Pubblicato il: 15 ottobre 2017 alle 8:30 am

I luoghi e i simboli della scala, prima parte Ancora una tappa del viaggio tra icone e luoghi misconosciuti

di Michele Selvaggio.

Roma, 15 Ottobre 2017 – Riprendiamo il nostro viaggio tra i luoghi misconosciuti dell’Italia partendo, come sempre, da luoghi che racchiudono emblemi utili a suscitare nella mente un significato diverso da quello proprio, evocato comunque attraverso connessioni reali o metaforiche. Questa volta parliamo della scala. Viene definita, nei comuni dizionari, come un termine generico per indicare vari tipi di strutture fisse o mobili, a scalini o a pioli, che consentono alle persone di superare agevolmente un dislivello, salendo o scendendo a piedi. Come struttura fissa, è parte integrante dei fabbricati a vari piani, costituita da una serie di gradini disposti secondo un piano inclinato; può essere continua o intrammezzata da ripiani (pianerottoli), da cui risulta divisa in più capi (o rampe). Esistono scale esterne, interne, principali (in palazzi signorili sono definite scale Regie) o più modestamente assurgono a scale di servizio; sono a rampe, a chiocciola, ripide, erte, comode, agevoli, strette e in tanti altri modi.

Ma focalizziamoci sui significati simbolici dai più popolari a quelli esoterici. Nel lessico popolare (ma largamente citato già in testi antichi: San Bernardino, Pulci, Serdonati, ecc.) il mondo è fatto a scale, chi le scende e chi le sale, allusione alla varietà e mutevolezza delle sorti e delle condizioni umane. Ancora un salire e uno scendere le scale sottende a un conquistare qualcosa che richiede fatica e, quindi, ‘salire’ le scale porta al fiatone, così come perdere nella vita significa ‘ruzzolare’ o ‘cadere’; non solo ma salire le scale di ‘qualcuno’, in senso figurato rappresenta ossequiarlo, eseguirne gli ordini, essere comunque in una posizione di dipendenza: «…Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ’l salir per l’altrui scale…» ci ammonisce il sommo Poeta (Dante); non salirò più queste scale, per indicare il proposito di rompere i rapporti con qualcuno, di smettere di essergli amico.

Negli spazi cittadini le scale ed i gradini sono la congiunzione tra ‘altezze’ diverse e congiungono strade o piazzali, ma soprattutto rendono ‘contigui’ ed ‘accessibili’ posti diversi e apparentemente non congiungibili. Permettono di unire mondi ‘diversi’. Ancora le troviamo nel gergo marinaro (dov’è detta anche scala ‘volante’, ‘a tarozzi’, ‘biscaglina’); nell’alpinismo (dove è allora detta ‘staffa’) ove definisce un sistema di classificazione convenzionale adottato per valutare le difficoltà di un’ascensione e, ancora, come elemento da guerra ad esempio in quella i cui scalini sono costituiti da barre di ferro fissate sul fasciame esterno di unità militari e ci fermiamo qui.

Nel teatro greco antico, la ‘scala di Caronte’ era il meccanismo che serviva agli attori, nella finzione scenica, per discendere sotto terra. Per risalire, sempre in senso figurato: «… Tra Lerice e Turbìa, la più diserta, La più rotta ruina è una scala, Verso di quella, agevole e aperta…» (Dante). Per risalire come mezzo di elevazione spirituale: «…le cose mortali, che son scala al fattor, chi ben l’estima…» (Petrarca), con riferimento a ciò per cui si ascende alla conoscenza di Dio. In araldica, la scala è segno frequente negli scudi, posta in palo, in banda, appoggiata, attraversante, inchiodata, sostenuta, eccetera, e fornisce nome ed emblema a famiglie come i signori Della Scala o Scaligeri. In geologia esiste la scala dei tempi geologici o scala geocronologica. In mineralogia, la durezza dei minerali è misurata secondo la cosiddetta scala di Mohs o di durezza; in sismologia, l’entità dei fenomeni sismici è, attualmente, misurata secondo la scala delle magnitudo o scala di Richter che ha sostituito la scala Mercalli e altre scale empiriche. In meteorologia c’è la scala del vento di Beaufort, in cui l’intensità del vento è classificata in 12 ‘gradi’, corrispondenti a determinate velocità cui sono attribuite denominazioni diverse che vanno dalla ‘calma’ ‘all’uragano’; la scala marina internazionale, o di Douglas, quella che descrive lo stato del mare è graduata da 0 (calmo) a 9 (tempestoso). In colorimetria la scala di Forel è la scala colorimetrica convenzionale per la colorazione delle acque, in particolar modo di quelle lacustri.

Le allegorie riferite alla parola scala sono ancora innumerevoli rappresentandone una metafora continuata. Infatti la troviamo nel giuoco delle carte, in musica a rappresentare la successione ordinata di un certo numero di suoni che dividono l’ottava in altrettante parti; nel disegno e nella cartografia, a significare la riduzione, il rapporto numerico fra le distanze misurate sulla carta e quelle reali, che si esprime con una frazione che ha per numeratore l’unità; in economia sia quando si misura su scala nazionale, che su scala mondiale, con riferimento a ciò che interessa il mondo intero, e quindi ha proporzioni vastissime e considerevole importanza; sempre in Economia ricordiamo la ‘Scala Mobile’, espressione  (sliding scale, échelle mobile) usata con più accezioni.

In fisica è la parte degli strumenti di misurazione sulla quale si effettua la lettura dei valori della grandezza da misurare; oltre che la rappresentazione grafica degli andamenti delle grandezze fisiche e  la graduazione del sistema di coordinate.

Concludiamo, per poi parlare dei ‘significati esoterici’ nella seconda parte e dei Luoghi ‘con le scale’ nella terza parte, ricordando l’uso linguistico portuale: Porto, scalo, luogo di sbarco (anche scala franca): «…diverse città commercianti, da noi dette le scale del Levante…» (P. Verri); fare scala, lo stesso che fare scalo, ossia prendere porto: «…Né scala in Inghelterra né in Irlanda Mai lasciò far, né sul contrario lito…» (Ariosto).

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