Pubblicato il: 17 ottobre 2017 alle 12:00 pm

Palermo e ‘Le vie dei tesori’, tra incanto e indecenza La città che ti incanta e ti tradisce. Il racconto di nonno Caluariu e il turista che chiede «Why?»

di Arcangela Saverino.

Palermo, 17 Ottobre 2017- Palermo è ricca di tesori. Lo sanno bene i palermitani che, per omaggiare la fastosità di questa splendida città, culla della cultura mediterranea, ogni anno le dedicano un festival, “Le vie tesori”. Da fine settembre a fine ottobre, ogni weekend, la città si mostra agli occhi di migliaia di visitatori, come una donna che si presenta nuda agli occhi di un uomo innamorato. Lei che con la sua bellezza sfrontata commuove e sconvolge l’anima. Panormus , così la chiamavano gli antichi Greci, è la culla dell’arte arabo-normanna. I suoi tesori sono la testimonianza della ospitalità che da sempre la contraddistingue.

Lungo le vie dei tesori trovi i palermitani che raccontano la storia della città. C’è nonno Caluariu che parla al suo nipotino: «Veni cà, ti cuntu a storia ri Palermu. Cosa fa la nonna Rosalia ogni volta che ti vede arrivare?». «Allarga le braccia per stringermi forte, nonno». «Ecco, Palermo è come la nonna. Lei ha sempre accolto tutti con un abbraccio. Arabi, greci, romani, normanni. Tutti sono stati accolti e tutti hanno lasciato i loro immensi tesori qui». La Palermo multiculturale e aperta al mondo è una città tutta da scoprire. Lo racconta lo stupore dei tanti turisti che animano il centro storico ogni fine settimana per un lungo mese, ma lo raccontano anche gli occhi dei cittadini che, come qualsiasi persona innamorata, perdonano tutto al proprio amore. Perché lei ti ammalia con i suoi tesori. Lei ti incanta, ti fa perdere la testa tra gli imponenti monumenti che la abbelliscono, come i suoi edifici particolari e caratteristici che testimoniano la dominazione araba e poi quella normanna. Palermo è bella come solo una donna sa essere quando vuole conquistare il cuore di un uomo: i mosaici, come gioielli preziosi, arricchiscono la Cattedrale e la Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni.

Palermo è passionale, lo dicono le tre cupole rosse e orientaleggianti della chiesa San Cataldo. E’ affascinante, soprattutto di sera e te ne accorgi salendo sui tetti della Cattedrale o della Chiesa di Santa Caterina o, ancora, sui tetti della Torre di San Nicolò, a Ballarò. Da lassù sembra avvolta in un’aura di mistero. Perché Palermo è sì bella ed affascinante, ma all’improvviso può preannunciare i sintomi della sua malattia. Perché è la città delle contraddizioni, così splendida e modesta, fastosa e miserabile.

Ai turisti può anche provare a nascondere la sua sofferenza, ma i palermitani lo sanno bene. Conoscono l’esasperazione a cui può portare. Basta abbandonare le vie dei tesori per scoprire un’altra Palermo, quella capace di procurarti una fitta al cuore. Perché puoi provare solo rabbia e dispiacere se, voltando l’angolo di una delle tantissime strade in cui si snoda, trovi uno scenario desolante fatto di brutture, di degrado. Di rifiuti sparsi per la strada, di cattivi odori e cibi in stato di decomposizione. E’ una dolorosa sensazione di tradimento se nel piccolo parco giochi di via Belgio, nel cuore di un quartiere residenziale della città, noti degli innocenti bambini che giocano tra  cumuli di spazzatura e cestini stracolmi. Mia cara Palermo, così dimostri di essere cattiva mamma per i tuoi figli, che rischiano di crescere con l’idea che tutto questo degrado sia la normalità.

E basta cambiare scenario per poter scattare altre istantanee che immortalano l’anima più intima e fragile di Palermo. Un’anima sporca, con strade mai spazzate. Un’anima impura, con la fogna che salta alla minima pioggia e invade le strade di liquami.

Così hai l’impressione di vivere in due Palermo irriducibili in cui la bellezza si mescola con la munizza, la spazzatura. E se un attimo prima il suo splendore ti ha tramortito, adesso gridi «Questa è la città più brutta del mondo!».

«Why?» chiede il turista inglese davanti a questo sfacelo. Perché? Perché Palermo è stuprata da cattivi amministratori che, puntualmente, illudono di trasformarla in un paradiso. Perché Palermo è abitata da cittadini che, come bravi credenti, mantengono la fede e la speranza che questo miracolo venga compiuto dal santo amministratore di turno, salvo poi scoprire che resta un inferno in cui non puoi fare altro che chiederti quali sono le colpe da espiare.

Ma Palermo è Palermo e, alla fine, a lei perdoni tutto.

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