Pubblicato il: 17 ottobre 2017 alle 7:30 am

Studiare le estinzioni di massa per salvare la biodiversità La comprensione aiuterà gli sforzi della conservazione contemporanea per il miglioramento delle prospettive future

di Teresa Terracciano.

Roma, 17 Ottobre 2017- Due dei cinque eventi di estinzione di massa della Terra – in cui più della metà delle specie sono morte – hanno portato alla sopravvivenza di un basso numero di specie che diffondevano la loro identità in tutto il mondo, quando la Terra ha recuperato da questi drammatici sconvolgimenti. I risultati della ricerca potrebbero far luce sui moderni tassi di estinzione e su come le comunità biologiche possono cambiare in futuro.

David J. Button, un ricercatore post-dottorale del North Carolina Museum of Natural Sciences e i suoi colleghi, hanno esaminato i registri fossili di quasi 900 specie vertebrate che risalgono tra 260 e 175 milioni di anni fa, dal tardo Permiano al periodo triassico e all’inizio del periodo giurassico. Durante questo periodo si sono verificati due eventi di estinzione di massa. Button afferma che modelli simili che si verificano dopo due estinzioni di massa implicano che altri eventi di estinzione possono avere gli stessi risultati, inclusa la perdita della biodiversità attuale.

«Le estinzioni di massa non solo riducono la diversità animale, ma hanno influenzato la distribuzione di ecosistemi o biogeografia», ha dichiarato Button. «Poiché le specie sono eliminate attraverso l’estinzione, le loro nicchie ecologiche sono lasciate libere. Queste nicchie sono occupate da altre specie sopravvissute e adattate al cambiamento ambientale, le quali si sono diffuse e hanno dominato per un certo periodo di tempo».

Una di queste specie fu, ad esempio, il Lystrosaurus, un erbivoro connesso alla famiglia dei mammiferi che aveva zanne adatte a scavare nella materia vegetale, il loro aspetto ricorda la massa fisica del maiale.

L’evento tardo-permiano, che si è verificato circa 252 milioni di anni fa, ha permesso l’evolversi di nuovi gruppi, tra cui i primi dinosauri, coccodrilli e parenti di mammiferi e lucertole, ha dichiarato Button. L’evento tardo-triassico, verificatosi intorno a 201 milioni di anni fa, ha spazzato via molti gruppi importanti, spianando la strada allo sviluppo di diversi gruppi di dinosauri.

«L’evento tardo-permiano ha causato l’estinzione del 90 per cento della vita marina e il 70 per cento dei vertebrati terrestri, probabilmente a causa del cambiamento climatico originato da un vulcanismo iperattivo, quando i vulcani eruttavano lava di basalto emettendo gas nell’atmosfera, causando un massiccio aumento di anidride carbonica seguito da un grave riscaldamento che ha portato alla desertificazione».

Ma non solo. «Le estinzioni di massa sono state catastrofi globali che hanno radicalmente modificato gli ecosistemi», ha dichiarato Richard Butler, professore di paleobiologia presso l’Università di Birmingham e co-autore dello studio. «Le nostre nuove analisi forniscono dati cruciali che mostrano quanto profondamente questi eventi cataclismici hanno cambiato e influenzato la distribuzione animale».

«Il registro fossile ha il potenziale per testare le ipotesi evolutive in tempi lunghi, ciò non sarebbe possibile se la ricerca evoluzionistica fosse limitata a piante e animali viventi», ha affermato Martín Ezcurra, ricercatore presso il Museo Argentino de Ciencias Naturales e co-autore della pubblicazione.

«Identificare i modelli sviluppatisi dagli eventi di estinzione di massa nel registro fossile può aiutare i ricercatori a fare previsioni sulle conseguenze della perdita di biodiversità attuale, la comprensione di queste antiche crisi aiuterà gli sforzi della conservazione contemporanea per il miglioramento delle prospettive future» conclude Button.

Fonte per approfondimenti: David J. Button, Graeme T. Lloyd, Martín D. Ezcurra, Richard J. Butler. Mass extinctions drove increased global faunal cosmopolitanism on the supercontinent Pangaea. Nature Communications, 2017; 8 (1) DOI: 10.1038/s41467-017-00827-7

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