Pubblicato il: 15 ottobre 2017 alle 7:30 am

Così spariranno i posteri di manzoniana memoria L’opinione pubblica del tutto e subito, superficiale e presenzialista, quali “ardue sentenze” affiderà alle generazioni future?

di Giosuè Battaglia.

Roma, 15 Ottobre 2017 – «Ai posteri l’ardua sentenza». Certo è che bisogna rivalutare, non solo il valore a oggi della famosa frase manzoniana, ma anche le varie parole in essa indicate. La prima valutazione va fatta sui “posteri” che non sono quelli rappresentati in un arco temporale lungo, come nella definizione, ma in una generazione molto più vicina agli eventi che si succedono, in una sorta di impeto fiumano che tutto trasporta e che quindi porta con sé in modo rapido ogni valutazione degli avvenimenti, senza dar tregua alle riflessioni.

In questo nostro tempo, non c’è posto né tempo per i posteri, perché non si può rimandare un giudizio alla valutazione postuma dell’avvenimento. Tutto è subitaneo e segue i diversi canali dell’informazione, per cui i giudizi vengono dati immediatamente, lasciando poco a quelli che verranno. L’uomo “postero” avrà ancora meno possibilità, rispetto al presente, di potersi esprimere, perché sarà ancora più veloce e quindi non avrà quella lucidità di pensiero su determinati avvenimenti.

Per lui l’esprimersi sarà difficile in quanto è dotato di una spinta propulsiva all’ennesima potenza, non avrà tempo per riflettere su una situazione creatasi tanto tempo prima di lui. Quindi l’arduo diventerà ancora più arduo, per cui sarà ancora più difficile la valutazione. Infatti l’arduo è un percorso spinoso che presenta diversi ostacoli alla soluzione del tema e per l’interpretazione c’è bisogno di attenta analisi di fatti e di luoghi che hanno determinato l’avvenimento e per far ciò bisogna avere una certa serenità di pensiero e di vita.

Senza tutto questo, non si può emettere sentenza giusta e che sia il risultato dell’attenta valutazione. Già nel nostro tempo, vi è grande difficoltà nell’emettere una sentenza oppure accettare una sentenza, perché sussistono milioni di cavilli che portano il sentenziante a districarsi in mille modi di valutare il caso. Ogni nostro cervello è un tribunale, non solo per i mille pensieri che al giorno d’oggi ci affliggono e che ci confutano le azioni quotidiane, figurarsi se si ha una certa tranquillità nel valutare i tanti avvenimenti che si succedono, i quali vengono sì stimati, ma in un modo così veloce e privo di attenzione tanto sono avvolti dal susseguirsi di altri eventi.

In definitiva, il “postero” avrà tempo di essere tale per valutare «l’ardua sentenza?».

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