Pubblicato il: 16 ottobre 2017 alle 8:08 am

Cicloturismo, l’Italia ancora indietro rispetto al resto d’Europa Non bastano piste ciclabili, va pensata la bici nel contesto urbano. Il dato emerso dal salone del turismo di Rimini

di Fabrizio Morlacchi.

Rimini, 16 Ottobre 2017 – Se c’è un Paese dove la cultura per il cicloturismo è ben radicata quello è l’Austria. Vi sono migliaia di chilometri di piste ciclabili m non solo, in quanto molti alberghi offrono un’accoglienza pensata per i ciclisti: dalla custodia delle bici durante la notte, a volte con la possibilità di fare della manutenzione di emergenza, ai menu studiati per chi dovrà bruciare calorie pedalando.

Famosa è l’attenzione che l’Olanda riserva alle bici: le piste ciclabili olandesi (oltre 32mila chilometri di percorso) sono spesso un vero e proprio mondo a parte rispetto alle strade per automobili che corrono parallele. Ma anche Paesi arrivati più tardi e con diversa programmazione al cicloturismo, stanno basando importanti fette dell’offerta turistica su percorsi e itinerari pensati per le due ruote. Si pensi, ad esempio, alla Spagna che può contare su 1800 chilometri di piste ciclabili e pedonali, per 101 itinerari, dai Paesi Baschi all’Andalusia, da La Coruna a Barcellona: sono le Vias Verdes, vecchi tracciati ferroviari caduti in disuso e poi riconvertiti al turismo outdoor.



In Europa, più in generale, c’è un bellissimo progetto che consiste in una vera e propria mappatura di tutti i percorsi (ciclovie) più interessanti ed appaganti per viaggiare in bicicletta sul territorio europeo. EuroVelo: oltre 70mila chilometri da Nord a Sud, da Est ad Ovest, attraverso le nazioni d’Europa spesso tagliate da percorsi pensati per la bici.

L’Italia, anche se in ritardo e con scarsa programmazione, si sta avvicinando a questo concetto di turismo assolutamente rispettoso del paesaggio e della natura. Al recente salone dedicato al turismo di Rimini, Ttg, tra gli altri appuntamenti c’è stata la presentazione della nuova collana ‘Turismo in Bicicletta in Italia’ della Casa Editrice Polaris e dell’indagine, in anteprima nazionale, sul settore del cicloturismo in Italia elaborata dall’Istituto Indagini Opinioni Influenti e Irc.

L’indagine ha rilevato come le piste ciclabili siano importanti, ma come assuma un ruolo fondamentale il pensiero globale sulla mobilità su due ruote, ovvero la possibilità di attività all’aria aperta in uno scenario naturale.

Oltre il 50% (campione di circa 1200 appassionati della mobilità sostenibile e frequent bike travellers) ha dichiarato di non essere completamente favorevole alla corsa delle amministrazioni locali a dotarsi a tutti i costi di una pista ciclabile se inserita in un contesto urbano dove non sia stato attuato un piano complessivo di traffico, di riduzione dell’inquinamento atmosferico ed intermodalità dei trasporti. Che è, poi, quello che invece sta adendo in Italia negli ultimi anni, a discapito non solo di aree pregiate dal punto di vista naturalistico ma anche della corretta gestione del traffico su due ruote e, non ultimo, delle finanze pubbliche.

Nonostante la crescita esponenziale del fenomeno bicicletta che oggi ne conta oltre 2,5 milioni in Italia, il campione intervistato lamenta (52%) l’assenza e/o scarsa segnaletica dedicata alla mobilità sulle due ruote. Alla domanda come scegli la tua destinazione di viaggio? Il 62% del campione ha risposto che attinge informazione dal web e dai siti dedicati ma solo per raccogliere una prima suggestione. La preparazione al viaggio viene completata con la consultazione di guide dedicate al cicloturismo (21%). In testa alla classifica delle regioni più gettonate resta il Trentino Alto Adige (24%) seguito Toscana (13,10%), Veneto (8,90%) e Umbria (7,40%).



Insomma nel Paese bisognerà lavorare ancora molto in quanto a mentalità e conseguente progettualità cicloturistica; soprattutto bisognerà evitare di realizzare finti o inutili percorsi ciclabili che non spuntano da nessuna parte o, peggio ancora, confluiscono nella viabilità ordinaria, in mezzo a autovetture e camion.

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