più moderato, per una nota sul registro; gli ultimi banchi trasformati in trincee di teppisti in erba.

Quando si è scatenata questa guerra? Quali sono i motivi di tanto risentimento dei ragazzi verso persone che dovrebbero solo veicolare dei contenuti, far nascere curiosità e amore per la cultura? Ma poi, come dovrebbe essere il professore ideale, secondo i ragazzi?

Il ruolo sociale degli insegnanti – non solo italiani – è calpestato, e oggi quando si pensa al lavoro dell’insegnante, si fa spesso una semplice questione di sicurezza e di onore da difendere o si concentra l’attenzione sulla preparazione culturale, titoli di studio, corsi di aggiornamento, senza pensare che ciò che fa veramente un buon docente è la capacità di stabilire relazioni umane positive tra sé e gli alunni. E’ in questo luogo dell’esperienza che si incontrano ostacoli, che nascono tensioni irrisolvibili e conflitti insanabili, che sfociano talvolta in violenze vere e proprie.

In classe la gestione delle personalità di tante persone, imperfette e impregnate di esperienze e sensibilità diverse, non è semplice: i ragazzi non sono docili agnellini da guidare ma necessariamente e “naturalmente” ostili, pigri, provocatori, disinteressati, disobbedienti.

Skuola.net, il noto portale per gli studenti, sul suo forum ospita molte discussioni nelle quali gli adolescenti propongono temi molto seri e appaiono molto più maturi di quanto non crediamo. Qui apprendiamo come il docente non deve essere: non è raro che degli studenti si lamentino dei propri professori, segnalandone anche i comportamenti al Dirigente Scolastico, quando, ad esempio, essi entrano in classe, si siedono e iniziano a leggere il giornale disinteressandosi di ciò intanto fanno gli alunni. Sembrerebbe davvero il sogno proibito di tutti i ragazzi: niente più lezioni, niente più studio. Peccato che non sia così. Anche perché questo tipo di docente – continuano i ragazzi – non insegna niente in classe e dà centinaia di pagine da studiare per casa.

In realtà, per fortuna, la maggior parte degli insegnanti è ben preparata e lavora col supporto delle tecnologie del caso, oltre che con la propria cultura personale conoscendo – e aggiornandosi – sulle tecniche di psicologia, di pedagogia, di sociologia della formazione,

Com’è allora il bravo prof secondo gli studenti? L’ideale è il professore democratico, comprensivo, competente, preparato e capace di suscitare l’interesse della classe nella sua materia, il massimo è quando diventa un vero mentore, che aiuta a costruire l’autostima.

Il difetto maggiore? L’eccessiva distanza dalla classe, rigidità.  l’autoreferenzialità e la poca propensione all’autocritica. I prof meno amati e desiderati sono, dunque, quelli privi di empatia, che non riescono a “sentire” le emozioni degli studenti nei momenti critici.

Ma ai primi posti dei desideri di questi ragazzi c’è il bisogno imparzialità. Non accettano che sul giudizio di un docente possa gravare una qualsiasi forma di preconcetto, o peggio, simpatia/antipatia.

Una sorpresa consiste nella richiesta di serietà-vista come rigore. E – ma non è una sorpresa – dovrebbero essere più simpatici. Difficile poi, in questo caso, stabilire il limite da non superare.

Il rigore? Va bene per le città «problematiche», le banlieues, le periferie degradate.  Nel suo interessante Elogio del ripetente, pubblicato l’anno scorso con Mondadori, lo scrittore e docente Eraldo Affinati sceglie proprio il punto di vista dell’adolescente che ha fallito. «Soltanto lui può aiutarci a capire dove noi adulti abbiamo sbagliato», spiega, seguendo i dettami di Don Milani, secondo cui «La scuola non deve essere un ospedale che vuole curare i sani e respingere i malati».

Il punto è che quando si parla di educazione in pratica, quando si ha a che fare con persone e non macchine, le norme generali valgono poco. E così un insegnante su tre non ha fiducia nemmeno nella propria capacità di mantenere la disciplina in classe.

Invece gli insegnanti hanno la possibilità (privilegio, libertà) di scegliere testi, parole, momenti per operare la magia del  contatto con la bellezza ed il fascino del mondo. Ciò che essi sanno, nel momento in cui lo trasmettono ad altri, è veicolato tramite il proprio io: per questo è impossibile dare una vera e propria oggettività ad una lezione in classe, ad un rapporto docente-alunno. «L’insegnamento è una tradizione che tu comunichi in modo sempre diverso», dice Hannah Arendt.

Niente schemi, dunque, ma più fiducia in se stessi, competenza e serietà.

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